La possibilità di accedere alla definizione agevolata rappresenta un momento di svolta fondamentale per i contribuenti impegnati in lunghi contenziosi tributari. Recentemente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico riguardante un istituto bancario e un ente comunale in merito a accertamenti IMU su immobili oggetto di leasing risolto.
Il contenzioso IMU su immobili in leasing
La vicenda trae origine da una serie di avvisi di accertamento per omesso versamento IMU. Il punto centrale della disputa riguardava chi dovesse essere considerato il soggetto passivo dell’imposta dopo la risoluzione anticipata di un contratto di locazione finanziaria, specialmente nei casi in cui il bene non sia stato ancora materialmente riconsegnato alla società concedente.
La risoluzione del contratto e il possesso del bene
Secondo l’interpretazione dei giudici di merito, la soggettività passiva ai fini IMU rimaneva in capo al locatario per tutta la durata del contratto. Tuttavia, la banca ha sollevato dubbi sulla legittimità di tale impostazione, portando la questione davanti alla Suprema Corte per violazione di legge e carenza di motivazione della sentenza di secondo grado.
L’istanza di rinvio e la Legge di Bilancio
Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, è intervenuta la Legge n. 197 del 29 dicembre 2022 (Legge di Bilancio 2023), che ha introdotto la disciplina della definizione agevolata per le controversie tributarie. Questa normativa offre una via d’uscita strategica per chiudere le liti pendenti al 1° gennaio 2023.
La facoltà degli enti locali
Un aspetto cruciale della normativa è che, mentre per le liti con l’Agenzia delle Entrate la sanatoria è automatica, per i tributi locali ogni ente ha la facoltà di stabilire l’applicazione delle disposizioni agevolative entro termini specifici. Nel caso in esame, la banca ha manifestato l’interesse ad attendere le determinazioni del Comune per valutare l’opportunità di aderire alla sanatoria.
Le motivazioni
La Corte di Cassazione ha ritenuto l’istanza di rinvio meritevole di accoglimento. I giudici hanno riconosciuto che la pendenza dei termini per l’adozione dei regolamenti comunali sulla definizione agevolata giustifica una pausa nel processo. Tale rinvio a nuovo ruolo è finalizzato a garantire l’economia processuale e a permettere alle parti di risolvere la controversia in via stragiudiziale, conformemente alle nuove disposizioni legislative.
Le conclusioni
L’ordinanza conferma l’orientamento di favore verso gli strumenti di deflazione del contenzioso. Quando il legislatore introduce misure come la definizione agevolata, il sistema giudiziario deve permettere ai soggetti coinvolti di esercitare tale opzione, sospendendo temporaneamente l’iter processuale. Questa decisione offre un importante precedente per tutti i contribuenti che attendono decisioni dagli enti locali in merito alle sanatorie fiscali previste dalle recenti manovre di bilancio.
Cos’è la definizione agevolata per le liti tributarie?
Si tratta di una misura che permette di chiudere i contenziosi fiscali pendenti pagando una quota ridotta del tributo, beneficiando dello stralcio di sanzioni e interessi.
Chi paga l’IMU se il contratto di leasing è risolto ma il bene non è restituito?
La questione è complessa e oggetto di dibattito giurisprudenziale; solitamente la legge punta a identificare il locatario come soggetto passivo fino alla riconsegna, ma la risoluzione anticipata può spostare l’onere sul concedente.
Si può chiedere la sospensione del processo per aderire a una sanatoria fiscale?
Sì, qualora intervenga una nuova legge che preveda la definizione agevolata, le parti possono richiedere alla Cassazione il rinvio della causa per valutare la convenienza dell’adesione.