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Determinazione Della Pena

Definizione

Il processo attraverso il quale il giudice, dopo aver accertato la colpevolezza, stabilisce la quantità e il tipo di sanzione da infliggere all'imputato, basandosi sui criteri legali.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 561 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 95% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 2%
  • Rigettato 2%
  • Inammissibile 95%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 795%
  • Penale Sez. 12%
  • Penale Sez. 42%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 27959/2013in 62 provvedimenti
  • Cass. 21294/2013in 75 provvedimenti
  • Cass. 28852/2013in 78 provvedimenti
  • Cass. 41702/2004in 27 provvedimenti
  • Cass. 36104/2017in 165 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Determinazione della pena: furto lieve ma ricorso inammissibile
Due imputati avevano rubato capi di abbigliamento per un valore di circa 520 euro all'interno di un centro commerciale. Il giudice li aveva condannati per furto aggravato a un anno di reclusione e trecento euro di multa, bilanciando le aggravanti con le circostanze attenuanti generiche. La difesa ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata prevalenza delle attenuanti e una motivazione ritenuta insufficiente sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che, se la sanzione finale si colloca sotto la media edittale, il magistrato non deve fornire una spiegazione analitica per ogni criterio di commisurazione. Il giudice conserva piena discrezionalità nel quantificare la sanzione e non ha alcun obbligo di considerare prevalenti le attenuanti generiche.
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Determinazione della pena tra carcere e multa: regole del ricorso
L'Imputato contesta la condanna confermata in appello, lamentando la mancata valutazione delle proprie difese e un'eccessiva sproporzione tra la multa inflitta e il periodo di reclusione stabilito dai giudici. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I primi motivi si limitavano a riproporre argomenti già respinti senza individuare errori logici della sentenza precedente. Sulla determinazione della pena, i giudici di legittimità chiariscono che non sussiste alcun obbligo di proporzione rigida tra sanzione pecuniaria e reclusione: la privazione della libertà incide ugualmente su ogni individuo, mentre la somma da pagare dipende dalla capacità economica del responsabile.
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Determinazione della pena oltre il minimo: ricorso inammissibile
Un imputato, condannato per ricettazione e reati in materia di armi, ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa ha contestato la determinazione della pena superiore al minimo edittale, lamentando un vizio di motivazione e una violazione di legge da parte dei giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato la scelta sanzionatoria in modo logico e proporzionato, valutando sia la gravità oggettiva dei fatti sia la personalità del colpevole, pur concedendo le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: niente sanzione minima per lo spaccio
Un uomo ha subito una condanna per cessione di marijuana, crack e cocaina, configurata come spaccio di lieve entità. Il giudice di secondo grado ha inflitto otto mesi di reclusione e una multa, negando il minimo della sanzione a causa della gravità della condotta e dell'intensità del dolo. L'imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento del minimo edittale, lamentando una motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La determinazione della pena tra i limiti di legge spetta infatti al prudente apprezzamento del magistrato di merito. Tale scelta non è censurabile se la sanzione si colloca vicino al minimo e rispetta i criteri di equità. L'uomo deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: reato lieve ma sanzione confermata
L'Imputato ha subito una condanna per spaccio di lieve entità a un anno e dieci mesi di reclusione e quattromila euro di multa. La difesa ha proposto ricorso lamentando un difetto di motivazione riguardo alla determinazione della pena e ai criteri di quantificazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito ha motivato adeguatamente la gravità della condotta, valorizzando sia la diversa tipologia di sostanze stupefacenti detenute sia il luogo del reato sulla pubblica via. La Suprema Corte non può rivalutare il merito della sanzione quando il ragionamento dei giudici precedenti è logico e privo di arbitrio. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: pena ridotta ma ricorso respinto
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta mancanza di motivazione riguardo alla determinazione della pena inflitta dal giudice di secondo grado. Nello specifico, la difesa riteneva eccessiva la condanna a sei mesi di reclusione rispetto al minimo edittale di quindici giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando la sanzione finale si colloca al di sotto della media edittale, non occorre una motivazione analitica e dettagliata. Per la determinazione della pena è sufficiente un richiamo generale alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere del colpevole. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: Cassazione e la doppia valutazione del fatto
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva ricalcolato la sua pena per un reato di droga (art. 73, comma 1, D.P.R. n. 309/1990), riconoscendo un'attenuante ma fissando la pena al massimo edittale. Il Lavoratore lamentava una violazione di legge e un difetto di motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la motivazione era logica e coerente, ribadendo che il giudice può valutare lo stesso elemento (la quantità di droga) sia per riconoscere l'attenuante sia per fissare la pena base, rientrando la graduazione della pena nella sua discrezionalità.
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Determinazione della pena: la Cassazione conferma la discrezionalità
Un individuo è stato condannato per detenzione di circa 2 grammi di cocaina. La Corte d'Appello ha confermato la pena, riconoscendo le attenuanti generiche. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'eccessiva severità della **determinazione della pena** e la mancata massima riduzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La motivazione del giudice d'appello, basata su precedenti specifici e carichi pendenti, è stata ritenuta sufficiente e logica, non meritevole di intervento.
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Determinazione della pena: ricorso respinto per acquisti ripetuti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva severità della sanzione inflitta per reati di droga di lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e conferma la decisione dei giudici di merito. La determinazione della pena rientra nell'ampio potere discrezionale del giudice. Quando la condanna non supera la media edittale, non serve una motivazione dettagliata su ogni elemento favorevole. Il numero elevato di acquisti di stupefacente giustifica pienamente la sanzione applicata. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: quando i precedenti contano più delle obiezioni
Un Contribuente, condannato per un reato tributario (art. 5 d.lgs. 74/2000), ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la "Determinazione della pena", sostenendo un vizio di motivazione per l'omessa valutazione di alcuni criteri dell'art. 133 c.p. e l'eccessiva considerazione dei suoi precedenti penali. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il giudice non deve esaminare tutti i criteri, ma solo quelli ritenuti rilevanti, purché la motivazione sia logica. I precedenti penali erano stati correttamente valorizzati. Il Contribuente ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: sanzione per ricorso inutile
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello lamentando vizi nella determinazione della pena. La difesa sosteneva che i giudici di merito non avessero fissato la sanzione nel minimo edittale e non avessero applicato il massimo sconto per le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile e incomprensibile. I giudici territoriali avevano infatti già applicato il minimo previsto dalla legge, concesso la massima riduzione per le attenuanti e applicato un aumento lievissimo per il vincolo della continuazione. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: ricorso inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione e denunciando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha verificato che i giudici di merito avevano già concesso il trattamento più favorevole possibile. La corte territoriale aveva infatti applicato la sanzione base nel minimo edittale e riconosciuto le attenuanti generiche con la riduzione massima consentita dalla legge. Di conseguenza, il ricorso non si confrontava con la reale determinazione della pena operata in sentenza. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso penale inammissibile: quando la pena non si discute
Un Ricorrente ha presentato un ricorso contro una sentenza d'appello, contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo è avvenuto perché i motivi presentati erano generici, non specificavano le violazioni di legge o erano manifestamente infondati. In particolare, il Ricorrente non aveva indicato in modo chiaro come la Corte d'Appello avesse sbagliato nell'applicazione dei criteri per la determinazione della pena. La decisione finale ha confermato la condanna e ha imposto al Ricorrente il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: la Cassazione blocca il ricorso
L'Imputato subisce una condanna per i reati di lesioni e minaccia. La Corte d'Appello conferma la decisione di primo grado e la misura della sanzione. L'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la presunta eccessività della sanzione e difetti di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La determinazione della pena rientra nell'esclusivo potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può rideterminare la sanzione se la sentenza precedente appare logica e priva di arbitrio. Poiché i motivi del ricorso risultavano generici, L'Imputato perde la causa. Egli deve pagare le spese del processo e versare la somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della Pena: Ricorso Inammissibile anche con Sconto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Imputato che contestava la determinazione della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. L'Imputato lamentava un vizio di motivazione, sostenendo che la pena fosse stata fissata oltre il minimo e che le attenuanti fossero state negate senza giustificazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la Corte d'Appello aveva già applicato una pena inferiore al minimo edittale (sei mesi anziché un anno), tenendo conto delle attenuanti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: sanzione minima e ricorso inammissibile
Un imputato ha presentato ricorso per contestare la sentenza di appello che lo condannava per violazioni nell'ambito di manifestazioni sportive. La difesa lamentava una mancata e approfondita motivazione sui criteri adottati per quantificare la sanzione e il vincolo di continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena vicino ai minimi di legge richiede una motivazione sintetica, basata sul criterio di adeguatezza. Il ricorso conteneva censure generiche sulla gravità del fatto e sulla vita personale, senza specifiche allegazioni. L'imputato perde il giudizio ed è condannato a pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: limiti al ricorso dopo la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la decisione dei giudici di secondo grado lamentando presunti vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha evidenziato che la sentenza precedente aveva già motivato in modo logico e coerente il calcolo sanzionatorio, valorizzando negativamente i precedenti penali specifici del reo e quantificando la sanzione ampiamente al di sotto della media edittale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la graduazione della sanzione costituisce un potere discrezionale riservato al giudice di merito. Di conseguenza, l'imputato ha subito la conferma definitiva della condanna e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: Quando la discrezionalità del giudice è valida
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati agli stupefacenti, con l'applicazione del reato continuato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e l'eccessivo aumento per la continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. La Corte ha ritenuto che la pena applicata fosse giustificata dai precedenti penali del Lavoratore e dalla natura continuativa della sua condotta.
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Truffa e Determinazione della Pena: la discrezionalità del Giudice
Un Lavoratore è stato condannato per truffa (Art. 640 c.p.). Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la complessiva Determinazione della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la graduazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché la motivazione non sia illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva adeguatamente giustificato la Determinazione della pena. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Motivazione Pena non Basta alla Cassazione
La Corte d'Appello aveva ridotto la pena per un Cittadino. Quest'ultimo ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. Ha ribadito che i vizi sulla motivazione della pena non sono impugnabili in Cassazione, a meno che la sanzione non sia illegale. Il ricorso era basato solo sulla presunta inadeguatezza della motivazione, non sulla illegalità della pena. Il Cittadino ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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