L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la sentenza di appello che confermava la sua condanna per cessione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, nella specie hashish e cocaina. La difesa eccepisce vizi di motivazione sulla responsabilità e contesta l'eccessiva severità della sanzione. I giudici di merito avevano accertato lo spaccio valorizzando sia la diversità e la quantità delle droghe rinvenute, sia le dichiarazioni confessorie di un acquirente colto subito dopo la compravendita. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per assoluta genericità delle doglianze, evidenziando che l'elevata sanzione trova fondamento nell'eterogeneità delle sostanze e nella marcata pericolosità sociale dell'autore, già gravato da condanne continue dal 2005. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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