Definizione
Le ragioni specifiche, di fatto e di diritto, che vengono presentate per contestare una decisione giudiziaria e chiederne la riforma o l'annullamento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 585 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 91% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 6%
- Rigettato 3%
- Inammissibile 91%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 792%
- Penale Sez. 26%
- Civile Sez. 12%
Precedenti più richiamati
- Cass. 27816/2019in 101 provvedimenti
- Cass. 20377/2009in 100 provvedimenti
- Cass. 44882/2014in 102 provvedimenti
- Cass. 8700/2013in 120 provvedimenti
- Cass. 23014/2021in 12 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un Lavoratore, autista di autobus, ha ricevuto una sanzione disciplinare conservativa (sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) per essersi rifiutato di eseguire ordini dei superiori gerarchici. Questi ordini riguardavano il far risalire i passeggeri e proseguire la corsa, e successivamente lasciare il mezzo per un sostituto. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la sanzione, escludendo che l'ordine fosse 'manifestamente contra legem'. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito, ma ha rimesso la causa a un'altra sezione per una valutazione più approfondita della legittimità della sanzione disciplinare.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda accertamenti fiscali per IRES, IRAP e IVA, basati su indagini finanziarie che rilevavano operazioni di versamento e prelievo. L'Azienda ha impugnato gli avvisi. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli accertamenti fiscali per tutti i periodi d'imposta, ritenendo che l'Azienda avesse superato le presunzioni dell'Ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Ha confermato che il giudice di merito può valutare liberamente le prove e non deve esaminare ogni singolo argomento, purché la motivazione sia logicamente adeguata. L'Agenzia ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato il classamento catastale di un impianto di depurazione acque, proposto dall'Azienda come categoria E/3, riclassificandolo a D/7. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Azienda, ritenendo l'avviso di accertamento non motivato e privo di sopralluogo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che gli impianti di depurazione, pur svolgendo un servizio pubblico, hanno natura economica e industriale, rientrando nella categoria catastale D/7. Ha inoltre chiarito che la motivazione dell'avviso era sufficiente e che non era necessario un sopralluogo preventivo per il classamento catastale. L'Azienda ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da una cittadina extracomunitaria contro un decreto di espulsione. La ricorrente, precedentemente condannata per circonvenzione di incapace e presente illegalmente in Italia, aveva impugnato l'ordine prefettizio. Il Giudice di Pace aveva respinto il suo ricorso. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile a causa di gravi difetti procedurali. Mancava l'indicazione specifica delle norme violate e una chiara esposizione dei fatti e del diritto. La ricorrente non aveva inoltre trascritto gli atti essenziali, violando il principio di autosufficienza.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha dichiarato il suo "Ricorso inammissibile". I giudici hanno ritenuto che i motivi presentati non fossero validi per un ricorso in Cassazione, in quanto si limitavano a chiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici precedenti. Il ricorso mancava di specificità e riproponeva argomenti già respinti. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Ricorrente ha presentato un ricorso per Cassazione contro una sentenza di patteggiamento (applicazione della pena su richiesta delle parti). L'Avvocato del Ricorrente lamentava che il Tribunale non avesse verificato l'esistenza di una causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Cittadino è stato condannato per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi presentati miravano a una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici precedenti, cosa non consentita in sede di legittimità. L'inammissibilità ricorso penale ha comportato la condanna del Cittadino al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da due soggetti, Il Ricorrente 1 e Il Ricorrente 2, contro una sentenza d'appello. Il Ricorrente 1 contestava la mancata verifica di alcune ipotesi e la sanzione aggiuntiva. Il Ricorrente 2 lamentava la valutazione delle prove e l'attendibilità delle dichiarazioni di un altro imputato. La Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse logica e basata su riscontri esterni per Il Ricorrente 2. Per Il Ricorrente 1, il ricorso non rientrava tra quelli ammissibili contro sentenze di pena concordata in appello. Entrambi sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di somme in favore della Cassa delle ammende.
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Un imputato ha presentato ricorso contro una condanna per lesioni personali gravi, subite a seguito di un incidente stradale. Il Tribunale lo aveva condannato, concedendogli la sospensione condizionale della pena. L'imputato contestava la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza. La Cassazione ha stabilito che il ricorso, sebbene presentato come tale, chiedeva in realtà una nuova valutazione dei fatti, tipica di un appello. Per questo, ha riqualificato l'impugnazione come appello e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello competente. La corretta qualificazione del ricorso penale è fondamentale per la procedibilità.
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Un Imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'eccessività pena stupefacenti, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente considerato la modesta quantità di droga sequestrata e le circostanze attenuanti generiche. L'Imputato lamentava anche una disparità di trattamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse già fornito una motivazione sufficiente sulla determinazione della pena e sul mancato riconoscimento di ulteriori attenuanti, giudicando le argomentazioni dell'Imputato troppo generiche e non specifiche.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Ricorrente contro una sentenza della Corte d'Appello. Il Ricorrente aveva impugnato la decisione, ma i motivi presentati sono stati giudicati generici e privi di specificità. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, basandosi su un consolidato principio giuridico che richiede motivi di ricorso dettagliati. Di conseguenza, il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di formulare ricorsi con motivazioni precise per evitare l'inammissibilità.
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Un Imputato, condannato per reati come rapina ed estorsione, aveva raggiunto un accordo sulla pena (concordato in appello) con la Procura. Nonostante l'accordo, l'Imputato ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la mancata valutazione di elementi a suo favore e l'illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che un ricorso contro una sentenza di concordato in appello è ammissibile solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo, non per doglianze sui motivi rinunciati o sulla determinazione della pena, a meno che non sia illegale. L'Imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questo caso chiarisce i limiti del ricorso inammissibile dopo un accordo sulla pena.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti (art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990). L'imputato contestava il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5) e l'omessa riduzione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e non specifico, poiché riproponeva argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore, condannato per diffamazione aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi dell'appello erano troppo generici e si limitavano a ripetere obiezioni già respinte dalla Corte d'Appello. La sentenza ha sottolineato che un ricorso non può chiedere una nuova valutazione delle prove senza indicare specifici errori. Anche la contestazione sulla recidiva è stata ritenuta generica. L'esito è stato il rigetto del ricorso e la condanna alle spese, confermando l'importanza della specificità delle argomentazioni.
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Un Cittadino ha presentato un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il ricorso mancava di specificità, non criticava in modo effettivo la decisione precedente e riportava argomentazioni troppo generiche. Per questo motivo, il Cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi con argomentazioni precise e pertinenti al caso.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un Ricorso in Cassazione inammissibile, presentato da un cittadino contro una sentenza del Tribunale di Taranto. Il Ricorrente aveva contestato l'illogicità della motivazione, ma la legge non prevede questo come motivo valido per ricorrere in sede di legittimità contro sentenze emesse ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale. La Corte ha quindi respinto il ricorso e condannato il Ricorrente a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Cittadino, già condannato per reati a scopo di lucro, era stato condannato per porto abusivo di oggetti atti ad offendere. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il Cittadino ha presentato personalmente un Ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si basava su due punti: il difetto di legittimazione (non poteva presentare il ricorso personalmente) e la genericità dei motivi di ricorso, che non specificavano adeguatamente i vizi della sentenza impugnata. Questo caso evidenzia l'importanza del rispetto delle procedure e della specificità dei motivi per evitare un Ricorso in Cassazione inammissibile.
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Un Lavoratore, condannato per invasione di terreni o edifici (Art. 633 c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava, tra le altre cose, di non aver potuto difendersi da solo pur essendo avvocato e l'inapplicabilità di una norma sui magistrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso era confuso, generico e ripeteva argomenti già esaminati in appello. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. La sentenza ribadisce l'importanza della chiarezza e specificità nei ricorsi per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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Un conducente è stato condannato per lesioni personali stradali gravi, reato commesso il 07/07/2017. La Corte d'Appello ha confermato la condanna iniziale. Il conducente ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza d'appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile. Questo è avvenuto perché le argomentazioni presentate erano generiche e si basavano su questioni di fatto, non rispettando i requisiti legali per un ricorso in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore è stato condannato in primo grado per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità delle prove e la carenza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che i motivi addotti erano tipici di un appello, non di un ricorso per cassazione. Per questo, ha disposto la **conversione del ricorso in appello**, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello di Milano per un nuovo esame del caso. Questo significa che la questione sarà riesaminata nel merito.
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