Definizione
Una circostanza prevista dalla legge che, se riconosciuta dal giudice, comporta una diminuzione della pena per il reato commesso.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 2.487 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 87% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 7%
- Rigettato 5%
- Inammissibile 87%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 784%
- Penale Sez. 211%
- Penale Sez. 45%
Precedenti più richiamati
- Cass. 6635/2017in 56 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'imputato ha tentato di rubare bottiglie di alcolici in un supermercato in due diverse occasioni, per un valore rispettivo di 168 e 151 euro. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto, negando la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione dello sconto di pena, sostenendo l'assenza di un danno economico effettivo poiché la merce non era uscita dal punto vendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel tentato furto il danno potenziale si misura sul valore dei beni presi di mira, che nella vicenda superava la soglia del pregiudizio irrisorio o lievissimo.
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Un uomo ha subito una condanna per furto aggravato per aver infranto il finestrino di un'automobile e sottratto gli oggetti all'interno. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo lo scarso valore della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il danno patrimoniale non si misura soltanto sul valore economico delle cose rubate, ma include anche il pregiudizio causato dal danneggiamento del veicolo per commettere il reato. Poiché il costo complessivo non era lievissimo né irrisorio, l'imputato non ha diritto ad alcuno sconto di pena e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contestava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dall'articolo 62 numero 4 del codice penale. L'imputato si limitava ad affermare la teorica compatibilità tra questa riduzione di pena e il reato contestato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il difensore ha formulato un motivo del tutto generico, omettendo dettagli concreti sui fatti e sulle circostanze economiche della condotta. Il silenzio dei giudici di appello non sana la carenza originaria dell'atto difensivo. L'Imputato perde il giudizio e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si allontana dalla propria abitazione senza autorizzazione, facendovi poi ritorno da solo. I giudici lo condannano per il reato di evasione, negando l'attenuante della consegna spontanea e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'imputato presenta ricorso in Cassazione sostenendo che il proprio rientro spontaneo a casa equivalga alla consegna all'autorità. I Supremi Giudici dichiarano il ricorso inammissibile. Il rientro nella propria abitazione non azzera l'illecito e non integra l'attenuante speciale, poiché la legge impone di consegnarsi fisicamente a un istituto carcerario o alle forze dell'ordine abilitate all'arresto immediato. Il ricorrente perde la causa e subisce anche la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un commerciante abusivo sorpreso a vendere gadget musicali falsificati. L'imputato rispondeva del reato di ricettazione di merce contraffatta. La difesa chiedeva l'annullamento della perizia e l'applicazione di un ulteriore sconto di pena per danno patrimoniale di speciale tenuità, oltre all'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto ogni richiesta. La prova della falsità dei prodotti risiede legittimamente nella testimonianza del titolare dei diritti d'autore. Inoltre, la lieve entità del danno economico era già stata considerata per concedere la speciale attenuante della ricettazione, impedendo di applicare due volte lo stesso beneficio. Infine, i precedenti penali specifici hanno giustificato pienamente l'aumento di pena per recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Notaio è stato sanzionato dal proprio ordine professionale per diverse irregolarità: ritardi sistematici nella trascrizione degli atti, mancata collaborazione durante le ispezioni, temporanea scopertura assicurativa e stipula di contratti privi delle menzioni obbligatorie per legge, come la conformità catastale. Il professionista ha impugnato il provvedimento sostenendo la legittimità delle sue condotte e la possibilità di sanare ex post gli errori formali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità disciplinare del notaio. I giudici hanno chiarito che il professionista deve curare la trascrizione nel più breve tempo possibile e che la violazione del divieto di ricevere atti nulli si consuma al momento della stipula, senza che rimedi successivi possano eliminare l'illecito. Di conseguenza, il professionista è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Due soci, accusati di truffa per non aver versato imposte e contributi dei clienti, hanno raggiunto un patteggiamento penale. Hanno versato una somma a titolo di risarcimento. Le vittime hanno poi chiesto in sede civile l'integrale risarcimento dei danni, sostenendo che la somma versata non fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'efficacia patteggiamento civile non è automatica: il pagamento in sede penale non estingue automaticamente il diritto al pieno risarcimento in sede civile. Il giudice civile deve valutare autonomamente l'entità del danno. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci, confermando la condanna civile.
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Un individuo è stato condannato per danneggiamento aggravato dopo aver aggredito la moglie e distrutto un computer presso una stazione dei Carabinieri, il tutto in stato di ubriachezza. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della "particolare tenuità del fatto", una causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i giudici precedenti avessero correttamente escluso la particolare tenuità del fatto, considerando i numerosi precedenti penali dell'imputato e la sua condotta ostinata e sfrontata.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. L'imputato aveva cercato di ottenere l'attenuante risarcimento del danno, offrendo 200 euro per i danni causati a un veicolo. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'offerta non era né 'reale' (non formalmente messa a disposizione) né 'integrale' (troppo esigua rispetto al danno effettivo). Di conseguenza, l'attenuante non è stata riconosciuta. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'esclusione dell'attenuante.
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Un Lavoratore, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso contro la sentenza che non gli riconosceva l'attenuante del risarcimento del danno nel giudizio abbreviato. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, ritenendo che il risarcimento fosse avvenuto troppo tardi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per ottenere lo sconto di pena, il risarcimento deve avvenire prima dell'ordinanza di ammissione al rito abbreviato, non successivamente. Il tempo del risarcimento è cruciale per la riduzione della pena.
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Un Lavoratore, già condannato per furto pluriaggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. Il Lavoratore sosteneva che il reato dovesse considerarsi estinto per prescrizione del reato, poiché la sua recidiva era stata ritenuta meno grave rispetto alle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per calcolare i termini della prescrizione del reato, la recidiva con effetti speciali deve sempre essere considerata, anche se poi nel bilanciamento delle circostanze viene giudicata subordinata alle attenuanti. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per furto aggravato. Il ricorrente contestava la mancata concessione di un'attenuante (circostanza che riduce la pena) relativa al danno di speciale tenuità, prevista dall'Art. 62 n. 4 cod. pen. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del danno deve essere complessiva e ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. L'attenuante furto aggravato non è stata riconosciuta.
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Due individui sono stati condannati per furto pluriaggravato dopo aver asportato materiale ferroso da una stazione di servizio dismessa. Hanno sostenuto che il materiale fosse "res derelicta" (cosa abbandonata) e che il furto fosse solo tentato, non consumato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il materiale di una struttura dismessa, se conserva valore e non è facilmente smantellabile, non è "res derelicta". Il furto pluriaggravato si considera consumato se una parte della refurtiva è già stata caricata sul veicolo, anche se l'asportazione non è del tutto terminata.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Imputato, confermando la sua condanna per il reato di truffa, sia nella forma consumata che tentata. L'Imputato aveva contestato la responsabilità penale e la mancata concessione di un'attenuante. La Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e generico riguardo alla responsabilità, e inammissibile per l'attenuante, poiché questa era già stata riconosciuta in primo grado. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Un Lavoratore, condannato per tentato furto, ha visto la sua pena ridotta in appello grazie a un'attenuante. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva penale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la sentenza della Corte Costituzionale n. 143/2021, che riguarda la recidiva reiterata, non si applica ai casi di recidiva specifica e infraquinquennale. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Un Lavoratore aveva commesso un tentato furto pluriaggravato. I giudici di merito lo avevano condannato. Il Lavoratore ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento di un'attenuante e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. Ha anche lamentato la mancata conversione della pena detentiva in pena pecuniaria. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto i motivi generici o manifestamente infondati, ribadendo la discrezionalità del giudice di merito nella valutazione delle circostanze e nella scelta della pena.
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Un Lavoratore è stato condannato per reati di contraffazione e ricettazione. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando che la Corte d'Appello non aveva riconosciuto l'attenuante del danno di speciale tenuità, nonostante l'ingente quantità di merce contraffatta (oltre 10.000 etichette e 192 paia di scarpe). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione sulla speciale tenuità del danno è un giudizio di merito insindacabile, se motivato logicamente. La grande quantità di merce giustificava il mancato riconoscimento dell'attenuante. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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La Corte Suprema ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato, condannato per furto aggravato in concorso. L'imputato contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento di un'attenuante. La Corte ha ritenuto le sue argomentazioni ripetitive e prive di logica, confermando la decisione precedente. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende, poiché il suo ricorso inammissibile non ha superato il vaglio della legittimità.
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La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un individuo per rapina. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata concessione dell'attenuante speciale tenuità del danno, prevista per i casi in cui il danno economico è minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse corretta e che la questione riguardasse il trattamento punitivo, non sindacabile in quella sede. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Due individui erano stati condannati per furto aggravato in concorso. Hanno presentato ricorso, contestando la modalità con cui si era svolta l'udienza d'appello: era stata celebrata in forma 'cartolare' (solo con scambio di scritti) nonostante una precedente richiesta di discussione orale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, riconoscendo una nullità processo penale. Ha stabilito che la richiesta di trattazione orale, una volta presentata, mantiene la sua validità anche in caso di rinvio dell'udienza, senza necessità di essere reiterata. La sentenza d'appello è stata annullata, e gli atti rinviati per un nuovo giudizio.
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