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Particolare tenuità del fatto e reddito di cittadinanza

Un soggetto condannato per false dichiarazioni reiterate per ottenere il reddito di cittadinanza ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la reiterazione della condotta per tre anni e l’entità della somma percepita (circa 5.000 euro annui) escludono la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. La rateizzazione del debito con l’ente previdenziale non è stata ritenuta un elemento decisivo.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: Non si applica a chi mente più volte per il Reddito di Cittadinanza

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di reati legati alle false dichiarazioni per l’ottenimento di sussidi statali. In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere invocata quando la condotta illecita è reiterata nel tempo e l’importo indebitamente percepito non è trascurabile. Questo caso offre spunti cruciali per comprendere i limiti di applicazione di un istituto pensato per deflazionare il sistema penale.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dalla condanna inflitta a un individuo per il reato previsto dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019, per aver fornito false dichiarazioni al fine di ottenere il Reddito di Cittadinanza. La condotta illecita si era protratta per tre annualità consecutive (2020, 2021 e 2022), portando l’imputato a percepire indebitamente una somma di circa 5.000 euro all’anno.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano confermato la sua colpevolezza, condannandolo a una pena di 11 mesi e 10 giorni di reclusione, oltre a una multa di 1.500 euro. L’imputato ha quindi proposto ricorso per Cassazione, basandolo su un unico motivo: il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto.

L’esclusione della particolare tenuità del fatto

Il ricorrente sosteneva che il suo comportamento, nel complesso, dovesse essere considerato di minima offensività e, pertanto, non punibile ai sensi dell’art. 131-bis del codice penale. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto categoricamente questa tesi, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile.

Il ragionamento della Suprema Corte si fonda su due pilastri argomentativi che i giudici di merito avevano già correttamente evidenziato nella sentenza impugnata. Questi elementi sono stati ritenuti ostativi all’applicazione dell’istituto della particolare tenuità del fatto.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

In primo luogo, la Corte ha sottolineato la reiterazione della condotta illecita. Le false dichiarazioni non sono state un episodio isolato, ma si sono ripetute per tre distinte annualità. Questa serialità nel comportamento criminoso è stata interpretata come un indicatore di una maggiore intensità del dolo e di un’offesa non trascurabile al bene giuridico tutelato dalla norma, che è la corretta allocazione delle risorse pubbliche destinate al sostegno delle fasce deboli della popolazione.

In secondo luogo, i giudici hanno dato rilievo alla consistenza dell’importo percepito. Una somma di circa 5.000 euro all’anno, per un totale di circa 15.000 euro nel triennio, non può essere considerata esigua. L’entità del danno economico causato allo Stato è un parametro fondamentale per valutare la gravità del fatto e, in questo caso, è stata ritenuta sufficiente a escludere la particolare tenuità. La Corte ha inoltre precisato che l’accordo di rateizzazione del debito con l’INPS, sebbene lodevole, non è un elemento dirimente in senso contrario, poiché non cancella la gravità della condotta originaria.

Conclusioni

La decisione della Cassazione conferma un orientamento giurisprudenziale rigoroso: la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è un’esimente applicabile con leggerezza, specialmente in contesti di frode ai danni dello Stato. La ripetitività del comportamento e l’entità del profitto illecito sono elementi che, sommati, delineano un quadro di gravità incompatibile con la ‘tenuità’ richiesta dalla legge. Questa ordinanza serve da monito: l’accesso ai benefici sociali si basa su un patto di fiducia con la collettività, e la sua violazione sistematica non può essere considerata un fatto di lieve entità, con tutte le conseguenze penali che ne derivano, inclusa la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.

Perché la Cassazione ha escluso l’applicazione della particolare tenuità del fatto?
La Corte ha escluso l’applicazione della particolare tenuità del fatto per due motivi principali: la reiterazione della condotta illecita, che si è protratta per tre distinte annualità, e la consistenza dell’importo indebitamente percepito, pari a circa 5.000 euro all’anno, considerato non esiguo.

La rateizzazione del debito con l’INPS ha avuto un peso nella decisione?
No, la Corte ha specificato che l’avvenuta rateizzazione del debito concordato con l’INPS per la restituzione delle somme non è un elemento decisivo per escludere la responsabilità penale o per qualificare il fatto come di particolare tenuità. Non cancella la gravità della condotta originaria.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, come in questo caso, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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