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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2026

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Responsabilità avvocato: onere della prova del danno
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi onorari a un ex cliente, il quale si è opposto lamentando la negligenza del professionista. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cliente, chiarendo un principio fondamentale sulla responsabilità avvocato: non è sufficiente dimostrare l'errore del legale, ma è necessario provare in modo specifico il danno concreto che da tale errore è derivato. In assenza di prova del danno, il diritto al compenso dell'avvocato rimane valido.
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Copia contratto bancario: quando la banca deve darla?
Un cliente ha richiesto alla propria banca una copia del contratto. Al rifiuto dell'istituto, la questione è giunta fino alla Corte di Cassazione. L'ordinanza chiarisce la distinzione fondamentale tra il diritto a ricevere la documentazione sulle singole operazioni (soggetto al limite di dieci anni, art. 119 T.U.B.) e il diritto a ottenere la copia del contratto (art. 117 T.U.B.). Quest'ultimo sorge al momento della stipula e, se non adempiuto, può essere esercitato entro il termine di prescrizione ordinaria decennale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca per carenze procedurali.
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Accertamento induttivo puro: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo puro a carico di un'impresa con contabilità giudicata completamente inattendibile. La Corte ha stabilito che, in tali circostanze, l'Amministrazione Finanziaria può ricostruire il reddito basandosi anche su presunzioni semplici, come una percentuale di ricarico calcolata con media aritmetica. Il ricorso del contribuente è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, inammissibile in sede di legittimità, e non a contestare un errore di diritto.
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Iscrizione ipotecaria: una nuova comunicazione è lecita
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria, sostenendo che fosse illegittima perché ne era stata annullata una precedente. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'annullamento di una comunicazione non impedisce all'Agente della Riscossione di emetterne una nuova. La Corte ha inoltre evidenziato che la sentenza di annullamento, su cui si basava il ricorso, era stata a sua volta cassata, facendo cadere il fondamento dell'impugnazione.
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Diritto all’assunzione: il contratto part time è valido
Due dipendenti pubblici, idonei a un concorso per posizioni a tempo pieno, venivano assunti con contratti part-time. Impugnavano tale assunzione rivendicando il diritto al tempo pieno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la validità del contratto part-time volontariamente sottoscritto. La Corte ha stabilito che la scelta dell'amministrazione di assumere a condizioni diverse da quelle del bando è legittima e il contratto firmato prevale sulle pretese originarie.
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Giudicato implicito: quando una domanda è preclusa?
Un lavoratore ha citato in giudizio degli enti pubblici per ottenere un risarcimento danni relativo a una procedura di assunzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito secondo cui la pretesa era preclusa dal principio del giudicato implicito. La stessa domanda, infatti, era stata presentata in via subordinata in un precedente giudizio e, sebbene non esaminata esplicitamente, si considerava implicitamente rigettata a seguito dell'accoglimento della domanda principale.
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Trasferimento d’azienda: no al Fondo Garanzia INPS
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul caso di un presunto trasferimento d'azienda mascherato da dimissioni di massa e successive riassunzioni. La Corte ha stabilito che, in caso di operazione elusiva volta a scaricare il TFR sul Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale, quest'ultimo può legittimamente negare il pagamento, confermando la responsabilità solidale della società cessionaria.
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Responsabilità consulente tecnico: quando è esente?
Un imprenditore, assolto da un'accusa basata su una perizia tecnica, cita in giudizio i consulenti per danni. La Cassazione chiarisce la responsabilità del consulente tecnico, rigettando il ricorso. La Corte stabilisce che non vi è colpa, e quindi nessuna responsabilità, se la valutazione del perito, sebbene smentita da una successiva, si fonda su criteri discrezionali e opinabili, piuttosto che su un errore tecnico manifesto.
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Scientia decoctionis: prova e limiti del ricorso
Una società fallita agiva in revocatoria per recuperare pagamenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione della scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) da parte del creditore è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, non riesaminabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inefficace.
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Concorso di colpa committente: niente risarcimento
Un committente ha citato in giudizio il proprio architetto per i danni derivanti da abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento, confermando la decisione della Corte d'Appello. La motivazione si basa sul concorso di colpa del committente: essendo stato accertato in via definitiva che il proprietario era consapevole delle irregolarità e vi ha partecipato, non può scaricare la responsabilità sul professionista. La sentenza sottolinea che un fatto non contestato in appello diventa definitivo e non può essere ridiscusso in Cassazione.
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Compensazione fondi vincolati: no, dice la Cassazione
Una banca ha effettuato una compensazione tra debiti e crediti sui conti di una compagnia di navigazione in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'operazione, poiché le somme erano soggette a un vincolo di destinazione legale per l'ammodernamento della flotta. La Corte ha respinto il ricorso della banca, chiarendo che la causa era di competenza del tribunale ordinario e non della sezione fallimentare. Inoltre, la banca è stata condannata per responsabilità aggravata per aver presentato un ricorso con motivi palesemente infondati.
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Subconcessione demaniale e IMU: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità per il pagamento dell'IMU su beni demaniali. Un concessionario di uno stabilimento balneare, che aveva concesso in affitto un ramo d'azienda, si è visto recapitare un avviso di accertamento IMU. Sostenendo che il debitore fosse l'affittuario, in quanto sub-concessionario, ha impugnato l'atto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando la netta distinzione tra un semplice affitto d'azienda e una vera e propria subconcessione demaniale. Quest'ultima, per essere tale e trasferire la soggettività passiva del tributo, richiede un atto formale che coinvolga anche l'ente concedente e non può essere desunta implicitamente dalla sola autorizzazione all'affitto.
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Termini d’uso revocatoria: no esenzione per piani rientro
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'azienda, poi finita in amministrazione straordinaria, sulla base di un piano di rientro per debiti pregressi. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di tali pagamenti, stabilendo che non possono beneficiare dell'esenzione prevista per i pagamenti nei cosiddetti "termini d'uso revocatoria". L'ordinanza chiarisce che tale esenzione si applica solo alle transazioni fisiologiche e correnti dell'attività d'impresa, non a quelle che ristrutturano un debito già scaduto, poiché queste ultime sono indice della conoscenza dello stato di crisi del debitore.
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Res judicata nel lavoro: il caso del trasferimento
Una docente, dopo aver perso una causa contro la revoca di un trasferimento temporaneo ottenuto per una carica pubblica, ne avvia una seconda chiedendo un trasferimento definitivo sulla base del punteggio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il principio di "res judicata" impedisce di giudicare nuovamente una questione già decisa in via definitiva, anche se presentata sotto una luce diversa.
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Eterodirezione appalto: quando non basta il coordinamento
Lavoratori in appalto presso un ente pubblico rivendicano un rapporto di lavoro subordinato. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che il semplice coordinamento operativo da parte dei funzionari pubblici non integra l'eterodirezione appalto, elemento essenziale per dimostrare la subordinazione. La prova del potere direttivo e gerarchico spetta al lavoratore.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco perché
Una società finanziaria ha impugnato una sentenza sfavorevole, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in cassazione. La causa è il mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, un vizio formale ritenuto insanabile che impedisce la verifica della tempestività dell'appello, con conseguente condanna per abuso del processo.
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Specificità del ricorso: l’obbligo di indicare le norme
Una società ha citato in giudizio un istituto bancario per la restituzione di somme indebitamente pagate su conti correnti ereditati da rami d'azienda ceduti. Le corti di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della mancata specificità del ricorso, poiché la società ricorrente non ha indicato le precise norme di legge che sarebbero state violate, limitandosi a contestare la valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti.
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Ricorso per cassazione: i motivi non vanno mescolati
Un lavoratore edile si è visto respingere la richiesta di differenze retributive in appello. Il suo successivo ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di impugnazione mescolavano in modo confuso censure relative a violazioni di legge con critiche sulla valutazione dei fatti, una tecnica redazionale non consentita che impedisce alla Corte di esaminare il merito della questione.
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Clausola risolutiva espressa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa individuale contro una società di servizi in una controversia su un contratto. Il punto centrale era la validità di una clausola risolutiva espressa, che l'imprenditore riteneva fosse una mera 'clausola di stile'. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e, se la sua valutazione è plausibile, non può essere messa in discussione in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata la risoluzione del contratto e la condanna dell'imprenditore al pagamento della penale prevista.
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Rito sommario spese giustizia: quando non si converte
Una società si oppone al diniego del compenso di custodia. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che nel rito sommario spese giustizia non è possibile la conversione in rito ordinario e il giudice ha ampi poteri istruttori.
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