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Lieve entità nel reato di spaccio e rifiuto dell’attenuante

L’Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di cocaina e hashish per un totale di circa ottanta dosi. Nonostante il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell’ulteriore attenuante del lucro di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo sequestrato possedeva un valore economico non esiguo, escludendo così la minima entità del guadagno. L’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16695 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 16695/2022)

Il caso e la lieve entità nel reato di spaccio

La vicenda giudiziaria prende le mosse dall’arresto di un soggetto trovato in possesso di sostanze stupefacenti, nello specifico cocaina ed hashish. Il quantitativo complessivo sequestrato dalle forze dell’ordine corrispondeva a circa ottanta dosi individuali destinate alla vendita. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale dell’individuo, riqualificando tuttavia il fatto nella fattispecie di minore gravità. La normativa italiana prevede infatti una sanzione ridotta quando la condotta integra la lieve entità nel reato di spaccio, tenendo conto dei mezzi, delle modalità dell’azione e del quantitativo della sostanza.

La difesa dell’imputato ha comunque ritenuto insoddisfacente l’esito dei precedenti gradi di giudizio. L’avvocato difensore ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per ottenere una ulteriore riduzione della pena. Il ricorso si fondava sulla presunta mancata applicazione della circostanza attenuante relativa al lucro di lieve entità. Secondo la tesi difensiva, il guadagno economico derivante dalla cessione di quel quantitativo di droga sarebbe stato del tutto irrilevante per il patrimonio dell’imputato.

La valutazione della quantità e del valore economico

I giudici di legittimità hanno analizzato attentamente la struttura del ricorso presentato dalla difesa. La giurisprudenza ammette astrattamente la possibilità di applicare la riduzione di pena per lucro di lieve entità anche nei reati riguardanti il traffico di sostanze stupefacenti. Questa estensione richiede tuttavia un rigoroso riscontro pratico da parte dei giudici sulla reale entità del beneficio economico conseguibile dal reato.

Nel caso specifico, la presenza di circa ottanta dosi di sostanza stupefacente determina un valore commerciale significativo sul mercato illecito. La disponibilità di un simile quantitativo esclude in radice la possibilità di considerare trascurabile il guadagno potenziale. La vendita al dettaglio di un numero così consistente di dosi avrebbe infatti generato un incasso economico certamente non esiguo per il responsabile della detenzione.

Le motivazioni: il peso del guadagno nella valutazione penale

La Corte di Cassazione ha confermato la correttezza della decisione emessa nei precedenti gradi di merito. I giudici hanno rilevato che i motivi del ricorso si risolvevano in semplici contestazioni di fatto. La difesa richiedeva una nuova valutazione delle prove materiali, operazione del tutto preclusa in sede di legittimità.

La sentenza impugnata aveva ampiamente spiegato le ragioni del diniego dell’ulteriore sconto di pena. Il valore economico dello stupefacente sequestrato impediva di configurare un beneficio finanziario di minima entità. Di conseguenza, la motivazione fornita dalla Corte di Appello è risultata logica, coerente e perfettamente conforme ai principi stabiliti dalla Corte Suprema. Il giudice di merito non deve concedere automaticamente ogni beneficio richiesto, ma deve valutare la reale offensività dell’illecito condotto dall’autore.

Le conclusioni: gli effetti sulla lieve entità nel reato di spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dall’imputato. L’esito del giudizio stabilisce in modo definitivo la responsabilità penale per la condotta contestata. La decisione rende irrevocabile la condanna alla pena di un anno di reclusione e duemila euro di multa, unitamente alla confisca e distruzione dello stupefacente sequestrato e del materiale per il confezionamento.

La dichiarazione di inammissibilità comporta pesanti conseguenze economiche per il ricorrente. L’imputato deve farsi carico del pagamento integrale delle spese del processo sostenute dallo Stato. Inoltre, i giudici hanno riscontrato un profilo di colpa nella presentazione di un ricorso basato su motivi non consentiti dalla legge. Per questa ragione, il soggetto è stato condannato al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La pronuncia ribadisce che la lieve entità nel reato di spaccio non garantisce sconti sanzionatori automatici se il valore di mercato della merce rimane consistente.

Quando si applica la lieve entità nel reato di spaccio?
La lieve entità si applica quando i mezzi, le modalità della condotta o il quantitativo e la qualità delle sostanze dimostrano un’offensività ridotta del reato.

È possibile ottenere l’attenuante del lucro di lieve entità nello spaccio?
L’attenuante è astrattamente applicabile, ma viene esclusa se il quantitativo di droga sequestrato possiede un valore economico non esiguo.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
La declaratoria di inammissibilità comporta il pagamento delle spese processuali e la condanna al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Impossibilità per il giudice di esaminare il ricorso a causa di difetti formali o per motivi non consentiti dalla legge.
Attenuante
Circostanza prevista dalla legge che riduce la gravità del reato e diminuisce la pena da applicare.
Ricorso per cassazione
Impugnazione di ultimo grado volta a verificare solo se i giudici precedenti hanno applicato correttamente le leggi.
Cassa delle Ammende
Ente statale al quale chi presenta un ricorso inammissibile deve versare una sanzione pecuniaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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