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Lieve Entità Nel Reato Di Spaccio

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità nel reato di spaccio: contanti e dosi la negano
Un soggetto subisce una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti e presenta ricorso per ottenere la qualificazione dell'illecito come fatto minore. La difesa invoca la lieve entità nel reato di spaccio contestando la mancata concessione della fattispecie attenuata da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione inammissibile poiché il ricorrente si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte in secondo grado. I giudici evidenziano che la qualità e quantità della sostanza sequestrata, l'elevato numero di dosi ricavabili, le modalità operative e la somma in contanti rinvenuta escludono la lieve entità nel reato di spaccio. Il condannato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no sconti per la droga pura
L'Imputato, sorpreso con 37 dosi di cocaina ad elevato principio attivo (pari a 100 dosi medie giornaliere) e 1.460 euro in contanti, è stato condannato per spaccio non attenuato. Ha proposto ricorso diretto in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come lieve entità nel reato di spaccio, sostenendo si trattasse di semplice spaccio di strada. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevata purezza della droga (tra il 75% e l'85%), la quantità complessiva e la disponibilità di ingenti somme di denaro escludono l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio e rifiuto dell’attenuante
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di cocaina e hashish per un totale di circa ottanta dosi. Nonostante il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'ulteriore attenuante del lucro di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo sequestrato possedeva un valore economico non esiguo, escludendo così la minima entità del guadagno. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: il peso non è tutto
L'Imputata era stata condannata per vari episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Appello aveva riqualificato quasi tutti i fatti come di lieve entità, escludendo però tre episodi relativi all'acquisto di hashish basandosi solo sul dato ponderale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando una palese contraddizione: la Corte di merito aveva applicato la lieve entità nel reato di spaccio a un altro episodio analogo di ben novantotto grammi, negandola invece per cento grammi. La Suprema Corte ha quindi riqualificato anche i tre episodi contestati nell'ipotesi più lieve, annullando la sentenza limitatamente alla rideterminazione della pena e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Lieve entità nel reato di spaccio: il peso non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio a carico di un uomo trovato con 47 grammi di hashish, strumenti di confezionamento e 705 euro in contanti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come Lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando che il peso della sostanza era inferiore ai 100 grammi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il solo dato del peso non basta a ottenere lo sconto di pena se il contesto dimostra un'attività organizzata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata a chi è ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità nel reato di spaccio. Tuttavia, le forze dell'ordine lo avevano trovato in possesso di 48 grammi di hashish, pari a 278 dosi medie singole. Inoltre, l'uomo deteneva la sostanza mentre si trovava già agli arresti domiciliari per spaccio. I giudici hanno confermato che queste circostanze impediscono la concessione dell'attenuante, confermando la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e cinquemila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato il corriere
Un uomo, fermato mentre trasportava oltre mezzo chilo di cocaina pura nascosta nello schienale dell'auto, ha impugnato la condanna chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di spaccio e le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ruolo confessato di corriere, l'ingegnoso sistema di occultamento e l'elevato valore economico della droga escludono qualsiasi ipotesi di minore gravità. Inoltre, i precedenti penali del soggetto impediscono la concessione di sconti di pena. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata se c’è professionalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie attenuata della "lieve entità nel reato di spaccio". I giudici hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso, privi di specifiche censure alla sentenza d'appello. Nel merito, la Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione precedente, che aveva escluso la "lieve entità nel reato di spaccio" a causa di un'organizzazione criminale strutturata, del possesso di droghe di diversa natura, della durata prolungata dell'attività illecita e della frequenza degli scambi con profitti elevati. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessività della pena. I giudici hanno chiarito che la quantità di droga sequestrata (oltre 25 grammi di eroina e 4 grammi di cocaina) si collocava al limite massimo per configurare la lieve entità nel reato di spaccio. Di conseguenza, la pena applicata non poteva essere fissata sui minimi edittali, anche a causa dei precedenti penali del soggetto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di 500 grammi di hashish e 35 grammi di marijuana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi attenuata. La decisione si fonda sul considerevole dato ponderale della droga, idonea a produrre oltre 700 dosi singole, sul possesso di un bilancino di precisione e sulla mancata prova dell'uso personale. Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto per chi tace
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana, oltre al possesso di un bilancino di precisione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e contestando il bilanciamento tra le attenuanti generiche e la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità nel reato di spaccio non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma richiede una valutazione complessiva. Nel caso specifico, la quantità di dosi ricavabili, la condotta omertosa e i collegamenti con la criminalità organizzata escludono la minima offensività del fatto. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi ha troppe dosi
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, avendo in casa 88 dosi di cocaina e 218 di eroina, oltre a strumenti di confezionamento e denaro contante. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella Lieve entità nel reato di spaccio e l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga, la presenza di strumenti per il confezionamento e il continuo andirivieni di persone dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, il valore commerciale della droga esclude l'attenuante del lucro minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: perché la confessione non basta
L'Imputata è stata condannata per spaccio di sostanze stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e la concessione delle attenuanti generiche basandosi sulla propria confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice confessione non basta a ottenere uno sconto di pena in assenza di altri elementi positivi. Inoltre, la richiesta di riqualificazione era già stata correttamente respinta nei precedenti gradi di giudizio con motivazioni logiche e complete. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto se l’attività è continuativa
L'Imputato era stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti non di lieve entità. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le censure riguardavano valutazioni di fatto, già ampiamente e logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio, e si ponevano in contrasto con la legge. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Arresti confermati: niente lieve entità nel reato di spaccio
Il Tribunale di Napoli confermava gli arresti domiciliari per un uomo accusato di detenzione e spaccio di hashish e cocaina. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando la modica quantità di sostanza sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che manca un interesse concreto alla riqualificazione in sede cautelare, poiché la pena prevista per la lieve entità consente comunque l'applicazione degli arresti domiciliari. Di conseguenza, la modifica del titolo di reato non avrebbe comportato la revoca della misura cautelare in atto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e clandestinità: no alla lieve entità nel reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto come "Lieve entità nel reato di spaccio", contestando anche la misura dell'espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità del reato, evidenziando il possesso di cinquantanove confezioni di droga pronte per lo smercio, equivalenti a ben settecentocinquantanove dosi medie, e di un telefono intestato a terzi. Questi elementi dimostrano un inserimento stabile nel mercato del narcotraffico, escludendo l'occasionalità della condotta. Anche l'espulsione è stata ritenuta legittima a causa della pericolosità sociale del soggetto, entrato clandestinamente in Italia da meno di due mesi e privo di documenti. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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No alla lieve entità nel reato di spaccio per 350g di eroina
Durante una perquisizione domiciliare, L'Imputata ha tentato di disfarsi di un calzino contenente 350 grammi di eroina gettandolo dalla finestra. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto anche bilancini di precisione, coltelli sporchi di droga e ingenti somme di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, escludendo la configurabilità del reato di favoreggiamento e negando la derubricazione del fatto in lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno evidenziato che l'elevata quantità di stupefacente sequestrato, idoneo a produrre circa 462 dosi, e la disponibilità di strumenti per il confezionamento dimostrano un'attività di spaccio professionale e redditizia, incompatibile con la minima offensività richiesta dalla legge. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata l’attenuante per la cocaina
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di 63 grammi di cocaina (pari a 138 dosi) e per plurime cessioni di droga. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Lieve entità nel reato di spaccio non può essere riconosciuta se la valutazione complessiva degli elementi concreti (quantità di droga, possesso di ingenti somme di denaro, modalità di detenzione e professionalità dell'attività) dimostra una spiccata capacità di diffusione sul mercato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata a chi ha 325 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio, producendo una consulenza tecnica di parte per attestare la propria tossicodipendenza. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa di elementi oggettivi insuperabili: il possesso di un quantitativo equivalente a 325 dosi singole di cocaina, la disponibilità di materiale per il confezionamento e la commissione del fatto mentre si trovava in regime di detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha ribadito che la consulenza di parte non può superare la valutazione complessiva del giudice sulla gravità del fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi lancia la droga
Il caso riguarda due soggetti fermati dalle forze dell'ordine a bordo di un'auto con circa 47 grammi di cocaina e 13 grammi di hashish. Durante l'inseguimento, il passeggero ha lanciato la droga dal finestrino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei due imputati, escludendo l'applicazione della lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno respinto la tesi del passeggero, il quale sosteneva di essere un mero spettatore o di aver commesso solo un favoreggiamento. La Suprema Corte ha chiarito che il lancio dello stupefacente dimostra la diretta disponibilità della sostanza. Inoltre, la quantità di droga e i precedenti penali di uno dei soggetti impediscono di considerare il fatto di minore gravità. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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