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Inammissibilità del ricorso per motivi generici

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro la dosimetria della pena. Il motivo è la genericità e la natura reiterativa delle censure, che riproponevano argomenti già disattesi in appello. La Corte ribadisce che la quantificazione della pena è una prerogativa discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è congrua.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 36420 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 36420/2024)

Inammissibilità del Ricorso: Quando i Motivi sono Generici e Ripetitivi

L’inammissibilità del ricorso per Cassazione rappresenta uno degli esiti più comuni e, allo stesso tempo, più significativi nel processo penale. Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha ribadito i criteri rigorosi che governano l’accesso al giudizio di legittimità, sottolineando come la mancanza di specificità e la mera riproposizione di argomenti già esaminati non possano trovare accoglimento. Questo principio è cruciale, specialmente quando l’oggetto della contestazione è la dosimetria della pena, un’area in cui la discrezionalità del giudice di merito gioca un ruolo preponderante.

I Fatti del Caso in Analisi

Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Torino. L’unico motivo di doglianza riguardava la presunta eccessività della pena inflitta. In particolare, il ricorrente lamentava che la corte territoriale avesse ridotto solamente la pena pecuniaria, lasciando invariata quella detentiva. Tuttavia, le argomentazioni presentate non introducevano elementi di novità, ma si limitavano a reiterare le stesse censure già sollevate e puntualmente respinte nel precedente grado di giudizio.

La Decisione sull’Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni fondamentali, strettamente connesse tra loro. In primo luogo, ha qualificato il motivo come ‘reiterativo’ e ‘non specifico’. Secondo l’art. 591, comma 1, lett. c), del codice di procedura penale, la mancanza di specificità dei motivi è una causa diretta di inammissibilità del ricorso. La Corte ha chiarito che riproporre le medesime ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame equivale a presentare un motivo generico, incapace di innescare un reale contraddittorio in sede di legittimità.

La Discrezionalità del Giudice sulla Pena

In secondo luogo, il ricorso è stato giudicato ‘manifestamente infondato’. La Suprema Corte ha richiamato il suo consolidato orientamento secondo cui la graduazione della pena, inclusa la valutazione delle circostanze aggravanti e attenuanti, rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Tale potere deve essere esercitato in aderenza ai principi stabiliti dagli artt. 132 e 133 del codice penale. La Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, ma può solo verificare che la motivazione fornita sia logica, coerente e non viziata da errori di diritto. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva adeguatamente motivato la sua decisione, rendendo la censura del ricorrente un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione dei fatti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un doppio binario. Da un lato, un profilo procedurale: il ricorso è inammissibile perché non è specifico, ma si limita a una ‘pedissequa reiterazione’ di argomenti già vagliati e disattesi dalla Corte d’Appello. Questo vizio formale, previsto dall’art. 591 c.p.p., impedisce l’esame nel merito. Dall’altro lato, un profilo sostanziale: anche a voler superare l’ostacolo formale, il motivo è manifestamente infondato. La determinazione della pena è un’attività discrezionale del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in Cassazione, a meno che la motivazione della sentenza impugnata sia totalmente assente o palesemente illogica, circostanze non riscontrate nel caso in esame.

Le conclusioni

La pronuncia in commento offre un’importante lezione pratica: per accedere al giudizio di legittimità, non è sufficiente lamentare un’ingiustizia percepita, come una pena ritenuta eccessiva. È indispensabile formulare censure specifiche, che evidenzino vizi di legittimità (violazione di legge o vizio di motivazione) nella decisione impugnata, e non limitarsi a riproporre le stesse difese. La conseguenza dell’inammissibilità del ricorso non è solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile se manca di specificità, ovvero se si limita a riproporre argomenti già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, senza individuare precisi vizi di legittimità della sentenza impugnata.

La Corte di Cassazione può ridurre una pena ritenuta troppo alta dal ricorrente?
No, la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Corte di Cassazione non può riesaminare l’adeguatezza della pena, ma solo controllare che la motivazione del giudice sia logica e conforme ai principi di legge (artt. 132 e 133 c.p.).

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro in favore della Cassa delle ammende. Nell’ordinanza esaminata, tale somma è stata fissata in tremila euro.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
La dichiarazione con cui il giudice stabilisce che un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Dosimetria della pena
Il processo attraverso cui il giudice, basandosi sui criteri di legge, determina la quantità e il tipo di sanzione da applicare a una persona condannata per un reato.
Giudice di merito
Il giudice (di primo grado o d'appello) che valuta sia le questioni di fatto (come si sono svolti gli eventi) sia le questioni di diritto del caso, a differenza del giudice di legittimità (Cassazione).
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che gestisce i fondi derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne alle spese processuali, destinandoli a programmi di reinserimento dei detenuti e al miglioramento delle strutture carcerarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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