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Inammissibilità ricorso penale: quando la tenuità del fatto non basta

La Corte d’Appello ha confermato la condanna di un Lavoratore per un reato (Art. 73 D.P.R. 309/1990) a 4 mesi di reclusione e 700 euro di multa, riconoscendo una circostanza attenuante. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata applicazione della ‘tenuità del fatto’ (Art. 131 bis c.p.), l’errata riqualificazione del reato e la carenza di motivazione sulla pena. La Cassazione ha dichiarato l’**inammissibilità ricorso penale**. Ha ritenuto infondato il primo motivo per i numerosi precedenti del Lavoratore, che escludevano la non abitualità della condotta. Il secondo motivo era inammissibile per questioni di fatto. Il terzo motivo era infondato poiché la pena era già al minimo. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26528 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 26528/2022)

L’Inammissibilità del Ricorso Penale: Un Caso di Tenuità del Fatto Negata

Nel panorama giuridico italiano, la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione rappresenta l’ultima istanza per chi cerca giustizia. Tuttavia, non tutti i ricorsi vengono accettati. Questa sentenza della Corte di Cassazione offre un esempio chiaro di inammissibilità ricorso penale, evidenziando i limiti e i requisiti per l’accesso a questo grado di giudizio. Il caso in esame riguarda un Lavoratore che ha tentato di contestare una condanna, ma la sua richiesta di applicazione della ‘tenuità del fatto’ (Art. 131 bis c.p.) non ha trovato accoglimento, portando all’inammissibilità del suo ricorso.

I Fatti: La Condanna e il Tentativo di Appello

La vicenda inizia con la condanna di un Lavoratore da parte del Tribunale di Milano per un reato specifico, ai sensi dell’Art. 73 del D.P.R. 309/1990 (legge sugli stupefacenti). Il Tribunale aveva applicato una circostanza attenuante (Art. 62, comma 4, del Codice Penale), comminando una pena di quattro mesi di reclusione e una multa di 700 euro. Successivamente, la Corte d’Appello di Milano ha confermato questa sentenza. Il Lavoratore, non rassegnato, ha deciso di proporre ricorso per Cassazione, sperando di ottenere un esito diverso.

Le Richieste del Ricorrente e la Questione della Tenuità del Fatto

Il Lavoratore ha basato il suo ricorso su tre punti principali. Innanzitutto, ha lamentato la mancata applicazione dell’Art. 131 bis del Codice Penale, che prevede la non punibilità per la ‘tenuità del fatto’. Questa norma si applica quando il reato commesso è di gravità minima e la condotta non è abituale. In secondo luogo, ha eccepito l’errata riqualificazione del fatto nell’ambito del reato di cui all’Art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990. Infine, ha contestato un vizio di motivazione, sostenendo che la pena non fosse stata rideterminata in modo più favorevole e che mancasse una giustificazione adeguata per la sua quantificazione (dosimetria della pena).

Perché la Tenuità del Fatto non è Stata Riconosciuta nel Ricorso Penale

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il primo motivo del ricorso, relativo alla ‘tenuità del fatto’. Ha ritenuto che questo motivo fosse manifestamente infondato. La Corte territoriale aveva correttamente escluso l’applicabilità dell’Art. 131 bis del Codice Penale. Il motivo era semplice: il Lavoratore aveva numerosi precedenti specifici. La legge richiede che la condotta non sia abituale per poter riconoscere la ‘tenuità del fatto’. La presenza di precedenti penali ha dimostrato l’abitualità della condotta, rendendo impossibile l’applicazione di questa attenuante. Questo ha contribuito alla dichiarazione di inammissibilità ricorso penale.

La Riqualificazione del Reato e l’Inammissibilità Ricorso Penale per Questioni di Fatto

Il secondo motivo sollevato dal Lavoratore riguardava la mancata riqualificazione del reato. Anche questo punto è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione. La ragione è che tale richiesta implicava una nuova valutazione di argomenti di fatto, come la presunta tossicodipendenza del ricorrente. La Corte di Cassazione, in quanto giudice di legittimità, non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione del diritto da parte dei giudici precedenti. Pertanto, qualsiasi richiesta che implichi un nuovo accertamento dei fatti esula dalle sue competenze e porta all’inammissibilità ricorso penale.

La Dosimetria della Pena: Quando la Motivazione non è Necessaria

Il terzo e ultimo motivo del ricorso riguardava la presunta mancanza di motivazione sulla dosimetria della pena. Anche questo punto è stato ritenuto manifestamente infondato dalla Cassazione. La Corte ha chiarito che, poiché la pena era stata applicata nel suo minimo edittale (cioè il limite più basso previsto dalla legge per quel reato), non era necessaria alcuna motivazione specifica sulla sua quantificazione. Quando la pena è già al minimo, il giudice non ha un ampio margine di discrezionalità e, di conseguenza, non deve fornire una giustificazione dettagliata per la scelta della pena.

Le Motivazioni della Corte sull’Inammissibilità Ricorso Penale

In sintesi, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale per il Lavoratore. Il primo e il terzo motivo sono stati giudicati manifestamente infondati, poiché le argomentazioni del ricorrente non trovavano riscontro nella corretta applicazione della legge o nella giurisprudenza consolidata. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché richiedeva un’analisi dei fatti, compito che non rientra nelle attribuzioni della Cassazione. La Corte ha anche richiamato una sua precedente sentenza (Corte Costituzionale, sentenza 13 giugno 2000, n. 186) per ribadire che, in assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, il ricorrente non è esonerato dalle conseguenze.

Le Conclusioni: Le Conseguenze dell’Inammissibilità Ricorso Penale

L’esito finale per il Lavoratore è stato la dichiarazione di inammissibilità ricorso penale. Questo significa che la sentenza della Corte d’Appello è diventata definitiva, e la condanna originaria è stata confermata. Oltre a ciò, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, dovrà versare una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l’importanza di presentare ricorsi fondati su questioni di diritto e di rispettare i requisiti procedurali per evitare l’inammissibilità.

Che cos’è la ‘tenuità del fatto’ e quando si applica?
La ‘tenuità del fatto’ (Art. 131 bis c.p.) è una causa di non punibilità che si applica quando un reato è considerato di minima gravità, non provoca un danno o pericolo grave e la condotta del reo non è abituale. Non si applica se il soggetto ha precedenti specifici che indicano una condotta abituale.

Quando un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile per vari motivi, tra cui la manifesta infondatezza dei motivi (quando le argomentazioni sono chiaramente prive di fondamento giuridico) o quando i motivi richiedono una nuova valutazione dei fatti, cosa che esula dalle competenze della Corte di Cassazione.

Quali sono le conseguenze pratiche di un ricorso penale dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso penale è dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, solitamente, anche al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
Una richiesta di riesame presentata alla Corte di Cassazione, l'ultimo grado di giudizio, per verificare la corretta applicazione delle leggi.
Inammissibilità
Quando un ricorso non può essere esaminato nel merito perché presenta difetti formali o sostanziali che ne impediscono l'accettazione.
Tenuità del fatto
Una causa di non punibilità che si applica quando il reato commesso è di gravità minima, non abituale e non provoca un danno o pericolo grave.
Circostanza attenuante
Un elemento che, se presente, diminuisce la pena per un reato.
Dosimetria della pena
Il processo con cui il giudice determina la quantità esatta della pena da applicare, scegliendo entro i limiti previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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