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Lucro Cessante — Anno 2023

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Altri anni per Lucro Cessante

Provvedimenti

Risarcimento danni contrattuali: prova e limiti
Una società concessionaria ha agito contro una nota casa automobilistica per ottenere il risarcimento danni contrattuali derivanti dall'illegittima risoluzione di un contratto di collaborazione ventennale. Nonostante l'accertamento dell'illegittimità della risoluzione in un precedente giudizio, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. La decisione si fonda sulla tardività delle allegazioni relative a nuovi danni e sull'assenza di prova del nesso causale, evidenziando che l'attività della concessionaria era già strutturalmente in perdita prima della rottura del rapporto.
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Uso cosa comune: stop al parcheggio sulla rampa
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del parcheggio sistematico di autovetture su una rampa di accesso ai garage condominiali. Tale condotta configura una violazione dell'uso cosa comune ai sensi dell'art. 1102 c.c., poiché altera la destinazione dell'area e ostacola il transito degli altri condomini. La Corte ha inoltre stabilito che il danno derivante dalla privazione del godimento del bene è risarcibile in via equitativa, configurandosi come danno in re ipsa.
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Ingiusta detenzione: limiti al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento per lucro cessante avanzata da un cittadino in un caso di ingiusta detenzione. Nonostante l'assoluzione finale, il ricorrente non ha fornito prove documentali certe sui mancati guadagni lavorativi, presentando solo conteggi di parte. La Corte ha inoltre rilevato la presenza di vantaggi economici indiretti ottenuti dal nucleo familiare del ricorrente grazie a condotte opache emerse durante l'indagine, applicando il principio della compensazione tra vantaggi e danni per escludere ulteriori indennizzi oltre a quello base già liquidato.
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Responsabilità precontrattuale e limiti risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di responsabilità precontrattuale derivante dall'ingiustificata rottura delle trattative per la compravendita di un immobile tra un ente pubblico e una società cooperativa. La Corte ha confermato che il risarcimento dovuto è limitato al solo interesse negativo, escludendo il lucro cessante derivante dal contratto non concluso. Un punto cruciale della decisione riguarda la posizione della società attrice, nel frattempo posta in liquidazione coatta amministrativa: la Cassazione ha stabilito che ogni domanda di restituzione di somme versate in eccedenza deve essere proposta esclusivamente all'interno della procedura concorsuale, dichiarando inammissibile la condanna alla restituzione pronunciata in sede di appello ordinario.
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Mutamento di mansioni e perdita del premio aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della soppressione di un premio legato al fatturato a seguito di un mutamento di mansioni. Il lavoratore, con qualifica di quadro, era passato da ruoli commerciali a ruoli amministrativi. La Corte ha stabilito che, essendo l'emolumento strettamente connesso agli obiettivi di vendita, il cambio di compiti giustifica la perdita del beneficio economico. Non sono state inoltre ravvisate prove di comportamenti vessatori o danni alla salute riconducibili all'attività lavorativa.
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Inammissibilità ricorso: i vizi processuali in appello
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso di concorrenza sleale. La decisione si fonda su vizi processuali sollevati dalla società ricorrente riguardo la trattazione del giudizio d'appello. La Corte ha stabilito che la semplice denuncia di un errore procedurale non è sufficiente se non si dimostra un concreto pregiudizio al diritto di difesa e se il ricorso non rispetta il principio di autosufficienza, omettendo di fornire tutti gli elementi necessari per la valutazione.
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Responsabilità precontrattuale: il danno da spese
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Ministero per i danni derivanti da un contratto d'appalto divenuto inefficace. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa a una pubblica udienza per decidere tre questioni fondamentali sulla responsabilità precontrattuale: se essa copra le spese generali di cantiere, se queste possano essere estese dai casi di responsabilità contrattuale e se il danno sia da presumersi con la sola consegna dell'area di lavoro o richieda prova specifica delle spese sostenute.
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Risarcimento danno pubblico impiego: non è tassabile
Una lavoratrice del settore pubblico ha ricevuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate ha inizialmente negato il rimborso dell'IRPEF su tale somma. La Corte di Cassazione, dopo che l'Agenzia ha annullato il proprio diniego in autotutela, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Decidendo sulle spese legali secondo il principio di 'soccombenza virtuale', ha stabilito che il risarcimento danno pubblico impiego per 'perdita di chance' non ha natura reddituale e quindi non è tassabile, condannando l'Agenzia al pagamento delle spese.
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Arricchimento senza causa: ricorso del Comune inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro la condanna al pagamento di un'indennità per arricchimento senza causa a favore di due professionisti. I motivi del ricorso sono stati respinti in quanto uno sollevava una questione nuova, mai discussa nei precedenti gradi di giudizio, e l'altro mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. La decisione della Corte d'Appello, che aveva riconosciuto il diritto dei professionisti a un indennizzo per l'utilità tratta dall'ente, è diventata definitiva.
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Risarcimento del danno: la Cassazione e il brevetto
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di contraffazione di un brevetto per telefoni Dual SIM. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento del danno, affrontando temi cruciali come il lucro cessante, la retroversione degli utili, il danno da perdita di valore del brevetto e il principio del giudicato interno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su un punto specifico relativo alla quantificazione del danno, stabilendo che il giudice d'appello non poteva modificare la base di calcolo stabilita in primo grado in assenza di una specifica impugnazione sul punto. Viene inoltre ribadito il principio per cui il risarcimento del danno non può portare a una duplicazione delle voci di ristoro, escludendo il cumulo tra lucro cessante e perdita di valore del brevetto per lo stesso periodo.
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Domanda nuova risarcimento danni: quando è ammissibile?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che la richiesta di risarcimento per danni manifestatisi durante il processo, come i costi di demolizione di un'opera abusiva, non costituisce una domanda nuova inammissibile se deriva dallo stesso fatto illecito originario. Il caso analizza anche la responsabilità solidale tra la società committente e l'esecutore materiale dell'opera, confermando che il coinvolgimento e il consenso della società la rendono corresponsabile del danno.
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Danno emergente: la prova spetta a chi lo chiede
Una società di servizi agisce contro un operatore telefonico per l'illegittima risoluzione di un contratto di franchising. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29425/2023, ha confermato la decisione dei giudici di merito, negando il risarcimento del danno emergente. La richiesta è stata respinta per insufficienza di prove, poiché la società non ha dimostrato che le spese sostenute per allestire i locali fossero state affrontate esclusivamente per l'attività di franchising e non anche per altre attività commerciali.
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Risarcimento danni locazione: motivazione e oneri
Un locatore ha citato in giudizio una società alberghiera per i gravi danni riscontrati nell'immobile alla fine del contratto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello sulla quantificazione dei danni, ritenendo la motivazione per la riduzione del risarcimento 'apodittica', ovvero priva di una giustificazione logica e fattuale. La sentenza sottolinea l'obbligo del giudice di fornire una spiegazione trasparente nel calcolo del risarcimento danni locazione, anche quando opera una valutazione equitativa.
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Danno da occupazione abusiva: no al risarcimento automatico
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un Comune che ha continuato a occupare un terreno privato per lo stoccaggio di rifiuti oltre la scadenza del contratto. La Corte, applicando un recente principio delle Sezioni Unite, stabilisce che il danno da occupazione abusiva non è automatico ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato dal proprietario. La sentenza di merito che aveva liquidato il danno come conseguenza automatica dell'occupazione è stata quindi annullata con rinvio, segnando un'importante evoluzione nella quantificazione di tale pregiudizio.
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Prova del danno: non basta dimostrare l’inadempimento
Una società di consulenza informatica ha citato in giudizio il suo fornitore di servizi di telecomunicazione per un'interruzione del servizio. Nonostante la Corte abbia riconosciuto l'inadempimento contrattuale del fornitore (per mancato preavviso), ha negato il risarcimento. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la semplice dimostrazione dell'inadempimento non è sufficiente; è onere del danneggiato fornire la prova del danno specifico subito, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Risarcimento danni agricoltura: onere della prova
Un'azienda agricola ha citato in giudizio un vivaio per aver fornito piante di vite difettose, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Sebbene la risoluzione sia stata concessa, la richiesta di risarcimento danni in agricoltura è stata respinta in tutti i gradi di giudizio per mancanza di prova. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'azienda non è riuscita a dimostrare l'effettiva perdita economica subita, né come danno emergente né come lucro cessante.
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Risarcimento perdita di chance: non è tassabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3804/2023, ha stabilito un importante principio in materia fiscale: il risarcimento del danno per perdita di chance professionale non è soggetto a tassazione. Il caso riguardava alcuni dirigenti medici che avevano ricevuto somme a titolo transattivo da un'Azienda Sanitaria per la mancata attivazione di un sistema di valutazione e incentivazione. L'Amministrazione Finanziaria riteneva tali somme un reddito da lavoro dipendente e quindi tassabili. La Suprema Corte ha invece chiarito che questo tipo di indennizzo non sostituisce un reddito mancato (lucro cessante), ma ripara un danno emergente, ovvero la perdita della possibilità di crescita professionale ed economica. Pertanto, non costituendo reddito, il risarcimento perdita di chance è fiscalmente esente.
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