Definizione
Un provvedimento del giudice che non definisce il giudizio, ma risolve questioni procedurali sorte durante il processo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 77 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 31% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 15%
- Rigettato 1%
- Inammissibile 31%
- Estinto 22%
- Altro 31%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 538%
- Civile Sez. 632%
- Civile Sez. 330%
Precedenti più richiamati
- Cass. 14223/2017in 6 provvedimenti
- Cass. S.U. 20449/2014in 8 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un'associazione occupava un immobile pubblico rivendicando il diritto di acquisto agevolato. La Cassazione aveva respinto il suo ricorso confermando il diniego, ma correggendo la motivazione: l'ente non aveva finalità abitative personali. Successivamente l'ente ha rinvenuto un atto del 1992 attestante l'assegnazione a uso abitativo e ha promosso ricorso per revocazione per documento decisivo. La Seconda Sezione civile ha rilevato un dubbio interpretativo: la legge ammette questo rimedio straordinario solo contro le decisioni della Cassazione che risolvono la lite nel merito. Non è pacifico se la semplice rettifica dei motivi rientri in tale ambito o se vi rientri quando la Corte abbia ecceduto i limiti correttivi. L'ordinanza ha quindi rimesso la questione al Primo Presidente per l'eventuale esame da parte delle Sezioni Unite.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone e ai suoi soci, contestando maggiori imposte per l'anno 2008. I contribuenti hanno impugnato gli atti e, dopo aver perso in secondo grado, hanno proposto ricorso per cassazione tramite due professionisti. Nel corso del procedimento di vertice, uno dei due legali ha disconosciuto formalmente il mandato, negando di aver redatto l'atto o autenticato la sottoscrizione. La Suprema Corte ha sospeso la decisione e disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, incaricando la cancelleria di compiere verifiche sul patrocinio in Cassazione del secondo difensore rimasto formalmente officiato, per accertare la sua valida iscrizione all'albo speciale dei patrocinanti.
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Una società impugna un avviso di accertamento tributario davanti ai giudici di legittimità. Subito dopo la conclusione della camera di consiglio, il difensore della contribuente deposita istanza per far dichiarare la cessazione del processo, allegando l'avvenuta adesione alla rottamazione quater e i versamenti eseguiti. La Suprema Corte riconvoca il collegio ma evidenzia la necessità di rispettare il principio del contraddittorio: l'Amministrazione finanziaria deve poter verificare i pagamenti e replicare alla documentazione depositata tardivamente. I giudici rinviano quindi la causa a nuovo ruolo, posticipando l'estinzione della lite.
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Una società cooperativa agricola ha ricevuto dal Comune un accertamento TARI per la tassa sui rifiuti relativa all'anno 2014. L'ente locale contestava l'omesso versamento del tributo per un immobile adibito alla lavorazione e al commercio di carni. La contribuente ha impugnato l'atto contestando il difetto di motivazione e la produzione effettiva di rifiuti. I giudici di merito hanno respinto il ricorso applicando la presunzione legale di produzione dei rifiuti per i locali commerciali. La società ha quindi promosso ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che la contribuente non ha depositato la copia notificata della sentenza impugnata. Di fronte alla questione dell'improcedibilità dell'impugnazione e all'impatto della recente consultazione telematica del fascicolo d'ufficio, la Corte ha rinviato la decisione a nuovo ruolo in attesa dell'esito della pubblica udienza fissata su questo tema nodale.
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Una cooperativa agricola ha impugnato un avviso di accertamento per omessa TARSU, sostenendo la non debenza del tributo per la propria attività. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno confermato la pretesa del Comune, ritenendo i locali produttivi di rifiuti. La società ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la parte ricorrente ha omesso di depositare la copia notificata della sentenza impugnata, attestante la data di notifica. Questa omissione ha sollevato d'ufficio il rischio di improcedibilità del ricorso per cassazione ai sensi delle norme procedurali. La Suprema Corte ha sospeso la decisione e rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa che la pubblica udienza chiarisca se l'acquisizione telematica del fascicolo d'ufficio possa evitare l'improcedibilità.
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Una contribuente ha impugnato plurimi avvisi di accertamento ICI area fabbricabile per le annualità dal 2007 al 2011. L'amministrazione comunale pretendeva il tributo sul terreno contiguo all'abitazione, considerato edificabile anziché pertinenziale. La società concessionaria della riscossione ha difeso la pretesa fiscale, mentre il Comune non ha partecipato al giudizio. La Corte di Cassazione, rilevata la mancanza della prova di consegna del ricorso all'ente locale, ha sospeso la decisione e ordinato la regolarizzazione del contraddittorio.
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Una società creditrice ha impugnato il decreto che confermava l'omologazione di una proposta formulata da un ente pubblico per chiudere il fallimento di una società partecipata. La contestazione riguardava la legittimità della procedura e del concordato fallimentare approvato dai giudici di merito. Arrivata la controversia davanti alla Suprema Corte, le parti hanno presentato memorie contrapposte sulla prosecuzione immediata del giudizio o sul suo differimento. I giudici di legittimità hanno disposto il rinvio dell'udienza a una nuova data per garantire la trattazione congiunta con un altro ricorso pendente sulla stessa questione di diritto.
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La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione promossa da una contribuente e la condanna alle spese di lite oltre a una sanzione per lite temeraria. Il provvedimento indica tuttavia per sbaglio un Comune terzo estraneo alla causa come beneficiario della somma al posto della società concessionaria della riscossione. La società presenta istanza per la correzione di errore materiale per ottenere la corretta attribuzione del credito. I giudici rilevano che la cancelleria ha comunicato solo la data dell'udienza senza notificare la formale istanza difensiva alla controparte. La Suprema Corte sospende la decisione e concede sessanta giorni alla società per notificare l'atto, fissando un rinvio a nuovo ruolo.
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Il Comune ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la sentenza tributaria regionale che aveva annullato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2017 a carico di una società. Durante il giudizio di legittimità, la società contribuente ha reso noto di aver concluso un accordo conciliativo con l'amministrazione, chiedendo il rinvio dell'udienza per verificare l'avvenuto pagamento degli importi concordati. Il Comune ha aderito formalmente all'istanza, specificando di aver attivato la procedura di definizione agevolata delle entrate comunali, destinata a concludersi in tempi rapidi. I giudici della Suprema Corte hanno accolto la richiesta congiunta e disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento della sanatoria.
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Un Comune ha impugnato in Cassazione la sentenza di secondo grado che annullava un avviso di accertamento IMU emesso contro una società. Durante il giudizio di legittimità, la società contribuente ha comunicato la stipula di un accordo conciliativo con l'amministrazione, chiedendo il rinvio dell'udienza per eseguire i pagamenti previsti. Il Comune ha aderito all'istanza segnalando la procedura in corso per la definizione agevolata tributi locali, destinata a chiudersi a breve. Accertata la volontà comune di definire transattivamente la lite, la Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il processo tributario.
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Un'amministrazione comunale ha notificato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale propria a una società di costruzioni. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, accogliendo le doglianze della società contribuente. Il Comune ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per ottenere la riforma della pronuncia sfavorevole. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha comunicato l'avvenuto raggiungimento di un accordo conciliativo e ha domandato una sospensione dell'udienza per poter versare il dovuto. L'ente locale ha confermato l'adesione all'accordo, dichiarando l'avvio della procedura di definizione agevolata per le entrate tributarie dell'ente. La Corte Suprema ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha accolto l'istanza congiunta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento del pagamento concordato.
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Un Comune ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza che annullava un accertamento relativo all'imposta municipale propria del 2015 a carico di una società. Durante il giudizio, la società ha depositato un accordo conciliativo IMU stipulato con l'ente, domandando il rinvio della discussione per consentire la verifica dei pagamenti rateali concordati. Il Comune ha prestato adesione all'istanza, specificando l'apertura della procedura per la definizione agevolata delle proprie entrate tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza congiunta delle parti e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il processo in attesa dell'esito della conciliazione.
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Una società ha chiesto la sdemanializzazione di alcuni terreni situati in Calabria, ma l'ente pubblico ha respinto l'istanza. L'impresa ha impugnato il provvedimento negativo davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che ha confermato il diniego e respinto il ricorso. La società ha quindi proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento della pronuncia. Le Sezioni Unite hanno rilevato che lo stesso Tribunale speciale delle acque ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla norma che prevede un unico grado di giudizio per tali controversie amministrative, escludendo il primo grado. In attesa del giudizio della Corte Costituzionale, che inciderà direttamente sulle regole applicabili e sulle tutele dei cittadini, la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo senza decidere nel merito.
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Una società termale otteneva in passato un permesso di ricerca e una concessione per lo sfruttamento idrico locale. Successivamente, la società presentava un'istanza di ampliamento per sfruttare ulteriori sorgenti. La Regione respingeva la richiesta, imponendo l'apertura di una gara a tutela della concorrenza. L'impresa impugnava il rifiuto e chiedeva un maxi risarcimento danni, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rigettava il ricorso. La questione approdava in Cassazione sulla disputa relativa alla concessione di acque minerali. Le Sezioni Unite hanno sospeso il giudizio senza decidere il merito: il collegio ha rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa che la Corte Costituzionale stabilisca se la competenza in unico grado del tribunale speciale violi il diritto al doppio grado di giudizio.
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La società concessionaria autostradale ha impugnato l'ordine ministeriale di demolizione di un vecchio ponte su un fiume, prescritto a tutela del rischio idraulico nell'ambito dei lavori autostradali. Inizialmente i progetti escludevano l'abbattimento del manufatto, ritenuto utile per regolare la portata delle acque. Successivamente il Ministero ha imposto la demolizione a seguito di eventi di piena. Dopo il ricorso respinto dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, la concessionaria si è rivolta alla Corte di Cassazione. I giudici supremi non hanno deciso nel merito la vertenza. Il medesimo Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva infatti sollevato questione di costituzionalità sulla norma che gli attribuisce la competenza in unico grado. La Cassazione ha quindi sospeso il processo e rinviato la causa a nuovo ruolo, attendendo il verdetto della Corte Costituzionale sul riparto di giurisdizione.
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L'Ente previdenziale ha richiesto a una società partecipata dal gruppo postale oltre tre milioni di euro per contributi previdenziali minori relativi a mobilità, assegni familiari (CUAF) e Fondo garanzia TFR per i propri dipendenti. L'Azienda ha contestato l'obbligo, sostenendo l'esclusività del regime previdenziale speciale postale e le specifiche esenzioni di settore. I giudici di merito hanno accolto solo in parte le ragioni delle parti. Entrambe hanno quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici, data l'estrema complessità dell'evoluzione normativa del comparto e l'impatto dei fondi di solidarietà bilaterali sulle società controllate privatizzate, hanno sospeso la pronuncia finale. La Suprema Corte ha rimesso gli atti all'Ufficio del Massimario per un'approfondita relazione tecnica, rinviando la trattazione.
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L'ente previdenziale ha emesso un avviso di addebito contro una società controllata dal gruppo postale per il recupero della contribuzione minore, comprensiva di cassa integrazione, mobilità e assegni familiari per oltre cinquecentomila euro. I giudici di merito hanno annullato la richiesta, sostenendo l'esonero dell'azienda in virtù della proprietà pubblica e consentendo la detrazione delle somme già anticipate ai lavoratori. L'istituto previdenziale ha contestato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo la natura privatistica della società e l'inderogabilità degli obblighi contributivi. Constatata la notevole complessità e la novità normativa del caso, la Suprema Corte ha sospeso la decisione finale. Con un'apposita ordinanza interlocutoria, i magistrati hanno disposto la trasmissione degli atti all'Ufficio del Massimario per una dettagliata ricognizione giurisprudenziale, rinviando l'esame del giudizio a nuovo ruolo.
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L'ente previdenziale ha richiesto a una società controllata del gruppo postale il versamento di contributi previdenziali minori per i propri dirigenti, riguardanti il Fondo di garanzia del trattamento di fine rapporto e la Cassa Unica Assegni Familiari. L'azienda si è opposta sostenendo la piena vigenza del proprio regime speciale ed esclusivo di previdenza, che la esonererebbe dal pagamento di queste voci accessorie. La Corte di Cassazione ha riscontrato una notevole complessità interpretativa sulle norme che regolano la privatizzazione dei servizi postali e i connessi obblighi contributivi. I giudici supremi non hanno formulato un verdetto definitivo e hanno pronunciato un'ordinanza interlocutoria. La Suprema Corte ha affidato lo studio del caso all'Ufficio del Massimario per una ricostruzione della disciplina applicabile, rinviando la causa a una nuova udienza.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di intimazione per oltre 200.000 euro di imposte non pagate. L'Ufficio aveva recapitato la precedente cartella di pagamento soltanto al curatore fallimentare, poiché il debitore era sottoposto a procedura fallimentare e irreperibile all'anagrafe. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa fiscale, ritenendo invalida la notifica eseguita verso il solo curatore senza contestuale invio al fallito in proprio. L'amministrazione finanziaria ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno sospeso la definizione della lite: l'ordinanza ha rimesso la questione alla pubblica udienza per chiarire se la notifica cartella al fallito debba avvenire nei confronti del curatore, del debitore o di entrambi entro i termini legali.
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Un ente assistenziale senza scopo di lucro gestisce una residenza per anziani erogando servizi sia in convenzione con l'azienda sanitaria locale sia per ospiti privati. Il Comune contesta il mancato pagamento dell'imposta municipale per oltre 165 mila euro, negando l'esenzione IMU enti non commerciali a causa delle rette allineate ai prezzi di mercato. L'ente impugna l'atto sostenendo la natura meritevole della propria attività e l'assenza di un reale pareggio di bilancio. I giudici di merito danno ragione al Comune, qualificando l'attività come commerciale per l'onerosità dei servizi resi. La Corte di Cassazione, rilevata la recente approvazione di norme di interpretazione autentica sulle attività socio-sanitarie accreditate, sospende il giudizio e rinvia la decisione in attesa della trattazione della questione di diritto in udienza pubblica.
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