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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2026

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Onere della prova: come evitare un ricorso inammissibile
Una lavoratrice ricorre in Cassazione per il ricalcolo di un credito lavorativo, ma il ricorso è dichiarato inammissibile. La Corte sottolinea che l'onere della prova del credito spetta a chi lo avanza e critica la mancata dimostrazione di un fatto decisivo che sarebbe stato omesso dal giudice di merito.
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Recesso ad nutum: il Comune può recedere dal contratto?
Una società ottiene in comodato un capannone da un Comune e vi realizza migliorie. L'ente locale esercita il recesso ad nutum previsto dal contratto. La società si oppone, invocando il legittimo affidamento e l'abuso del diritto. La Corte di Cassazione conferma la validità del recesso, sottolineando che la chiara previsione contrattuale prevale, rendendo incerta la durata del godimento del bene sin dall'inizio e giustificando l'azione del Comune, motivata anche dalla necessità di sanare un'illegittimità.
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Motivazione cartella di pagamento: i requisiti
Un contribuente ha contestato una cartella di pagamento per omesso versamento di imposte, lamentando la mancata indicazione dei criteri di calcolo per interessi e sanzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Fiscale, stabilendo che in caso di controllo automatizzato delle dichiarazioni, la motivazione della cartella di pagamento è adeguata se contiene il riferimento alla dichiarazione del contribuente e alle norme di legge applicate. Non è necessario un dettaglio del calcolo, poiché il contribuente possiede già gli elementi per verificare la pretesa.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex socio di una società cancellata, confermando la sua responsabilità per i debiti tributari. La sentenza chiarisce che l'estinzione della società innesca un fenomeno successorio, trasferendo le obbligazioni ai soci. Questa responsabilità sussiste indipendentemente dalla percezione di somme in fase di liquidazione. Viene inoltre ribadito che una sentenza penale di assoluzione non ha efficacia automatica nel processo tributario se non prodotta ritualmente e se non riguarda gli 'stessi fatti'. La Corte ha sottolineato la piena legittimità dell'azione dell'Agenzia Fiscale volta a ottenere un titolo esecutivo nei confronti degli ex soci.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha risolto il dubbio sulla competenza territoriale per le sanzioni derivanti da un visto di conformità infedele. La Corte ha stabilito che l'organo competente non è l'ufficio delle Entrate del domicilio del contribuente, ma la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista (RAF) che ha commesso l'irregolarità. La decisione si fonda sulla natura speciale della norma che regola la materia, la quale prevale sulle regole generali di competenza.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla?
Una società, accusata di frode fiscale, ha impugnato una sentenza sostenendo che avesse una motivazione apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la motivazione era logica e comprensibile. La decisione sottolinea che un semplice disaccordo con la valutazione delle prove del giudice non integra il vizio di motivazione apparente e ha condannato la società a pesanti sanzioni per abuso del processo.
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Ricorso per cassazione: limiti alla valutazione prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un professionista che contestava la ricostruzione dei pagamenti effettuata dalla corte d'appello. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti o delle prove, ma solo per denunciare violazioni di legge o vizi di motivazione estremamente gravi, confermando l'inammissibilità di censure che mirano a una revisione del merito della causa.
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Trascrizione immobile: limiti dell’azione revocatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di revoca di una donazione, che fa riferimento solo alla prima trascrizione immobile errata, non può estendere i suoi effetti alla successiva nota di rettifica. Secondo la Corte, il creditore avrebbe dovuto correggere la propria domanda giudiziale per includere anche la seconda trascrizione. La decisione sottolinea il rigido formalismo della pubblicità immobiliare, dove la precisione della nota di trascrizione è essenziale per l'opponibilità dell'atto ai terzi.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tributario. A seguito dell'annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento da parte dell'Amministrazione Finanziaria durante il giudizio di legittimità, viene meno l'interesse delle parti a proseguire la causa. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali, valorizzando il comportamento leale dell'ente impositore.
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Usucapione coltivazione terreno: non basta per provare
Un soggetto chiedeva di essere dichiarato proprietario per usucapione di un terreno, sostenendo di averlo coltivato per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la semplice coltivazione del terreno e il pascolo non sono sufficienti a dimostrare un possesso valido per l'usucapione, poiché tali attività non escludono che possano essere avvenute per mera tolleranza del proprietario. L'onere della prova di un possesso uti dominus, ovvero con l'animo del proprietario, ricade su chi invoca l'usucapione.
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Visto di conformità: competenza ufficio per sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1539/2026, ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza territoriale in caso di visto di conformità infedele. Un professionista con domicilio fiscale a Roma aveva apposto un visto errato sulla dichiarazione di un contribuente residente a Brescia. L'ufficio di Brescia aveva irrogato la sanzione, ma la Corte ha confermato la nullità dell'atto. La competenza esclusiva per contestare le irregolarità del visto di conformità e irrogare le relative sanzioni spetta alla Direzione Regionale dell'Amministrazione Finanziaria del luogo in cui il professionista ha il proprio domicilio fiscale, e non a quella del contribuente.
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Responsabilità del custode: caduta su pavimento bagnato
Una cliente cadeva sul pavimento bagnato all'esterno di un panificio. La Cassazione ha escluso la responsabilità del custode, attribuendo la colpa esclusiva alla condotta imprudente della danneggiata. La Corte ha stabilito che un pericolo palese e prevedibile, come un pavimento bagnato dalla pioggia, impone alla vittima un dovere di maggiore attenzione, la cui omissione interrompe il nesso causale con la cosa in custodia.
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Danno da perdita parentale: no a nuove tabelle in Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce un principio chiave sul risarcimento del danno da perdita parentale. La richiesta di applicare tabelle di liquidazione del danno diverse da quelle contestate in appello (es. passare dal sistema 'a forbice' a quello 'a punti') costituisce una domanda nuova e, pertanto, è inammissibile in sede di legittimità. Nel caso specifico, la richiesta di risarcimento della vedova è stata respinta poiché aveva già ricevuto un indennizzo superiore al danno accertato da un fondo di garanzia in un precedente giudizio, evitando così un'indebita locupletazione.
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Appello inammissibile: il ricorso basato su un non-motivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune condannato a risarcire i danni da allagamento causati da opere pubbliche. L'appello è stato ritenuto inammissibile perché i motivi erano generici, si limitavano a criticare le conclusioni del perito senza formulare censure specifiche e riproponevano questioni già coperte da giudicato, come la giurisdizione. La Corte ha ribadito che un ricorso non può essere una mera contestazione dei fatti accertati nei gradi precedenti.
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Credito ereditario e transazione: che succede?
Un co-erede intenta causa contro un comune per un risarcimento danni legato a un sinistro occorso alla defunta madre. L'altro co-erede decide di accordarsi separatamente con l'ente. La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso del primo erede, chiarisce un punto fondamentale: a differenza dei debiti, il credito ereditario non si divide automaticamente ma cade in comunione. Pertanto, ciascun erede può agire per la propria quota o per l'intero, e la transazione di uno non impedisce agli altri di proseguire l'azione legale per la propria parte. La Suprema Corte ha ritenuto che la transazione fosse valida e che ciascun erede fosse libero di scegliere la propria strategia processuale.
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Preclusione da giudicato: quando è tardi contestare
Un debitore si oppone a un pignoramento immobiliare, sostenendo che il titolo esecutivo (una provvisionale penale) sia stato annullato da una successiva sentenza di assoluzione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la questione era già stata decisa in precedenti fasi del processo, creando una preclusione da giudicato che impedisce un nuovo esame. La Corte chiarisce inoltre la differenza tra i rimedi per contestare i vizi formali del pignoramento e quelli per contestare il diritto del creditore a procedere.
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Conversione del pignoramento: il termine è perentorio
Una debitrice presentava istanza di conversione del pignoramento sulla sua abitazione principale dopo l'emissione dell'ordinanza di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine previsto dalla legge per la richiesta di conversione del pignoramento è perentorio e non viola i principi costituzionali. La decisione bilancia il diritto del creditore a ottenere soddisfazione e la necessità di garantire la stabilità e la credibilità delle procedure esecutive, anche a fronte del diritto all'abitazione.
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Esdebitazione legge fallimentare: quale norma si applica?
Due imprenditori, dichiarati falliti sotto la vecchia normativa, hanno richiesto la liberazione dai debiti (esdebitazione) dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che la disciplina applicabile è quella della vecchia legge fallimentare, in quanto l'esdebitazione è parte integrante della procedura concorsuale originaria. Di conseguenza, il diritto all'esdebitazione, già perso per decorrenza dei termini sotto la vecchia legge, non può essere riattivato dalla nuova normativa.
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Società cancellata: chi può impugnare l’avviso fiscale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1455 del 2026, ha stabilito che un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società cancellata può essere impugnato solo dalla società stessa, attraverso il suo ex liquidatore. Questo principio si basa sulla finzione legale introdotta dall'art. 28 del d.lgs. 175/2014, che mantiene in vita la società per cinque anni ai soli fini fiscali. Di conseguenza, il socio che riceve la notifica dell'atto non ha la legittimazione ad agire e il suo ricorso è inammissibile.
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Spese indeducibili: la Cassazione e la prova dei costi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per spese indeducibili relative a carburante e sponsorizzazioni. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto i costi fittizi e quindi non deducibili. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla modifica della pretesa fiscale in autotutela, sull'onere della prova del contribuente e sull'irrilevanza di una successiva assoluzione in sede penale per fatti analoghi.
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