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Lucro Cessante — Anno 2025

Altri anni per Lucro Cessante

Provvedimenti

Danno potenziale: quando non è risarcibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33957/2025, ha stabilito che il risarcimento per il deprezzamento di un immobile non è dovuto se il danno rimane meramente potenziale. Il proprietario deve dimostrare una perdita economica concreta e attuale, come una vendita a prezzo ribassato o l'impossibilità di locare il bene. Un semplice calo di valore teorico, che potrebbe essere recuperato in futuro, non costituisce un danno risarcibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del proprietario che lamentava danni per omessa manutenzione da parte del condominio e del comune, confermando che il danno potenziale non è sufficiente per fondare una pretesa risarcitoria.
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Responsabilità civile PA: inerzia e onere della prova
Una società del settore agroalimentare ha citato in giudizio un Ministero per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della revoca, poi annullata, di un finanziamento pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stata esclusa la responsabilità civile PA poiché il ritardo nel ripristino del contributo è stato attribuito all'inerzia della stessa società ricorrente, che non ha agito tempestivamente per l'esecuzione della sentenza favorevole. Inoltre, la società non ha fornito prova adeguata del danno subito.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Responsabilità amministratore srl: quando è personale?
La Corte di Cassazione conferma la condanna personale di un amministratore di s.r.l. per i gravi danni arrecati all'immobile locato dalla sua società al momento del rilascio. La Corte ha stabilito che la sua condotta, dolosa e con intento ritorsivo, ha generato una responsabilità amministratore srl di natura extracontrattuale, che si affianca a quella della società, obbligandolo al risarcimento sia del danno emergente che del lucro cessante.
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Danno da lucro cessante: prova e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una società conduttrice a risarcire il locatore non solo per i danni all'immobile, ma anche per il danno da lucro cessante derivante dall'impossibilità di rilocare il bene durante il periodo necessario alle riparazioni. L'ordinanza chiarisce i criteri sull'onere della prova e sulla liquidazione delle spese legali in caso di accoglimento parziale della domanda.
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Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Ricorso per Cassazione: inammissibile senza i fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione a causa della mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, come richiesto dal codice di procedura civile. Il caso riguardava una complessa vicenda immobiliare nata da un contratto preliminare non adempiuto. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Gestione patrimoniale: la banca risponde dei danni
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mala gestio in un contratto di gestione patrimoniale, in cui una banca aveva quasi azzerato un ingente patrimonio. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca e accoglie parzialmente quello del cliente, cassando la sentenza d'appello. Vengono affermati principi chiave sulla responsabilità dell'intermediario per lo scostamento dal benchmark, sul conflitto di interessi non sanabile da clausole generiche e sul diritto al risarcimento del lucro cessante. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento lucro cessante e tasse: la Cassazione
Una società immobiliare ha subito un danno a causa di difetti strutturali in un immobile, che hanno impedito la vendita di alcune unità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul calcolo del risarcimento lucro cessante, ha stabilito un principio fondamentale: l'importo liquidato deve tener conto della tassazione. Poiché il risarcimento sostituisce un reddito che sarebbe stato tassato, per evitare un ingiusto arricchimento del danneggiato, il danno deve essere calcolato al netto delle imposte che sarebbero state pagate su quel mancato guadagno.
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Indennità supplementare: non è soggetta a contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità supplementare, corrisposta a un dirigente a seguito di licenziamento ingiustificato, non rientra nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali. La sentenza chiarisce che tale somma ha una natura puramente risarcitoria e sanzionatoria nei confronti del datore di lavoro, e non costituisce un corrispettivo per l'attività lavorativa. Pertanto, la pretesa dell'ente previdenziale di assoggettare a contribuzione tale indennità è stata respinta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Danno occupazione sine titulo: come si prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26995/2025, ha chiarito le modalità di prova del danno da occupazione sine titulo. Un'amministrazione statale aveva richiesto il risarcimento per l'occupazione illegittima di un suo bene da parte di una società. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prova. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il danno è insito nella perdita della disponibilità del bene e può essere provato tramite presunzioni, basando la quantificazione sul valore locativo di mercato. Viene quindi alleggerito l'onere probatorio a carico del proprietario.
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Risarcimento danno marchio: no al cumulo di utili e royalty
Una società di gioielli è stata condannata per contraffazione di un marchio di una nota casa di moda. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha corretto la decisione di appello sul punto del risarcimento danno marchio, stabilendo che la restituzione degli utili realizzati dal contraffattore e il pagamento di una somma pari alla giusta royalty sono criteri di liquidazione alternativi e non cumulabili. La Suprema Corte ha annullato la sentenza che li aveva sommati, per evitare una duplicazione del risarcimento.
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Liquidazione equitativa danno: quando il giudice nega?
Un gestore di un impianto di carburanti ha citato in giudizio una società petrolifera per recesso illegittimo da un contratto di comodato, chiedendo il risarcimento per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che per ottenere una liquidazione equitativa del danno, il danneggiato deve prima fornire prove concrete sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito. In assenza di una prova adeguata, il giudice non può intervenire per quantificare il danno.
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Garanzia cessione credito: esclusa se c’è conoscenza
Una società immobiliare acquistava un credito da una procedura fallimentare, che si rivelava inesistente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia cessione credito, prevista dall'art. 1266 c.c., non è operante se l'acquirente (cessionario) era a conoscenza dell'inesistenza del credito al momento dell'acquisto. Di conseguenza, il cessionario non può richiedere il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante), ma solo la restituzione del prezzo pagato.
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Ingiustificato arricchimento: la prova del danno
Due professionisti hanno agito contro un ente pubblico per ottenere un indennizzo per ingiustificato arricchimento, a seguito di prestazioni professionali rese senza un contratto scritto valido. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la decisione di merito che aveva ridotto l'indennizzo. La Corte ha ribadito che, nell'azione di ingiustificato arricchimento, l'impoverimento deve essere concretamente provato e non può basarsi su presunzioni o parcelle non quietanzate. Il ricorso è stato respinto perché mirava a un riesame dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Evizione parziale: risarcimento e oneri del compratore
Una società immobiliare, dopo aver acquistato un vasto terreno, subisce una evizione parziale a favore del Demanio Marittimo. La Corte di Cassazione conferma la limitazione del risarcimento del danno, poiché la società acquirente era a conoscenza del rischio di evizione fin dalla stipula del contratto e non ha agito con ordinaria diligenza per mitigare i danni, rifiutando una proposta transattiva vantaggiosa dall'Amministrazione statale.
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Danno patrimoniale: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista che chiedeva il risarcimento del danno patrimoniale a seguito di un processo penale durato irragionevolmente. La Corte ha stabilito che il ricorso era tecnicamente viziato, in quanto mirava a un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, distinguendo tra violazione di legge e vizi di motivazione.
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Risarcimento danno locazione: prova e quantificazione
Una proprietaria ha richiesto al proprio condominio un risarcimento del danno per la mancata locazione del suo appartamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che per ottenere il risarcimento danno locazione è necessaria la prova specifica che l'impossibilità di affittare l'immobile per l'intero periodo richiesto sia direttamente imputabile al condominio. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del calcolo del danno basato su un canone di locazione passato, ritenuto un dato certo, e su un periodo di indisponibilità presunto dal giudice, in assenza di prove contrarie.
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Responsabilità contrattuale fornitore: oneri e doveri
Una società fornitrice ha citato in giudizio il proprio cliente per risarcimento danni, sostenendo che quest'ultimo non avesse garantito le condizioni necessarie (allaccio elettrico di un impianto) per l'esecuzione di un contratto di fornitura. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto la domanda, stabilendo che la responsabilità contrattuale per la predisposizione di tutti i mezzi necessari all'adempimento grava sul fornitore, salvo che il contratto disponga diversamente. È stato inoltre escluso l'istituto della "presupposizione", poiché la condizione mancata non era indipendente dall'attività del fornitore stesso.
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