LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Determinazione della pena: ricorso inammissibile se non è illogica

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione, il quale si lamentava unicamente dell’eccessiva misura della sanzione. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice, a meno che la decisione non sia palesemente illogica, arbitraria o priva di motivazione. Poiché il ricorso era anche generico, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13697 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13697 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 13697/2023)

La determinazione della pena: un potere del giudice

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre uno spunto importante per comprendere i limiti del ricorso contro una condanna penale. Il caso riguarda una persona condannata per il reato di evasione che ha contestato la sentenza non per la sua colpevolezza, ma unicamente per la misura della sanzione ricevuta. Questo intervento chiarisce che la determinazione della pena è un’attività riservata al giudice che ha analizzato i fatti e le prove. Non è possibile appellarsi alla Corte Suprema semplicemente perché si ritiene la pena ‘troppo alta’.

I fatti all’origine del ricorso

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di evasione, previsto dall’articolo 385 del codice penale. I giudici dei gradi precedenti avevano ritenuto provata la sua responsabilità e avevano stabilito una pena ritenuta congrua. L’imputato, tuttavia, non ha accettato la quantificazione della sanzione e ha deciso di presentare ricorso in Cassazione. L’unico motivo del suo ricorso era proprio la richiesta di una riduzione della pena, considerata sproporzionata.

Il ruolo della Corte di Cassazione

È fondamentale capire che la Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riesaminare i fatti. Il suo compito è quello di ‘giudice di legittimità’. Questo significa che il suo ruolo è verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente le leggi e che le loro motivazioni siano logiche e coerenti. La Cassazione non può entrare nel merito delle scelte discrezionali, come appunto la quantificazione della pena, a meno che non emergano vizi macroscopici nel ragionamento del giudice.

Le motivazioni: la discrezionalità nella determinazione della pena

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni principali. In primo luogo, la determinazione della pena è un potere discrezionale del giudice di merito, esercitato sulla base dei criteri indicati dagli articoli 132 e 133 del codice penale (gravità del reato, capacità a delinquere del colpevole). Un ricorso in Cassazione non può limitarsi a criticare questa scelta, sperando in una valutazione più favorevole. È necessario dimostrare che la decisione del giudice è stata arbitraria, manifestamente illogica o del tutto priva di motivazione. In secondo luogo, il ricorso è stato giudicato ‘generico’, poiché non specificava alcuna ragione concreta che potesse giustificare una riduzione della pena o che evidenziasse un’illogicità nel percorso decisionale della Corte d’Appello.

Le conclusioni: ricorso respinto e condanna alle spese

L’esito è stato sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione non solo ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo così definitiva la condanna, ma ha anche condannato l’imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea un principio importante: un ricorso infondato o presentato senza i requisiti di legge non solo è inutile, ma comporta anche ulteriori conseguenze economiche negative. La scelta di impugnare una sentenza deve essere sempre ponderata attentamente con l’aiuto di un professionista.

Posso fare ricorso in Cassazione se ritengo la mia pena troppo alta?
Sì, ma solo se si dimostra che la decisione del giudice è palesemente illogica, arbitraria o priva di motivazione. Non è possibile chiedere alla Cassazione una semplice riconsiderazione della ‘giustezza’ della pena.

Cosa significa che un ricorso è ‘generico’?
Significa che l’atto di appello non indica in modo specifico e dettagliato quali errori di legge avrebbe commesso il giudice precedente, limitandosi a una lamentela vaga e non argomentata.

Cosa succede se il mio ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna diventa definitiva. Inoltre, si viene condannati a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Una condizione giuridica per cui un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti richiesti dalla legge.
Discrezionalità del giudice di merito
Il potere del giudice di primo e secondo grado di decidere la misura della pena entro i limiti fissati dalla legge, basandosi sulle circostanze specifiche del caso.
Giudizio di legittimità
Il tipo di giudizio svolto dalla Corte di Cassazione, che non riesamina i fatti del processo ma controlla solo la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.
Motivo generico
Una contestazione in un atto di ricorso che è vaga, non specifica e non indica chiaramente l'errore di diritto che si intende denunciare.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti da condanne pecuniarie, che utilizza i fondi per migliorare le condizioni delle carceri e per programmi di reinserimento dei detenuti.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)