LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 10 di 36

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Retribuzione variabile: no aumento senza pesatura
Un dirigente medico ha richiesto un aumento della sua retribuzione variabile a seguito dell'accorpamento di diverse unità operative sotto la sua direzione. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che un incremento della retribuzione variabile non è automatico ma richiede un'esplicita e formale valutazione (pesatura) della nuova posizione da parte dell'Azienda Sanitaria. Poiché non è stato provato un reale aggravio di lavoro, ma una semplice riorganizzazione, è stata respinta anche la domanda per indebito arricchimento.
Continua »
Ruolo provvisorio ad esaurimento: vale per la carriera?
Un lavoratore inserito in un "ruolo provvisorio ad esaurimento" presso un Ministero è stato escluso da una selezione per la progressione di carriera, riservata al personale di ruolo. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione, stabilendo che lo status temporaneo del lavoratore non era equiparabile a quello di dipendente di ruolo, requisito necessario per la partecipazione. La sentenza chiarisce la natura transitoria di tale inquadramento, finalizzato solo alla ricollocazione del personale.
Continua »
Trattenuta sulla pensione: i limiti per l’INPS
Un pensionato ha contestato una trattenuta sulla pensione operata dall'ente previdenziale per recuperare somme versate indebitamente. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'ente, specificando che può recuperare il credito tramite una trattenuta diretta fino a un quinto dell'importo pensionistico, a condizione che sia sempre garantito il trattamento minimo. Questa procedura, secondo la Corte, è diversa e più favorevole per l'ente rispetto al pignoramento ordinario.
Continua »
Riposo compensativo: spetta l’indennità post turno?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni infermieri a ricevere l'indennità di turno per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. La Corte ha chiarito che tale giorno si qualifica come **riposo compensativo** perché serve a recuperare lo stress psico-fisico della prestazione gravosa, indipendentemente dal superamento del monte ore settimanale. L'appello dell'azienda sanitaria, che lo considerava un normale giorno non lavorato, è stato respinto.
Continua »
Proroga contratto a termine: quando è rinnovo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26153/2024, ha stabilito che la modifica sostanziale delle condizioni di un contratto a termine, come il passaggio da part-time a full-time, non costituisce una semplice proroga contratto a termine, ma un rinnovo. In assenza delle causali richieste dalla legge per il rinnovo, il contratto si trasforma a tempo indeterminato. La Corte ha così confermato la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato illegittimo il termine e il successivo licenziamento del lavoratore.
Continua »
Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
Continua »
Successione enti pubblici: chi paga i vecchi debiti?
La Cassazione ha negato la successione enti pubblici in un caso di rapporto di lavoro. Una lavoratrice, assunta da una USL poi soppressa, ha citato la nuova Azienda Sanitaria, ma la sua domanda è stata rigettata. La Corte ha stabilito che la presenza di una gestione liquidatoria per i debiti della vecchia entità esclude un subentro automatico nei rapporti pregressi, confermando il difetto di legittimazione passiva della nuova Azienda.
Continua »
Ferie non godute: onere della prova del datore
Un dipendente pubblico, al momento del pensionamento, ha richiesto il pagamento di una cospicua indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze precedenti. È stato stabilito che il datore di lavoro non è tenuto a pagare se dimostra di aver adeguatamente informato il lavoratore, invitandolo a fruire delle ferie e avvisandolo della loro perdita in caso di mancato godimento. In questo caso, l'azienda ha soddisfatto tale onere probatorio.
Continua »
Improcedibilità ricorso: il deposito tardivo lo annulla
Una dipendente pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro un Comune per una posizione apicale. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso senza esaminarne il merito, poiché l'atto è stato depositato oltre il termine perentorio di legge, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
Continua »
Onere probatorio e perdita di chance: guida pratica
Un funzionario pubblico ha impugnato una procedura di selezione interna, lamentando irregolarità e chiedendo un risarcimento per la perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non ha adempiuto al suo onere probatorio. Non è sufficiente denunciare vizi procedurali, ma è necessario dimostrare, tramite un'analisi comparativa, di avere avuto concrete probabilità di ottenere l'incarico rispetto ai candidati vincitori.
Continua »
Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
Continua »
Condanna generica: la Cassazione chiarisce i limiti
Un dipendente pubblico, trasferito a un'altra amministrazione, ha agito in giudizio per ottenere il ricalcolo della retribuzione, tenendo conto dell'anzianità maturata in precedenza. La Corte d'Appello aveva emesso una condanna generica, riconoscendo il diritto del lavoratore ma senza quantificare le somme dovute. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che quando l'attore richiede una somma specifica, il giudice non può limitarsi a una condanna generica, ma deve decidere anche sul 'quantum', accogliendo o rigettando la domanda di liquidazione.
Continua »
Mansioni superiori: la nomina formale non basta
Un dipendente pubblico ha agito in giudizio per ottenere le differenze retributive dovute allo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo centrale della decisione risiede nel fatto che il lavoratore non ha fornito una descrizione specifica e dettagliata dei compiti effettivamente svolti, prova indispensabile per dimostrare la natura superiore delle mansioni. La sola nomina formale a un incarico non è stata ritenuta sufficiente per fondare il diritto alla maggiore retribuzione.
Continua »
Condanna generica: quando il giudice deve quantificare
Un dipendente pubblico, trasferito ad un nuovo ente, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità. La Corte d'Appello, pur riconoscendo il suo diritto, ha emesso una condanna generica, senza specificare l'importo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: se l'attore richiede una somma di denaro determinata, il giudice non può limitarsi a una condanna generica, ma deve decidere anche sul 'quantum', ovvero quantificare l'importo esatto, accogliendo o respingendo la domanda.
Continua »
Condanna generica e retribuzione: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, trasferito tra due enti, ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per differenze retributive legate al mancato riconoscimento di una voce salariale maturata in precedenza. La Corte d'Appello aveva emesso una condanna generica, riconoscendo il diritto del lavoratore ma senza quantificare l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a fronte di una domanda per una somma specifica, il giudice non può limitarsi a una condanna generica ma deve pronunciarsi anche sul 'quantum debeatur', ovvero sull'importo esatto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la corretta liquidazione delle somme.
Continua »
Disparità di trattamento: scatti di anzianità negati
Una Azienda Sanitaria Locale negava a una dipendente gli scatti di anzianità maturati, adducendo la pregressa precarietà del rapporto. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto della lavoratrice, ravvisando una ingiustificata disparità di trattamento rispetto ad altri colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda. La Suprema Corte ha stabilito che l'appello era viziato, poiché non contestava la ragione fondamentale della sentenza d'appello, ovvero la violazione del principio di parità di trattamento.
Continua »
Indennità chilometrica: si applica il CCNL privato?
Un operaio forestale di un'agenzia pubblica ha richiesto il pagamento di un'indennità chilometrica basata sul CCNL del settore privato. L'ente si è opposto, contestando la propria responsabilità e l'applicabilità di tale contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando il diritto del lavoratore all'indennità. La sentenza stabilisce che, in settori specifici come quello idraulico-forestale, è legittima l'applicazione di contratti collettivi privati anche per i dipendenti pubblici, soprattutto se prevista da una legge regionale e da una scelta esplicita del lavoratore.
Continua »
Decadenza Fondo Garanzia: quando scade il termine?
Una lavoratrice ha perso il diritto a ricevere le ultime tre mensilità dal Fondo di Garanzia INPS perché ha avviato la causa oltre il termine di un anno. La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza, chiarendo che il termine annuale per l'azione giudiziaria decorre dalla scadenza dei 90 giorni previsti per la decisione sul ricorso amministrativo, e non da altri termini. Il caso sottolinea l'importanza di rispettare le scadenze procedurali per la tutela dei propri diritti.
Continua »
Interpretazione accordi sindacali: il ruolo del merito
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società di trasporti in materia di inquadramento professionale dei dipendenti a seguito di una fusione. La Corte ribadisce che l'interpretazione degli accordi sindacali è un'indagine di fatto riservata al giudice di merito. L'azienda sosteneva che dovesse valere l'anzianità totale, mentre i giudici di merito, con decisione confermata, hanno ritenuto corretto basarsi sull'anzianità maturata nella mansione specifica, come previsto dalla corretta interpretazione degli accordi sindacali applicabili.
Continua »
Contestazione disciplinare: limiti e reintegra
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un licenziamento per assenza ingiustificata. Poiché la contestazione disciplinare iniziale non menzionava l'insubordinazione e il codice aziendale prevedeva una sanzione conservativa per il fatto provato (assenza di due ore), il licenziamento è stato ritenuto illegittimo, con conseguente ordine di reintegrazione della lavoratrice.
Continua »