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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Cumulo incentivi fotovoltaico: estinzione del giudizio
Una società operante nel settore metalmeccanico aveva impugnato un avviso di liquidazione per l'indebito cumulo incentivi fotovoltaico con la detassazione per investimenti ambientali. Durante il giudizio in Cassazione, l'azienda ha aderito alla procedura di definizione agevolata prevista dalla legge, sanando la propria posizione. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese legali.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito i criteri per determinare la qualifica di beneficiario effettivo ai fini dell'applicazione delle aliquote ridotte previste dalle convenzioni contro le doppie imposizioni. Il caso riguardava il pagamento di royalties da una società italiana a una consociata svizzera. La Corte ha chiarito che, per essere considerato beneficiario effettivo, non basta il certificato di residenza fiscale, ma occorre dimostrare la sostanza economica e la piena autonomia decisionale della società estera. L'onere della prova, secondo i giudici, è a carico del contribuente che intende avvalersi del regime fiscale di favore.
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Beneficiario effettivo e royalties: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società italiana che aveva applicato una ritenuta ridotta sui canoni pagati a una consociata svizzera. La Corte ha confermato la decisione di merito che riconosceva la società svizzera come 'beneficiario effettivo' sulla base di prove concrete della sua operatività reale e solidità finanziaria, come bilanci e numero di dipendenti, ritenendo tali elementi sufficienti a escludere che fosse una mera società interposta.
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Prova della scientia decoctionis: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a ottenere la revoca di un pagamento a favore di una banca. La Corte ribadisce che la valutazione della prova della scientia decoctionis, ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito. Tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logico-giuridici o per l'omesso esame di un fatto decisivo, non essendo sufficiente proporre una diversa lettura degli indizi.
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Intervento del fallito: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex amministratore indagato per bancarotta fraudolenta. L'intervento del fallito nel processo civile della società è stato respinto per mancanza di una correlazione diretta e pertinente tra la causa civile (recupero crediti) e l'imputazione penale (sottrazione di scritture contabili), confermando i rigidi presupposti per tale partecipazione processuale.
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Notifica PEC: appello inammissibile senza la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una società in materia di tassa sui rifiuti (TARES). La decisione non è entrata nel merito della questione tributaria, ma si è basata su un vizio procedurale fatale: la mancata prova della corretta notifica PEC dell'atto di ricorso. Il Comune non ha depositato le ricevute di accettazione e consegna della posta elettronica certificata, rendendo la notifica giuridicamente inesistente e l'impugnazione non esaminabile.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
Una società tedesca di manutenzione aeronautica aveva proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e la società ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte (il fallimento di una compagnia aerea italiana). La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un principio importante: la rinuncia al ricorso non fa scattare l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente, accettata dalla controparte. Il caso, originato da una condanna alla restituzione di somme a una società fallita, si conclude senza una decisione sul merito. La Corte chiarisce che l'estinzione per rinuncia accettata esclude sia una pronuncia sulle spese, se le parti concordano, sia l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Giudicato interno: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava la nullità di una cessione d'azienda. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa del formarsi di un giudicato interno su un capo della sentenza di primo grado, non impugnato da un'altra parte coinvolta. La decisione sottolinea come la mancata impugnazione di parti dipendenti di una sentenza possa precludere l'esame nel merito dell'appello.
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Soglie di fallibilità: l’onere della prova sul debitore
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro la sentenza di fallimento, sostenendo di non superare le soglie di fallibilità previste dalla legge. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del mancato superamento di tali soglie grava interamente sull'imprenditore debitore. La contestazione generica dei debiti fiscali e la presentazione di bilanci ritenuti inattendibili non sono sufficienti a evitare la dichiarazione di fallimento.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti essenziali
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo a favore di un ex dipendente, licenziato illegittimamente. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, sottolineando come i motivi presentati fossero gravemente carenti dal punto di vista procedurale. In particolare, il ricorrente non ha documentato adeguatamente le eccezioni sollevate nei gradi precedenti, non ha criticato la reale motivazione della sentenza d'appello e ha tentato di ottenere un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza di fallimento. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi e volti a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i requisiti di specificità del ricorso in Cassazione e le conseguenze di un'impugnazione temeraria.
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Usucapione del coerede: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma che l'usucapione del coerede è possibile se il possesso sul bene comune è esclusivo e incompatibile con i diritti degli altri eredi. Nel caso di specie, aver concesso a un familiare di avviare un'attività commerciale sull'immobile è stato ritenuto un atto idoneo a dimostrare tale possesso esclusivo. La Corte ha anche chiarito che una precedente sentenza che negava l'usucapione a un'altra persona non impedisce al coerede di far valere il proprio diritto.
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Decreto ingiuntivo e incompetenza: la Cassazione chiarisce
Una proprietaria ottiene un decreto ingiuntivo per il rimborso di spese di manutenzione. I vicini si oppongono e la Corte d'Appello revoca il decreto, sostenendo che la richiesta doveva essere avanzata nel giudizio di merito già pendente. La Cassazione conferma, chiarendo le regole su decreto ingiuntivo e incompetenza e stabilendo che la revoca è una conseguenza necessaria quando la pretesa è già oggetto di un'altra causa.
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Contratto a tempo determinato: tutele e cessione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di contratto a tempo determinato, la cui durata complessiva ha superato i limiti legali e contrattuali. L'ordinanza conferma che la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo e si trasferisce alla società acquirente in caso di cessione d'azienda. Tuttavia, se l'azienda cessionaria si trova in amministrazione straordinaria, la domanda di pagamento dell'indennità risarcitoria non può essere decisa dal giudice del lavoro, ma deve essere insinuata nella procedura concorsuale.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'agenzia di riscossione contro l'esclusione di crediti da una liquidazione giudiziale. L'inammissibilità deriva dal difetto di autosufficienza, poiché i motivi del ricorso vertevano su questioni non trattate nella decisione impugnata, e dall'errato strumento processuale utilizzato per lamentare il travisamento di prove documentali, per cui il rimedio corretto sarebbe stata la revocazione e non il ricorso per cassazione.
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Esterovestizione: Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione di una società lussemburghese. La Corte ha stabilito che, per provare la fittizia localizzazione all'estero, non è sufficiente dimostrare che gli impulsi gestionali provengano dalla capogruppo italiana. L'Amministrazione Finanziaria deve provare che la controllata estera sia un mero "artificio", priva di sostanza economica e autonomia, e che la capogruppo agisca come suo "amministratore di fatto". La sentenza ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto la struttura estera giustificata da reali esigenze imprenditoriali.
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Ricostruzione della carriera: i periodi non lavorati
Un lavoratore, a seguito della conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, ha richiesto il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della sua ricostruzione della carriera e degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che solo i periodi di servizio effettivo sono validi per il calcolo dell'anzianità. Inoltre, ha chiarito che la successione di contratti collettivi può legittimamente modificare l'inquadramento del lavoratore al momento della riammissione in servizio.
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Giurisdizione edilizia residenziale: a chi spetta?
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la controversia relativa a un ordine di sgombero da un alloggio pubblico rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Anche se l'interessato contesta atti amministrativi prodromici, la questione centrale riguarda un diritto soggettivo sorto dopo l'assegnazione dell'immobile. Il caso riguarda la richiesta di una cittadina di subentrare nel contratto di locazione dei genitori defunti, respinta dal Comune che ne ha poi ordinato il rilascio. La Corte ha ribadito la distinzione fondamentale in materia di giurisdizione edilizia residenziale tra la fase amministrativa di assegnazione e la successiva fase di gestione del rapporto, di natura privatistica.
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