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Lieve Entità Dello Spaccio

Definizione

Fattispecie di reato che punisce il commercio di stupefacenti con pene ridotte quando la condotta presenta una gravità minima per quantità, qualità o modalità.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 110 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 83% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 5%
  • Rigettato 11%
  • Inammissibile 83%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 777%
  • Penale Sez. 416%
  • Penale Sez. 38%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 13115/2020in 4 provvedimenti
  • Cass. 15490/2022in 4 provvedimenti
  • Cass. 27809/2013in 5 provvedimenti
  • Cass. 24509/2018in 3 provvedimenti
  • Cass. 32696/2015in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio e carcere: conta l’organizzazione
L'Indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di cocaina. La difesa ha chiesto di riqualificare le condotte nell'ipotesi di lieve entità nello spaccio, evidenziando il sequestro di soli 5,3 grammi di sostanza e l'assenza di perizia chimica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la misura carceraria. I giudici hanno stabilito che l'esiguità del sequestro non rileva se intercettazioni e osservazioni dimostrano un'attività di spaccio continuativa, organizzata e di consistente volume economico. Inoltre, per applicare misure cautelari non occorre una perizia formale, bastando il narcotest della polizia. Il pericolo di reiterazione e i precedenti specifici giustificano la custodia in carcere.
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Lieve entità nello spaccio: respinto il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione della lieve entità nello spaccio e l'eccessività della pena inflitta. Le autorità avevano sequestrato 53 grammi di cocaina e 77 grammi di marijuana, insieme a documenti attestanti vendite continuative. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante e la contabilità dell'attività illecita escludono l'occasionalità della condotta. Il calcolo della pena è risultato corretto perché applicato nei minimi edittali, tenuto conto anche dei precedenti penali specifici del ricorrente.
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Lieve entità nello spaccio: quando la continuità nega lo sconto
Due uomini sono stati condannati per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati ha presentato ricorso richiedendo la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, evidenziando che le singole cessioni riguardavano ridotti quantitativi di sostanza. L'altro ricorrente ha eccepito un vizio formale nella notifica dell'atto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi di lieve entità nello spaccio non si applica quando le condotte si inseriscono in una rete organizzata e continuativa con rilevanti volumi complessivi di droga. La Corte ha inoltre confermato la misura dell'espulsione dal territorio dello Stato per il cittadino straniero e ha stabilito che i difetti di notifica non eccepiti nei termini risultano sanati.
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Lieve entità nello spaccio: esclusa se c’è organizzazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati continuati in materia di stupefacenti. La difesa ha contestato la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno evidenziato un'attività delittuosa strutturata: smercio capillare di diverse droghe, stabili legami con altri trafficanti e utilizzo di schede telefoniche intestate a terzi per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Tali elementi escludono qualsiasi configurazione di minima offensività. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha ordinato il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: respinto il ricorso del recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per traffico illecito di sostanze stupefacenti, respingendo la richiesta di riconoscere la lieve entità nello spaccio. Il ricorrente contestava la mancata concessione dell'ipotesi attenuata e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La motivazione della corte d'appello risulta solida e priva di difetti logici. I precedenti penali dell'imputato e le modalità del fatto evidenziano una condotta continuativa e un'attività abituale, incurante delle precedenti sanzioni subite. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio, oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio negata per cocaina pura al 70%
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità nello spaccio. Gli inquirenti avevano sequestrato centosettantacinque grammi di cocaina con principio attivo superiore al 70 per cento, oltre a varie dosi già confezionate e cedute. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio poiché la purezza della droga e il quantitativo dimostravano una struttura idonea a rifornire un numero consistente di acquirenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: duecento grammi e recidiva negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie attenuata della lieve entità spaccio. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando il sequestro di quasi duecento grammi di hashish e la presenza di condotte ripetute di vendita e detenzione della droga. Tali elementi escludono una portata offensiva minima e impediscono l'applicazione della corsia sanzionatoria ridotta. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio esclusa: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la condanna per reati di droga e chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata del reato. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo la richiesta difensiva. Per configurare la lieve entità spaccio, i giudici devono analizzare complessivamente la qualità, la quantità della sostanza, i mezzi adoperati e le modalità dell'azione. Quando anche un solo parametro presenta una gravità determinante, come un'organizzazione strutturata o una consistente quantità di sostanze immesse sul mercato, tale fattore impedisce la concessione dell'ipotesi attenuata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la pena principale e condannandolo al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio negata per materiale di confezionamento
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione della propria condanna nel reato di minore gravità. La difesa contestava la mancata applicazione dell'ipotesi più tenue e il diniego delle attenuanti. I giudici hanno invece confermato la piena responsabilità penale. Il quantitativo di sostanza e il possesso di strumenti per il confezionamento hanno impedito il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione perché fondata su motivi generici e ripetitivi. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nello spaccio: esclusa per 400g e rete attiva
Un imputato ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento della lieve entità nello spaccio dopo la condanna per la detenzione di 400 grammi di marijuana. I giudici di merito avevano escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo consistente, delle modalità organizzate e dell'inserimento del soggetto in una collaudata rete di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Quando anche uno solo dei parametri di legge assume una portata negativa prevalente, la fattispecie minore non può trovare applicazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio in carcere: negata lieve entità, ricorso inammissibile
Un Lavoratore, dopo aver usufruito di un permesso premio, introduceva in carcere quasi 100 grammi di hashish, quantità da cui si potevano ricavare oltre 500 dosi. Il Lavoratore ha impugnato la condanna, contestando la mancata applicazione della "lieve entità spaccio" e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la "lieve entità spaccio" non si applica per la significativa quantità di droga e le specifiche modalità dell'azione, come l'introduzione in un istituto penitenziario. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente il riferimento ai precedenti penali del ricorrente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
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Lieve entità spaccio: stop allo sconto con 900 dosi
L'Imputato è stato fermato con oltre 464 grammi di hashish, dai quali erano ricavabili circa 918 dosi singole. Le forze dell'ordine hanno trovato anche una cospicua somma di denaro contante non giustificata e strumenti per il confezionamento. L'accusa ha contestato la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'indagato ha richiesto il riconoscimento dell'ipotesi attenuata del fatto di lieve entità spaccio e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della rilevanza quantitativa e qualitativa della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
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Lieve entità spaccio negata: 50 dosi confermano la condanna
L'Imputato è stato fermato con cinquanta dosi di cocaina e crack destinate alla vendita. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione illecita a due anni e otto mesi di reclusione e a oltre undicimila euro di multa. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione dell'accusa nella fattispecie di lieve entità spaccio, contestando la gravità attribuita al fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Collegio ha stabilito che l'elevato quantitativo frazionato in dosi e le circostanze concrete impediscono il beneficio della minore gravità. L'Imputato dovrà scontare la pena confermata e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Lieve entità nello spaccio: auto e contabilità escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per detenzione illecita di sostanze stupefacenti a carico di un imputato, negando la concessione della lieve entità nello spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto diverse tipologie di droghe all'interno della vettura dell'uomo durante un controllo. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato sostenendo una ridotta offensività per qualità e quantità delle sostanze. I giudici hanno respinto la tesi evidenziando un'organizzazione strutturata: l'imputato utilizzava l'auto come base logistica, disponeva di due telefoni cellulari, un listino prezzi e un registro contabile dei clienti. Questi elementi superano i confini della piccola cessione da strada. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Lieve entità spaccio: stop se la droga supera 18.000 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per traffico di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento della lieve entità spaccio ai sensi dell'art. 73 comma 5 del Testo Unico Stupefacenti. Tuttavia, la presenza di circa due chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre diciottomila dosi singole, e il possesso di telefoni cellulari con doppia scheda telefonica hanno smentito l'ipotesi di una condotta marginale. I giudici hanno confermato che tali elementi dimostrano un'attività di smercio organizzata su larga scala. Con questa decisione, L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Lieve entità nello spaccio: efficienza e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati di droga, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità nello spaccio e il calcolo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità richiede una valutazione globale di qualità, quantità, mezzi impiegati e frequenza dell'attività illecita. La presenza di un'organizzazione efficiente esclude l'attenuazione della pena. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già rideterminato la pena applicando la continuazione tra reati, rendendo prive di fondamento le obiezioni difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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