Definizione
Le ragioni addotte in un ricorso che sono formulate in modo vago, astratto e non si confrontano specificamente con le argomentazioni della sentenza che si intende impugnare.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 675 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 98% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Rigettato 1%
- Inammissibile 98%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 794%
- Penale Sez. 25%
- Penale Sez. 51%
Precedenti più richiamati
- Cass. 44201/2022in 16 provvedimenti
- Cass. S.U. 8825/2016in 58 provvedimenti
- Cass. 18826/2012in 14 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un imputato condannato per evasione ha proposto impugnazione contro la decisione della Corte di Appello. La difesa ha contestato la sussistenza della responsabilità, la mancata concessione dell'attenuante per la costituzione spontanea in carcere, il riconoscimento della recidiva e il diniego di conversione del carcere in pena pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile per la presenza di motivi generici e puramente ripetitivi rispetto alle censure già esaminate e respinte dai giudici territoriali. Il collegio ha rilevato l'assoluta assenza di difetti logici o giuridici nel provvedimento impugnato. I giudici supremi hanno confermato la sentenza precedente e condannato il ricorrente alle spese processuali, oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso una controversia colpevolmente viziata.
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La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione presentata da un imputato contro la condanna confermata dalla Corte di Appello. L'imputato lamentava la valutazione della propria responsabilità penale, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la quantificazione della pena inflitta. I giudici supremi hanno rilevato che i quattro motivi sollevati dalla difesa si limitavano a ripetere le medesime censure già analizzate e respinte con argomenti corretti nel precedente grado di giudizio. Mancando una critica puntuale alle motivazioni dei giudici territoriali, la Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. L'esito negativo ha comportato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese di giustizia e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione viziata da colpa evidente.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale. L'uomo aveva proposto ricorso contro la pronuncia della Corte di Appello di Venezia, sostenendo genericamente la propria innocenza. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. I motivi presentati contenevano mere affermazioni prive di sostanza critica e risultavano già formalmente rinunciati dal difensore durante l'udienza del grado precedente. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione di un cittadino condannato per i reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, con l'aggravante della recidiva. L'imputato sosteneva di aver agito nella convinzione errata che le forze dell'ordine stessero compiendo un atto arbitrario o illegittimo, invocando una scusante putativa. I giudici di legittimità hanno respinto le difese perché i motivi presentati si limitavano a riprodurre genericamente le tesi già analizzate e disattese dalla Corte di Appello. La Suprema Corte ha inoltre valutato come del tutto infondata la contestazione sulla recidiva. La sentenza impugnata è diventata definitiva: il ricorrente perde il ricorso, subisce la conferma della condanna penale e deve pagare le spese del giudizio unitamente a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un imputato per il reato di furto aggravato. L'accusato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando in modo promiscuo la mancata proscioglimento immediato e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure. L'atto difensivo non indicava gli elementi specifici a supporto della contestazione e non contrastava la corretta logica dei giudici precedenti. La condanna per furto aggravato è così divenuta definitiva, con l'ulteriore sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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La Corte d'Appello condannava l'Imputato per i reati di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Il condannato presentava ricorso per cassazione contestando l'affermazione di responsabilità unicamente per l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La difesa ha formulato un motivo del tutto generico senza confrontarsi con la reale motivazione della sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze dell'Imputato, confermando in via definitiva la condanna penale inflitta nei gradi precedenti. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese processuali e versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte d'Appello ha condannato un imputato per il reato di evasione. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione contro l'accertamento della propria penale responsabilità. Il ricorso difensivo non conteneva alcuna argomentazione specifica e ometteva di indicare le violazioni commesse dal giudice di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della totale genericità delle doglianze. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da due imputati, confermando la loro condanna per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una serie continuata di furti aggravati. I ricorrenti lamentavano la mancata esclusione dell'aggravante della minorata difesa, sostenendo che la presenza di un guardiano e delle telecamere di videosorveglianza impedisse tale contestazione, contestando al contempo la responsabilità sui singoli episodi e la struttura dell'ente criminale. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili per la loro natura meramente ripetitiva e generica, rilevando come la Corte d'Appello avesse adeguatamente illustrato sia l'esistenza del vincolo associativo, sia l'irrilevanza dei sistemi di sorveglianza presenti. La pronuncia sancisce la condanna definitiva dei due correi e il pagamento delle spese di giudizio unitamente a una sanzione pecuniaria.
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La Corte d'appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il reato di false dichiarazioni sull'identità. L'uomo proponeva ricorso per cassazione lamentando una generica insufficienza di motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le censure formulate erano puramente assertive e prive di agganci concreti alla vicenda giudicata. A fronte di una difesa superficiale che cercava l'annullamento della condanna, l'imputato ha ottenuto una definitiva conferma della propria colpevolezza e una severa sanzione pecuniaria. La Suprema Corte lo ha infatti condannato a sostenere le spese dell'intero procedimento penale e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso una causa priva dei requisiti minimi di legge.
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I giudici di merito hanno condannato un cittadino a otto mesi di reclusione per il reato continuato di furto di energia elettrica. L'uomo aveva sottratto corrente alla rete di distribuzione per un valore superiore a settemila euro attraverso un allaccio abusivo prolungato. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando soltanto il mancato riconoscimento della pena sospesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo conteneva infatti argomentazioni generiche senza specificare i presunti errori della corte d'appello. Inoltre, il passato criminale dell'autore del fatto, gravato da sei precedenti condanne definitive e dalla reiterazione della condotta delittuosa, impedisce qualsiasi previsione favorevole sul suo futuro comportamento. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione l'ordinanza con cui la Corte di Appello dichiarava inammissibile la sua richiesta di impugnazione. La difesa ha lamentato la violazione delle norme sul giusto processo e sui limiti dell'impugnazione. Tuttavia, i giudici supremi hanno rilevato la totale genericità delle censure sollevate, descritte come mere affermazioni prive di riferimenti ai fatti o alle norme violate. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della mancata specificità delle doglianze. Questa decisione ha comportato la conferma del provvedimento precedente, la condanna al pagamento di tutte le spese di giudizio e il versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per colpa processuale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un Lavoratore, condannato per truffa (art. 640 c.p.). Il ricorso è stato ritenuto privo dei requisiti di specificità richiesti dall'art. 581 c.p.p., poiché le contestazioni erano troppo generiche e non indicavano chiaramente gli elementi a sostegno delle lamentele. La sentenza d'appello, che aveva confermato la condanna, era stata considerata ampia e logicamente corretta. Di conseguenza, il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, confermando l'inammissibilità del ricorso.
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Un Imputato, condannato per omessa dichiarazione fiscale (un reato tributario), ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva confermato la sua condanna a due anni e un mese di reclusione. L'Imputato contestava vizi di difesa e motivazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi presentati erano troppo generici e non mettevano in discussione il merito della sentenza, ma proponevano solo una diversa interpretazione delle prove. La Cassazione ha quindi confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Lavoratore. Il ricorso era privo di argomentazioni specifiche, rendendolo generico. La Corte d'Appello aveva già evidenziato la falsità di una testimonianza resa dal Lavoratore, il quale aveva negato di aver ricevuto dosi di droga, nonostante un precedente giudicato lo avesse accertato. La sua "pericolosità" era stata valutata anche in base a numerosi precedenti penali per droga e reati contro il patrimonio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità e condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una cittadina contro una condanna per il reato di cui all'articolo 385 del codice penale. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero troppo generici, mancando una critica specifica e articolata alla sentenza di appello. Questo vizio di aspecificità ha impedito l'esame nel merito. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce l'importanza di presentare un ricorso inammissibile con motivazioni chiare e dettagliate.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso penale inammissibile. Un Lavoratore aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello di Bari, ma il suo ricorso è stato ritenuto troppo generico. La Suprema Corte ha quindi condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3000 euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi con argomentazioni specifiche e dettagliate per evitare l'inammissibilità.
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La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un imputato condannato in appello per reati di falso. La difesa ha contestato la sentenza con un unico motivo privo di riscontri concreti, lamentando in modo astratto il difetto di motivazione, l'eccessività della sanzione e l'errata qualificazione del reato. I giudici supremi hanno accertato la totale indeterminatezza delle censure, prive di confronto critico con il testo della decisione impugnata. L'esito ha determinato un ricorso per cassazione inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un individuo condannato per tentato furto aggravato in un supermercato. L'imputato aveva impugnato la sentenza lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. Tuttavia, il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché i motivi addotti erano troppo generici, non rispettando i requisiti di specificità previsti dal codice di procedura penale. Questa decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 4.000 euro a favore della cassa delle ammende.
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L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per aver denunciato un falso sinistro stradale. La vicenda riguarda la presunta duplicazione di un incidente automobilistico, nel quale venivano dichiarati gli stessi identici danni materiali a breve distanza di tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le difese erano del tutto generiche e si limitavano a ripetere argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno confermato la palese impossibilità logica di produrre identici danni al veicolo in due scontri diversi senza una riparazione intermedia. Di conseguenza, l'imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tre persone hanno presentato ricorso contro una condanna per reati, incluso l'intralcio al trasporto ferroviario. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. I giudici hanno ritenuto i motivi di ricorso troppo generici e ripetitivi, non confrontandosi adeguatamente con le motivazioni dettagliate della Corte d'Appello. La Cassazione non ha riesaminato i fatti, ma ha rilevato la mancanza di specificità delle doglianze. Di conseguenza, i ricorrenti devono pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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