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Lucro Cessante — Anno 2023

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Altri anni per Lucro Cessante

Provvedimenti

Risarcimento danni da inadempimento: prove ignorate e sentenza nulla
Un Ente Pubblico ha chiesto il risarcimento danni da inadempimento a una Società Appaltatrice che non aveva completato i lavori di un parcheggio pubblico. L'Ente Pubblico ha dovuto affidare i lavori a una nuova impresa, affrontando un costo maggiore di oltre ottocentomila euro. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la richiesta di risarcimento, sostenendo che l'Ente Pubblico non avesse provato il danno subito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici di legittimità hanno stabilito che la sentenza d'appello è nulla per motivazione apparente, poiché i giudici di secondo grado non hanno minimamente esaminato i dettagliati calcoli e i documenti di spesa presentati dall'Ente Pubblico per dimostrare il maggior costo sopportato. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Lesione dell’affidamento: l’ospedale revoca ma paga i danni
Una società vince un appalto pubblico per la fornitura di un sistema di monitoraggio medico. Dopo la consegna dei materiali, l'ente ospedaliero annulla l'aggiudicazione in autotutela a seguito del ricorso di un concorrente. La merce viene restituita deteriorata. La società chiede il risarcimento dei danni lamentando la lesione dell'affidamento sulla regolarità della gara. L'ente pubblico eccepisce il difetto di giurisdizione, ritenendo competente il giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione respingono il ricorso dell'ente. La Corte stabilisce che la richiesta risarcitoria per lesione dell'affidamento incolpevole rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'azione non contesta il potere pubblico di annullamento, ma la violazione dei doveri di correttezza e buona fede della Pubblica Amministrazione, tutelando un diritto soggettivo del privato.
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Indennità di espropriazione: scontro tra agricolo e industriale
Una società proprietaria di terreni colpiti dal sisma dell'Abruzzo del 2009 ha contestato il calcolo dell'indennità di espropriazione effettuato dal Comune. I terreni, originariamente adibiti a cava di inerti ma ormai esauriti, erano classificati come zona agricola intensiva. La Corte d'Appello ha calcolato l'indennizzo basandosi sulla destinazione urbanistica antecedente al terremoto, escludendo la natura industriale dei suoli e il risarcimento per lucro cessante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che un terreno agricolo non può essere equiparato a uno industriale solo per una passata attività estrattiva ormai conclusa. Di conseguenza, la società perde la causa e non ha diritto a un indennizzo superiore.
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Occupazione senza titolo: lo Stato vince contro il Comune
Un Comune vende un immobile allo Stato nel 1979, pattuendo il pagamento del prezzo dopo la verifica dei documenti di proprietà. Successivamente, il Comune chiede il pagamento e il risarcimento per l'occupazione senza titolo di un'area adiacente. La Corte d'Appello condanna lo Stato al pagamento del prezzo rivalutato e ai danni per l'occupazione. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dello Stato: stabilisce che il prezzo della vendita è un debito di valuta non soggetto a rivalutazione automatica e che l'occupazione senza titolo non genera un danno automatico (in re ipsa), richiedendo invece la prova specifica del danno concreto subito dal proprietario, come stabilito dalle Sezioni Unite. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Danni all’immobile locato: l’inquilino paga anche l’affitto perso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda conduttrice condannata a risarcire i danni all'immobile locato riscontrati al momento del rilascio. Il proprietario aveva richiesto il risarcimento per le demolizioni e i deterioramenti apportati dal conduttore. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'inquilino in base alla presunzione di colpa stabilita dal codice civile, non avendo quest'ultimo dimostrato che i danni derivassero da causa a lui non imputabile. La Corte ha inoltre chiarito che la decisione di rinnovare o meno una consulenza tecnica d'ufficio rientra nei poteri discrezionali del giudice e non richiede una motivazione espressa se gli elementi già acquisiti sono sufficienti per decidere. L'azienda conduttrice perde definitivamente la causa e deve pagare i danni e il lucro cessante per la mancata rilocazione dell'immobile.
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Compensazione delle spese di lite: quando il condominio paga
Il Proprietario di un locale adibito ad autorimessa ha citato in giudizio il Supercondominio per i danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti dal cortile sovrastante. Il Tribunale ha condannato il Supercondominio a risarcire i danni e a eliminare le infiltrazioni. In appello, i giudici hanno escluso il risarcimento per lucro cessante per difetto di prova e hanno disposto la totale compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul mancato guadagno, ma ha accolto il motivo relativo alla compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha stabilito che l'integrale accoglimento della domanda di rimozione delle infiltrazioni esclude una soccombenza reciproca tale da giustificare la divisione delle spese, rideterminando la ripartizione dei costi a favore del Proprietario.
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Responsabilità precontrattuale: l’ente ecclesiastico paga i danni
L'Ente Ecclesiastico avvia trattative con la Società per la permuta di terreni edificabili, inviandole una bozza di contratto. Facendo affidamento sulla conclusione dell'accordo, la Società rinuncia a un altro lucroso appalto. Tuttavia, l'Ente Ecclesiastico interrompe improvvisamente le trattative per contrattare con un altro soggetto. La Società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità precontrattuale dell'Ente Ecclesiastico. La Corte stabilisce che la necessità di autorizzazioni canoniche interne non esonera l'ente dall'obbligo di comportarsi secondo buona fede. Il danno viene liquidato in via equitativa, considerando il profitto perso per la rinuncia all'altra opportunità commerciale, quantificato nel dieci per cento del valore dell'appalto sfumato.
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Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: i paletti
Un'azienda agricola ha stipulato due contratti di fornitura di mais con un fornitore, ma ha ritirato solo una parte della merce a causa del crollo dei prezzi di mercato. L'azienda ha quindi richiesto la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del secondo accordo e lo scioglimento per mutuo consenso del primo. Il fornitore ha invece chiesto il risarcimento dei danni per inadempimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda agricola. I giudici hanno stabilito che il calo dei prezzi era un trend già in atto e prevedibile prima della firma. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a risarcire al fornitore oltre 137.000 euro per le perdite subite e il mancato guadagno.
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Subappalto non autorizzato: niente compenso né indennizzo
Un'impresa individuale ha eseguito lavori in subappalto per una cooperativa senza la preventiva autorizzazione della stazione appaltante. A causa di questa mancanza, il contratto è stato dichiarato nullo per violazione delle norme antimafia. L'impresa ha quindi richiesto un indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il subappalto non autorizzato è radicalmente nullo. Inoltre, per ottenere l'indennizzo da arricchimento ingiustificato, l'impresa avrebbe dovuto dimostrare i costi vivi effettivamente sostenuti (materiali e manodopera) e non il valore complessivo dell'opera, che include il mancato guadagno. Di conseguenza, l'impresa ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Risarcimento danni da allagamento: no a rivalutazioni gonfiate
Una commerciante ha subito un grave allagamento nel proprio negozio a causa della rottura di un tubo durante i lavori di ristrutturazione nell'appartamento sovrastante. La danneggiata ha chiesto il risarcimento danni da allagamento per la perdita della merce e il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso della commerciante, convalidando il metodo di calcolo del risarcimento applicato dalla Corte d'Appello. Trattandosi di un'obbligazione di valore, per calcolare correttamente la rivalutazione e gli interessi, la somma liquidata deve essere prima devalutata alla data del danno e poi rivalutata anno per anno, aggiungendo gli interessi sulle somme progressivamente rivalutate. Questo metodo evita ingiustificati arricchimenti e garantisce l'integrale riparazione del danno subito.
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Occupazione senza titolo: vende l’ufficio ma deve pagare i danni
Una società immobiliare acquista un ufficio, ma il venditore non lo rilascia e vi prosegue l'attività. L'immobile era stato promesso in locazione a un terzo, che recede a causa del mancato rilascio. La società acquirente chiede il risarcimento dei danni per occupazione senza titolo. I giudici di merito accertano il danno da lucro cessante per la perdita dei canoni di locazione. L'occupante propone ricorso in Cassazione contestando la ripartizione delle spese di lite, ma successivamente presenta formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia, confermando implicitamente le decisioni precedenti.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: esente il precariato
Un dipendente pubblico ha ottenuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il risarcimento per l'abuso del precariato nella pubblica amministrazione configura un indennizzo per perdita di chance occupazionali. Di conseguenza, tale somma ha natura puramente risarcitoria e non sostituisce la retribuzione. La Corte ha quindi confermato che non si applica la tassazione risarcimento perdita di chance, rigettando il ricorso del fisco e confermando il diritto del lavoratore al rimborso delle imposte trattenute.
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Tassazione risarcimento danni: il Fisco perde contro i precari
Una lavoratrice della scuola ha ottenuto il risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile come reddito. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso del Fisco, confermando che l'indennità per la perdita di chance occupazionali ha natura puramente risarcitoria (danno emergente) e non sostituisce alcuna retribuzione. Di conseguenza, la tassazione risarcimento danni non si applica a queste somme, che devono essere interamente rimborsate alla contribuente. Vince la lavoratrice, che ha diritto al rimborso delle imposte versate ingiustamente.
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Risarcimento del danno da inadempimento: no al doppio cumulo
Un'impresa appaltatrice ha chiesto il risarcimento del danno da inadempimento all'amministrazione comunale per il ritardo nel rilascio di una fideiussione e per ritardati pagamenti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato il Comune, applicando rivalutazione e interessi sia sul danno emergente che sul lucro cessante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, rilevando che i giudici d'appello hanno ignorato la contestazione sul cumulo illegittimo di rivalutazione e interessi e hanno erroneamente ritenuto non impugnata la questione sugli interessi moratori. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questi aspetti.
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Tassazione risarcimento precariato: il Fisco cede e rimborsa
Una lavoratrice della scuola ha ottenuto il risarcimento dei danni per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate ha inizialmente negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tali somme, considerandole reddito imponibile. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il diniego. La contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'amministrazione finanziaria ha annullato il diniego in autotutela, recependo l'orientamento della Suprema Corte favorevole alla non tassazione risarcimento precariato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di fatto, la contribuente ha ottenuto il rimborso delle imposte indebitamente trattenute sul risarcimento.
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Rimborso IRPEF risarcimento danni: il Fisco cede ai precari
Due docenti precari ottengono dal giudice del lavoro un risarcimento per l'abuso di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. Sulle somme ricevute viene applicata la ritenuta IRPEF. I lavoratori chiedono il rimborso IRPEF risarcimento danni, ma l'Agenzia delle Entrate rifiuta, ritenendo la somma tassabile come perdita di guadagno. Durante il giudizio in Cassazione, l'amministrazione finanziaria, recependo l'orientamento giurisprudenziale favorevole ai contribuenti, annulla il proprio diniego in autotutela. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando implicitamente che l'indennizzo per la precarietà lavorativa ha natura risarcitoria pura e non è soggetto a tassazione.
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Recesso anticipato dal contratto: la clinica perde e risarcisce
Una clinica sanitaria ha interrotto prima del tempo il rapporto di collaborazione quinquennale con un medico specialista. La Corte d'Appello ha ritenuto illegittimo il recesso anticipato dal contratto, qualificando il rapporto come collaborazione coordinata e continuativa e condannando la clinica a risarcire il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la previsione di un termine di durata esclude la facoltà di recesso libero (ad nutum) tipica dei contratti d'opera intellettuale. Inoltre, spetta al datore di lavoro dimostrare l'eventuale altro reddito percepito dal professionista (aliunde perceptum) per ridurre il risarcimento. La clinica perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio.
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Danno da mancato godimento: casa danneggiata ma zero risarcimento
Il Proprietario di un immobile ha chiesto il risarcimento dei danni causati da infiltrazioni di acqua e liquami provenienti dalla rete fognaria gestita dall'Ente Gestore. Il Tribunale ha riconosciuto i costi di ripristino ma ha negato il risarcimento per il danno da mancato godimento dell'immobile, ritenendo che questo non sia automatico ma richieda una prova concreta delle occasioni di affitto o vendita perdute. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Proprietario. La Suprema Corte ha ribadito che il danneggiato deve dimostrare il danno-conseguenza subito, non bastando la semplice limitazione del godimento del bene. Inoltre, ha ritenuto corretta la compensazione delle spese legali decisa dal giudice di merito a causa del parziale accoglimento delle richieste iniziali.
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Danno da occupazione senza titolo: no al risarcimento automatico
Una società proprietaria di un terreno ha chiesto il risarcimento dei danni per l'installazione di tubature fognarie nel proprio sottosuolo da parte del vicino, del comune e della società idrica. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché il terreno era stato completamente ripristinato dopo i lavori e la proprietaria non aveva dimostrato alcun danno concreto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno ribadito che il danno da occupazione senza titolo non è automatico (in re ipsa). Il proprietario deve sempre allegare e provare la perdita concreta della possibilità di godimento del bene o il mancato guadagno derivante dalla perdita di occasioni di vendita o locazione. Di conseguenza, la società proprietaria ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Incapacità lavorativa: risarcito anche chi è invalido dalla nascita
Una neonata ha riportato gravissime lesioni cerebrali con invalidità al 100% a causa della carente assistenza rianimatoria della clinica durante il parto. I genitori hanno chiesto il risarcimento dei danni, compreso il danno patrimoniale futuro per la perdita della capacità lavorativa. La Corte d'Appello ha negato questo risarcimento, ritenendo che l'incapacità lavorativa generica fosse già assorbita nel danno biologico e che non vi fosse prova di un danno specifico, visto che la bambina non avrebbe mai potuto lavorare. La Cassazione ha invece accolto il ricorso: chi subisce un'invalidità totale fin dalla nascita ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale futuro per la totale incapacità lavorativa. Questo danno va calcolato in via sussidiaria usando il parametro del triplo della pensione sociale.
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