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Trecento dosi di cocaina: esclusa la lieve entità dello spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione e spaccio in concorso di cinquantadue grammi di cocaina, suddivisa in trecento dosi. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e, per uno di essi, il riconoscimento della minima partecipazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l’ingente quantitativo di droga, il confezionamento pronto per lo smercio, la diversità della sostanza e l’accordo preventivo tra i soggetti escludono categoricamente la lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 6218 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 6218/2022)

Quando la droga è troppa non si applica la lieve entità dello spaccio

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso in materia di stupefacenti. La decisione chiarisce i confini per l’applicazione della attenuante della lieve entità dello spaccio (una riduzione di pena per i casi di minima gravità). Molti imputati cercano di ottenere questa qualificazione per evitare pene severe. Tuttavia, i giudici di legittimità (i giudici della Cassazione che controllano la corretta applicazione della legge) pongono limiti molto rigidi. Se la quantità di droga supera una certa soglia e le modalità dello scambio indicano una organizzazione strutturata, il colpevole non può sperare in alcuno sconto di pena.

Il fatto: lo scambio di cocaina monitorato dalle forze dell’ordine

I Carabinieri hanno osservato direttamente un incontro sospetto tra due soggetti in una piazza di spaccio. Il Primo Ricorrente e il Secondo Ricorrente si sono incontrati con modalità concordate in precedenza. Il Secondo Ricorrente ha fatto un semplice cenno con la mano. Questo gesto ha indicato al complice di seguirlo. Subito dopo, i militari hanno assistito allo scambio della sostanza stupefacente (droga) e sono intervenuti immediatamente.

Le forze dell’ordine hanno sequestrato ben trecento dosi di cocaina già confezionate. La sostanza pesava complessivamente cinquantadue grammi. La droga era divisa in involucri pronti per la vendita immediata. Inoltre, i militari hanno accertato la presenza di tipologie diverse di sostanza, destinate sia al fumo sia all’inalazione. I giudici di merito (i magistrati del tribunale e della corte d’appello che valutano i fatti) hanno ritenuto che questa condotta non fosse affatto occasionale. Al contrario, i due soggetti agivano sulla base di un accordo preciso e collaudato.

Il tentativo di ottenere uno sconto di pena

I difensori dei due condannati hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa del Primo Ricorrente ha lamentato la mancata concessione della attenuante speciale. Secondo la tesi difensiva, il quantitativo complessivo di cinquantadue grammi doveva essere considerato modesto. Di conseguenza, i giudici avrebbero dovuto riqualificare il reato in una ipotesi meno grave.

La difesa del Secondo Ricorrente ha proposto argomenti simili. Il difensore ha sostenuto che il suo assistito avesse svolto solo il ruolo di corriere per conto di terzi. Per questo motivo, ha chiesto il riconoscimento della minima partecipazione (una riduzione di pena per chi ha un ruolo marginale nel reato). Inoltre, la difesa ha evidenziato che l’uomo non possedeva denaro al momento dell’arresto. Questo elemento, secondo i difensori, dimostrava l’assenza di un profitto diretto.

Le motivazioni: perché è stata esclusa la lieve entità dello spaccio

La Suprema Corte ha rigettato le richieste dei ricorrenti. I giudici hanno spiegato che la lieve entità dello spaccio richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso concreto. Non è sufficiente considerare solo il peso della droga sequestrata.

In questo caso, i giudici hanno evidenziato tre elementi decisivi. Primo, il numero di dosi era elevato. Trecento dosi di cocaina rappresentano un quantitativo idoneo a soddisfare molti clienti. Secondo, la droga era già confezionata e pronta per lo smercio. Questo dettaglio dimostra una attività organizzata e non occasionale. Terzo, la presenza di sostanze con modalità di assunzione differenti indica una diversificazione dell’offerta commerciale.

La Cassazione ha ricordato che quando le sentenze di primo e secondo grado concordano, le loro motivazioni si fondono. I ricorrenti non possono ripetere in Cassazione le stesse contestazioni già respinte. I ricorsi non confrontati con le motivazioni d’appello sono aspecifici (privi di collegamento reale con la sentenza) e inammissibili (non esaminabili).

Le conclusioni: la decisione della Cassazione sulla lieve entità dello spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati. Questa decisione comporta la perdita definitiva di ogni possibilità di riforma della sentenza di condanna. I due soggetti rimangono condannati alle pene stabilite nei precedenti gradi di giudizio.

Oltre alla conferma della condanna principale, i ricorrenti devono subire le conseguenze economiche della loro scelta processuale. La legge prevede che la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporti la condanna al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, i giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Lo Stato punisce in questo modo l’abuso dello strumento del ricorso quando questo si rivela manifestamente infondato.

Quando si applica l’attenuante della lieve entità nei reati di droga?
L’attenuante si applica quando il fatto presenta una minima gravità complessiva, valutando non solo il peso della sostanza ma anche i mezzi usati, le modalità dell’azione e la non occasionalità della condotta.

Il ruolo di semplice corriere permette di ottenere uno sconto di pena automatico?
No, il ruolo di corriere non garantisce automaticamente uno sconto di pena o il riconoscimento della minima partecipazione, specialmente se il soggetto agisce in base a un accordo preventivo e collaudato.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna diventa definitiva e irrevocabile. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Lieve entità
Circostanza attenuante che comporta una riduzione della pena quando il fatto di reato presenta una gravità complessiva minima per modalità, mezzi o quantità.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso perché privo dei requisiti legali richiesti.
Concorso di persone
Situazione in cui più soggetti collaborano attivamente e consapevolmente alla realizzazione di uno stesso reato.
Recidiva
Condizione di chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato con sentenza definitiva per un reato precedente.
Cassa delle Ammende
Fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia in cui confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde i ricorsi giudiziari.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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