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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Progressione stipendio docenti: sì anche ai supplenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31511/2023, ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, confermando il diritto alla progressione di stipendio per i docenti supplenti, basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte ha stabilito che la mancanza del titolo di abilitazione non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento economico rispetto al personale di ruolo, poiché le mansioni svolte sono identiche. Questa decisione riafferma il principio di non discriminazione dei lavoratori a tempo determinato sancito dalla normativa europea.
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Capitalizzazione pensione: il coniuge può decidere da solo?
Una vedova ha contestato la decisione del defunto marito di optare per la capitalizzazione di parte della sua pensione, che ha comportato una riduzione della sua pensione di reversibilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la facoltà di capitalizzazione è un diritto strettamente personale del pensionato e non richiede il consenso del coniuge, poiché la pensione non costituisce un bene familiare.
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Opposizione a cartella esattoriale: l’onere della prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda agricola contro una cartella esattoriale dell'INPS per contributi omessi. La sentenza chiarisce che nell'opposizione a cartella esattoriale, l'onere di provare il diritto a sgravi contributivi spetta al datore di lavoro. Inoltre, un verbale ispettivo dell'ente previdenziale è un atto idoneo a interrompere la prescrizione del credito.
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Trasferimento personale comandato: non è automatico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30978/2023, chiarisce che il superamento del limite massimo di durata del comando non comporta un diritto automatico al trasferimento del personale comandato presso l'ente utilizzatore. La mobilità tra amministrazioni pubbliche resta una facoltà e non un obbligo, subordinata a precise condizioni normative. Un eventuale prolungamento illegittimo del comando può, al più, fondare una richiesta di risarcimento del danno, ma non il diritto all'inquadramento definitivo.
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Anzianità docenti precari: sì alla parità retributiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30937/2023, ha stabilito che ai fini della progressione stipendiale, non vi è differenza tra il servizio svolto da docenti di ruolo e quello svolto da supplenti. Il principio di non discriminazione impone il pieno riconoscimento dell'anzianità dei docenti precari, anche se privi del titolo di abilitazione o impiegati per supplenze brevi. La Corte ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, confermando che la diversità di trattamento non è giustificata, poiché la mansione svolta è sostanzialmente identica.
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Cessazione materia del contendere: effetti sul giudizio
Un ex dipendente pubblico contesta le trattenute sullo stipendio effettuate dall'ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti raggiungono un accordo. La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficaci le sentenze precedenti e chiudendo il caso sulla base della volontà delle parti.
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Cessazione materia contendere e accordo tra le parti
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in una disputa tra professionisti e un ente previdenziale, a seguito di un accordo di conciliazione. L'ordinanza chiarisce che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti sostituisce le precedenti decisioni giudiziarie.
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Licenziamento giusta causa: termini e proporzionalità
Un dirigente pubblico, presidente di una commissione di gara, è stato oggetto di licenziamento per giusta causa per aver fornito a un'azienda partecipante documenti alterati e aver falsificato delle firme. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il licenziamento. La Corte ha chiarito che il termine per l'azione disciplinare decorre da quando l'ente ha una notizia dell'infrazione completa e dettagliata, non dalla prima segnalazione generica. Ha inoltre ribadito la competenza del giudice nel valutare la proporzionalità della sanzione.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un lavoratore ha richiesto differenze retributive per mansioni superiori. La società ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito delle riforme dal 2012, il rapporto di lavoro non è più considerato stabile. Pertanto, la prescrizione dei crediti lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto, per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. Il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30193/2023, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro, come le differenze retributive, non decorre in costanza di rapporto. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, il lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale, pertanto il termine di prescrizione inizia a correre solo dalla cessazione del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. La Corte ha così rigettato il ricorso di un'azienda, confermando il diritto di un dipendente a ricevere le differenze retributive maturate dal 2007.
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Retribuzione di risultato: ricorso inammissibile
Una ex dirigente pubblica ha citato in giudizio un Ente Locale per ottenere la retribuzione di risultato per un'annualità in cui non le erano stati assegnati obiettivi specifici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione ma sanzionando i vizi procedurali dell'impugnazione. La decisione sottolinea l'importanza di formulare i motivi di ricorso in modo specifico e pertinente alla decisione impugnata.
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Termini impugnazione rito Fornero: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha impugnato il proprio licenziamento. Il processo si è svolto con il rito Fornero e l'appello è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i termini di impugnazione del rito Fornero (30 giorni) devono essere rispettati anche se il rito è stato applicato erroneamente, in virtù del principio dell'ultrattività del rito.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in primo grado il riconoscimento dell'illegittimità dei suoi contratti a termine e un risarcimento, vedeva parzialmente riformata la sentenza in appello. Proponeva quindi ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, la stessa ricorrente dichiarava la sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto di tale dichiarazione, ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che in questi casi non si applica la sanzione del pagamento di un ulteriore contributo unificato, poiché l'inammissibilità non è originaria ma derivata da un evento successivo.
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Terzo elemento: quando spetta dopo la cessione
Una società di trasporti ha impugnato una decisione che la obbligava a corrispondere il "terzo elemento" retributivo a due dipendenti trasferiti da un'altra azienda. Sebbene un accordo collettivo avesse soppresso tale voce per i nuovi assunti, i lavoratori avevano ottenuto una precedente sentenza irrevocabile che ne riconosceva il diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in virtù della cessione del contratto, il nuovo datore di lavoro è vincolato dalla sentenza precedente. Il diritto al terzo elemento viene quindi conservato. La Corte ha anche ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Graduazione funzioni dirigenziali: risarcimento danni
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'Azienda Sanitaria a risarcire il danno a una sua dirigente per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. Tale inadempimento ha impedito alla lavoratrice di percepire la parte variabile della retribuzione, configurando un danno da perdita di chance. La Corte ha stabilito che le difficoltà interne dell'ente non costituiscono una scusante e che il danno può essere liquidato in via equitativa dal giudice.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società di navigazione contro la condanna al risarcimento del danno per mancata reintegra di un lavoratore. La decisione si fonda sul principio della cosiddetta "doppia conforme": quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sulle medesime ragioni di fatto, il ricorso in Cassazione per vizi di motivazione è precluso.
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Lavoro subordinato amministratore: la Cassazione
Una società cooperativa è stata condannata a versare contributi per tre amministratori. La Cassazione ha confermato la qualifica del rapporto come lavoro subordinato amministratore, in quanto il loro apporto non era solo gestorio ma una vera prestazione lavorativa inserita nel ciclo produttivo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per l'applicazione del principio della "doppia conforme".
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Associazione in partecipazione fittizia: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riqualifica i contratti di associazione in partecipazione di alcuni venditori come rapporti di lavoro subordinato. La Corte sottolinea che, per distinguere le due figure, è necessario valutare le concrete modalità di svolgimento della prestazione e non solo il nomen iuris del contratto. La mancanza di un reale rischio d'impresa per l'associato e la presenza di indici di subordinazione hanno portato al rigetto del ricorso di una nota società di arredamento, condannata al versamento dei contributi previdenziali omessi.
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Domanda riconvenzionale: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17778/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva presentato una domanda riconvenzionale contro un ex dipendente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso per carenze procedurali, tra cui la modifica della domanda in appello e la genericità delle censure. La decisione sottolinea l'importanza di formulare le pretese in modo chiaro e coerente fin dal primo grado di giudizio, confermando il rigetto della domanda riconvenzionale già deciso nei gradi di merito.
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Assegno ad personam: quali voci nel calcolo?
Un gruppo di dipendenti, trasferiti da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha contestato il calcolo del proprio assegno ad personam, chiedendo l'inclusione di varie voci retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che, in base alla normativa speciale applicabile, solo le componenti fisse e continuative della retribuzione concorrono a formare l'assegno, escludendo premi di produttività, contributi previdenziali e fringe benefit.
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