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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Presunzione distribuzione utili: quando paga il socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12508/2024, ha confermato che la presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria si applica anche quando il maggior reddito della società deriva da costi indeducibili. Un socio è stato ritenuto responsabile per le imposte su tali utili, poiché non è riuscito a fornire la prova contraria che i fondi fossero stati reinvestiti o accantonati dalla società. La Corte ha chiarito che qualsiasi rettifica che aumenti l'imponibile societario, sia essa da ricavi occulti o da costi indeducibili, fa scattare la presunzione a carico dei soci.
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Iscrizione a ruolo straordinario: quando è legittima?
La Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso di iscrizione a ruolo straordinario. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso una cartella esattoriale contro un contribuente fallito, basata su avvisi di accertamento poi definiti con una sanatoria. Essendo venuto meno il presupposto del credito, la Corte ha concluso che l'ente impositore non ha più interesse a una pronuncia sulla legittimità della cartella.
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Cessazione materia del contendere: la rottamazione
Un contribuente impugna un preavviso di ipoteca. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce alla "rottamazione", estinguendo il debito. La Corte dichiara la cessazione materia del contendere, poiché il presupposto dell'atto impugnato è venuto meno, e compensa le spese legali in linea con la ratio della definizione agevolata.
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Presunzione distribuzione utili: quando scatta l’avviso?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità dell'avviso di accertamento notificato al socio di una S.r.l. a ristretta base azionaria. La sentenza ribadisce che la presunzione di distribuzione utili non dichiarati dalla società ai soci è un principio consolidato. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti. La Corte ha inoltre rigettato il motivo relativo alla violazione del contraddittorio preventivo, non ritenendolo obbligatorio per i tributi non armonizzati in assenza di accessi presso la sede del contribuente.
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Credito professionale concordato: quando è escluso
Un avvocato ha richiesto il pagamento del suo credito professionale concordato per aver assistito un'azienda agricola. La Cassazione ha confermato l'esclusione del credito dal passivo fallimentare a causa del grave inadempimento del professionista, la cui proposta di concordato era viziata da numerosi errori che l'hanno resa inidonea.
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Compensazione spese: quando una nuova legge la giustifica
Una società vince un ricorso tributario grazie a una nuova legge, ma il giudice compensa le spese di lite. La società contesta tale decisione, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La Suprema Corte chiarisce che una sopravvenienza normativa, anche se di interpretazione autentica, costituisce una di quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che legittimano la compensazione spese di lite, poiché altera il quadro giuridico della controversia in modo imprevedibile per le parti.
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Notifica istanza fallimento: quando è valida
Una società edile, dichiarata fallita, ha contestato la validità della notifica dell'istanza di fallimento e il proprio stato di insolvenza. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notifica con deposito in Comune è valida se preceduta da un tentativo negativo via PEC e di persona. L'atto del messo notificatore fa fede fino a querela di falso. L'insolvenza sussiste anche con patrimonio immobiliare se manca liquidità per pagare i debiti.
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Compensazione crediti: quando non estingue il debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12443/2024, ha stabilito che la compensazione crediti non opera se il credito opposto, derivante da un contratto preliminare di vendita, non è mai sorto a causa della mancata stipula del contratto definitivo e del conseguente mancato trasferimento dell'immobile. Il caso riguardava una società di costruzioni che si opponeva a un decreto ingiuntivo per una fornitura di merci, sostenendo l'estinzione del debito per compensazione con il prezzo di un immobile promesso in vendita alla creditrice. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il credito della società di costruzioni era subordinato al trasferimento della proprietà, evento mai verificatosi.
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Recesso per giusta causa: quando è ingiustificato?
Un promotore finanziario recede dal contratto di agenzia per giusta causa, lamentando diversi inadempimenti da parte della banca mandante. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, rigetta il ricorso, stabilendo che gli inadempimenti contestati, tra cui il mancato pagamento di alcune provvigioni e la mancata attuazione di una clausola programmatica, erano di lieve entità e non tali da compromettere il rapporto fiduciario, rendendo così ingiustificato il recesso per giusta causa dell'agente.
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Motivazione apparente: la Cassazione e il Fisco
Un contribuente viene sanzionato per omessa dichiarazione di investimenti all'estero, rivelatisi poi una truffa. La Corte di Cassazione rigetta il suo ricorso, chiarendo che l'obbligo di monitoraggio fiscale sussiste a prescindere dall'esito dell'investimento. Viene inoltre negata la presenza di una motivazione apparente nella sentenza d'appello, poiché le ragioni della decisione erano comprensibili e logicamente esposte.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Numerose aziende agricole hanno impugnato una sentenza della Corte d'Appello che negava la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia contro un ente pubblico per prelievi supplementari. Prima della decisione della Cassazione, le aziende hanno presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza d'appello e compensando integralmente le spese legali tra le parti.
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Revocatoria ordinaria: la prova della conoscenza
La Corte di Cassazione analizza un caso di revocatoria ordinaria contro il secondo acquirente di un immobile, originariamente venduto da una società poi fallita. La Corte conferma che la conoscenza del pregiudizio ai creditori da parte del subacquirente può essere dimostrata tramite presunzioni, come un forte sconto sul prezzo e la notorietà dello stato di insolvenza del venditore originario. Viene inoltre chiarito che il termine di prescrizione per l'azione decorre dalla data del secondo atto di acquisto, non dal primo.
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Requisiti ONLUS: quando si perde l’agevolazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12351/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione, confermando la revoca dei benefici fiscali e la sua riqualificazione come ente commerciale. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione dei requisiti ONLUS sostanziali, come la tenuta dei libri sociali e lo svolgimento di un'effettiva vita associativa. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità, piuttosto che a denunciare una reale violazione di legge.
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Retribuzione Professionale Docenti: sì a precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12303/2024, ha stabilito che la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) spetta a tutti gli insegnanti con contratto a tempo determinato, incluse le supplenze brevi e saltuarie. La Corte ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che escludere i docenti con contratti brevi da questo emolumento costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE). La natura fissa e continuativa della RPD non permette distinzioni basate sulla durata del contratto.
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Responsabilità amministratore bancario: doveri e oneri
Un ex amministratore di una banca impugna una sanzione della autorità di vigilanza per carenze nei controlli interni. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la piena responsabilità dell'amministratore bancario, anche se non esecutivo, e il suo dovere di informarsi attivamente sulla gestione, escludendo l'applicazione di normative sanzionatorie successive più favorevoli.
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Fallimento cooperativa: quando prevale sulla lca?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di concorrenza tra procedura di fallimento e liquidazione coatta amministrativa per una società cooperativa, prevale quella che per prima giunge a una formale declaratoria. L'ordinanza chiarisce che il momento determinante non è la presentazione della domanda, ma l'emissione del provvedimento di apertura (sentenza di fallimento o decreto di liquidazione). Nel caso specifico, il fallimento della cooperativa è stato confermato perché dichiarato prima che il procedimento amministrativo di liquidazione fosse concluso.
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Responsabilità solidale cessionaria: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale cessionaria per i crediti del lavoratore, prevista dall'art. 2112 c.c., non si applica se al momento del trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro non è giuridicamente valido. Nel caso esaminato, il rapporto del dipendente era solo 'di fatto', in quanto basato su una sentenza di reintegra poi riformata in appello. Pertanto, è onere del lavoratore dimostrare l'esistenza di un valido contratto di lavoro per poter invocare la tutela.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso in materia tributaria a causa del mancato deposito nei termini di legge. Su richiesta dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha stabilito che la parte resistente ha il diritto di chiedere la declaratoria di improcedibilità per recuperare le spese legali e prevenire la riproposizione del gravame. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Licenziamento post social: quando è giusta causa?
Un lavoratore viene licenziato per aver pubblicato un post diffamatorio contro l'azienda su un social network. Il lavoratore contesta il licenziamento, sostenendo che la prova (uno screenshot) non fosse valida e che la diffusione del post fosse limitata ai suoi "amici". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il licenziamento. La Corte ha stabilito che la gravità della condotta sussiste anche se il post è visibile a una cerchia ristretta, a causa della potenziale diffusione incontrollata tipica dei social media, che lede irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. La prova, inoltre, può essere fornita anche tramite testimoni.
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