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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2026

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Procura alle liti: inesistenza e sanatoria nel rito
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un ente ospedaliero per la restituzione di somme a un'ex dipendente. La decisione si fonda sulla mancanza originaria della procura alle liti, un vizio considerato come 'inesistenza' e non sanabile secondo la normativa applicabile all'epoca (precedente alla Riforma Cartabia). La Corte ha ribadito che, nel rito del lavoro, la procura deve esistere al momento del deposito del ricorso, e la sua assenza totale non può essere sanata con un deposito successivo.
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Detrazione IVA: quando l’onere della prova è a tuo carico
A un'azienda è stata negata la detrazione IVA su acquisti da un fornitore coinvolto in una frode fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'acquirente avrebbe dovuto essere a conoscenza della frode a causa di numerosi campanelli d'allarme, come anomalie nel trasporto e la mancanza di una struttura adeguata del fornitore. La sentenza chiarisce che l'archiviazione di un procedimento penale non è sufficiente a dimostrare la buona fede nel processo tributario, sottolineando l'importanza della diligenza per garantire il diritto alla detrazione IVA.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per inadeguata remunerazione. Il caso verteva sulla prescrizione medici specializzandi, con la Corte che ha confermato l'inammissibilità per motivi procedurali, in particolare la confusività dell'atto di appello, e per l'infondatezza della pretesa basata su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2060/2026, ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata 'adeguata remunerazione' e il mancato adeguamento inflazionistico della loro borsa di studio durante la specializzazione post-1991. La Corte ha stabilito che la normativa europea non imponeva un importo specifico e che le leggi nazionali avevano legittimamente bloccato gli adeguamenti triennali per il periodo in questione, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Prescrizione medici specializzandi: dies a quo confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante gli anni '80. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/99. È stata rigettata la tesi dei ricorrenti secondo cui il termine sarebbe dovuto partire solo dal momento in cui avrebbero avuto "piena conoscenza" del loro diritto, ritenendo le direttive comunitarie originarie sufficientemente chiare.
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Revocazione inammissibile: no a nuove impugnazioni
La Corte di Cassazione dichiara la revocazione inammissibile di un'ordinanza che già si era pronunciata su una precedente revocazione. Il caso, originato da una richiesta di risarcimento per lesioni, è sfociato in una serie di impugnazioni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: le decisioni emesse in sede di revocazione non sono a loro volta soggette a un nuovo ricorso per revocazione, al fine di garantire la certezza e la stabilità del giudicato.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di compenso di un avvocato per l'assistenza a un'impresa in crisi. La Corte ha stabilito che la responsabilità professionale dell'avvocato impone di fornire prestazioni utili. Proporre una soluzione di risanamento palesemente impraticabile fin dall'inizio, data la condizione dell'impresa, costituisce un inadempimento contrattuale che non dà diritto al pagamento.
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Decreto ingiuntivo fallimento: l’ordinanza della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia del decreto ingiuntivo fallimento. Se il debitore fallisce mentre è pendente un'opposizione al decreto, quest'ultimo diventa inopponibile alla massa dei creditori, così come l'ipoteca giudiziale su di esso fondata. L'ordinanza sottolinea che la mancata riassunzione del giudizio da parte del curatore non sana questa inefficacia, confermando un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
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Impugnazione delibera condominiale: quando è valida?
Dei condomini hanno contestato la delibera di approvazione del bilancio annuale a causa di un piccolo disavanzo e di un elenco fornitori incompleto. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che piccole imprecisioni che non compromettono la comprensibilità generale del rendiconto non sono un motivo sufficiente per l'impugnazione della delibera condominiale. Eventuali problemi di cattiva gestione, ha precisato la Corte, devono essere affrontati con un'azione di responsabilità distinta contro l'amministratore.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento di cui era venuto a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale, come previsto dalla recente normativa. La mancanza di interesse ad agire può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del processo.
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Dichiarazioni spontanee verbale: valgono come prova?
Un autotrasportatore ha contestato una sanzione per aver guidato senza la carta inserita nel cronotachigrafo. Il suo ricorso è stato respinto perché le sue dichiarazioni spontanee, registrate nel verbale di accertamento in cui ammetteva la manomissione per alterare le ore di guida, sono state ritenute una prova valida. La Corte di Cassazione ha confermato che, trattandosi di una sanzione amministrativa e non penale, tali ammissioni hanno pieno valore confessorio e possono essere usate come prova.
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Estinzione del giudizio: la rottamazione quater
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione diversi atti impositivi di enti previdenziali e del lavoro. Durante il processo, ha aderito alla "rottamazione quater". La Suprema Corte, applicando una nuova legge (ius superveniens), ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in questi casi le spese processuali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Foro competente multa: la regola se il luogo manca
Un'automobilista si oppone a una cartella di pagamento per multe stradali. Il caso arriva in Cassazione per decidere il foro competente multa. La Corte stabilisce che, se la cartella esattoriale non specifica il luogo della violazione, si applica il criterio generale del foro di residenza dell'opponente, e non quello del luogo dell'infrazione.
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Massimale pensionistico: illegittimo per le vecchie pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità dell'applicazione di un massimale pensionistico a un professionista la cui pensione è iniziata prima del 1° gennaio 2007. La Corte ha ribadito che, prima della L. 296/06, le Casse non avevano il potere di imporre tetti alle pensioni. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per i ratei arretrati.
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Ricorso spese legali: quando è inammissibile?
Un avvocato ha impugnato una decisione del Tribunale che, pur concedendo il gratuito patrocinio al suo cliente, aveva dichiarato le spese legali non recuperabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso spese legali inammissibile. La motivazione risiede in un errore procedurale: il ricorso è stato presentato secondo le forme del rito penale, mentre la legge impone il rito civile per questo tipo di impugnazione, che richiede la notifica alla controparte. L'errore ha comportato non solo il rigetto, ma anche una sanzione economica per abuso del processo.
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Studi di settore: onere della prova del contribuente
Un contribuente, titolare di una carrozzeria, impugna un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale accoglie l'appello dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta definitivamente il ricorso del contribuente, confermando che l'onere di provare le cause che giustificano lo scostamento dai parametri degli studi di settore grava su di lui. Giustificazioni generiche, come la crisi del settore, non sono considerate sufficienti se non supportate da prove concrete e specifiche.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un consorzio cooperativo aveva impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. La Corte, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Prove nuove in appello: quando sono ammesse nel rito lavoro
Un'azienda si oppone a un'ordinanza ingiunzione per violazioni in materia di lavoro. Dopo una vittoria in primo grado, in cui l'Ispettorato del Lavoro era assente, la Corte d'Appello ribalta la decisione ammettendo documenti prodotti dall'ente. La Cassazione rigetta il ricorso del datore di lavoro, chiarendo le regole sulle prove nuove in appello e i poteri difensivi della parte precedentemente contumace, specialmente nel rito del lavoro.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: se un'impugnazione viene respinta per una ragione procedurale (inammissibilità), il ricorrente deve contestare quella specifica ragione (la 'ratio decidendi'), e non le argomentazioni sul merito che il giudice potrebbe aver aggiunto. La mancata contestazione della corretta motivazione rende l'impugnazione dell'estratto di ruolo a sua volta inammissibile.
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Stato di disoccupazione: requisito per categorie protette
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che per l'assunzione nelle categorie protette è essenziale possedere lo stato di disoccupazione al momento della procedura. La Corte ha chiarito che, secondo il D.Lgs. 150/2015, un rapporto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi fa perdere tale status, rendendo il candidato non idoneo, a prescindere dal reddito percepito.
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