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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2022

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Improcedibilità del ricorso: notificato ma mai depositato
Un'azienda ha impugnato una cartella di pagamento relativa all'imposta comunale sugli immobili. Dopo aver notificato l'atto all'ente di riscossione, l'azienda ha omesso di depositare l'atto stesso presso la cancelleria della Corte di Cassazione entro il termine di legge. L'ente si è comunque costituito in giudizio per difendersi. La Suprema Corte ha stabilito che il mancato deposito nei termini comporta l'improcedibilità del ricorso. Tale vizio non può essere sanato dalla costituzione della controparte, poiché la regola del raggiungimento dello scopo non si applica alla violazione di termini perentori. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato d'ufficio l'improcedibilità del ricorso, condannando l'azienda al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento dell'INPS relativa a contributi previdenziali per l'attività di subagente assicurativo. Durante il processo davanti alla Suprema Corte, la ricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata dei carichi pendenti, provvedendo al pagamento delle rate e presentando formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito un importante principio finanziario: in caso di rinuncia agli atti, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura, avendo natura sanzionatoria, colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare la causa.
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Trattenimento dello straniero: la Cassazione nega la libertà
Un cittadino straniero ha impugnato la convalida del suo trattenimento presso un centro di permanenza temporanea, disposto dopo un decreto di espulsione. Lo straniero lamentava il mancato rispetto dei termini procedurali, l'illegittimità dell'espulsione per assenza di un termine per l'allontanamento volontario e l'inesistenza dei presupposti per la misura, come il pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il trattenimento dello straniero è valido se sussistono i requisiti di legge al momento dell'espulsione, atto che ha natura vincolata. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le contestazioni di fatto relative al pericolo di fuga e alla mancanza di voli.
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Elusione fiscale: vendere quote per evitare tasse sull’immobile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due soci un'operazione di cessione di quote societarie a società fiduciarie, seguita dalla vendita di un immobile, qualificandola come elusione fiscale. L'obiettivo dei soci era pagare meno tasse, trasformando il profitto della vendita immobiliare in un guadagno finanziario agevolato (capital gain). La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per un socio che ha aderito alla definizione agevolata. Per l'altro socio, la Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la disciplina antielusiva non richiede un comportamento fraudolento, ma basta l'uso distorto di strumenti giuridici per evitare la corretta tassazione. Il socio soccombente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Definizione agevolata: stop alla causa contro l’INPS
Il Contribuente ha proposto ricorso contro l'Istituto Previdenziale opponendosi a un avviso di addebito per contributi previdenziali della Gestione Commercianti. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, il Contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della legge n. 119 del 2018, impegnandosi formalmente a rinunciare alla causa. La Suprema Corte, preso atto dell'adesione alla definizione agevolata e della volontà di rinunciare al giudizio, ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese di lite non sono state liquidate, venendo assorbite dalla procedura di sanatoria, e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato. Vince il Contribuente che ottiene la chiusura del contenzioso.
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Perito perde contro l’assicurazione: vietato frazionare i crediti
Un perito assicurativo ha avviato numerose cause separate contro una compagnia assicurativa per ottenere differenze sui compensi di singoli sinistri. La compagnia ha eccepito l'abusivo frazionamento del credito, evidenziando che i rapporti erano regolati da un unico accordo quadro. Il Tribunale ha ritenuto improponibili le domande. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha ribadito che non è consentito frazionare in più giudizi pretese derivanti da un unico rapporto di durata, a meno che non vi sia un interesse oggettivo e specifico del creditore. Il frazionamento ingiustificato viola i principi di correttezza, buona fede e ragionevole durata del processo. Di conseguenza, il professionista ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese giudiziarie.
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