Concordato in appello: quando l’accordo blocca il ricorso
La giustizia penale prevede strumenti per rendere più veloci i processi. Uno di questi è il concordato in appello, un accordo che permette di definire la pena senza attendere la fine di tutti i gradi di giudizio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: una volta accettato l’accordo, non si può tornare indietro e contestare la propria colpevolezza. La sentenza analizza il caso di due persone che, dopo aver concordato la pena, hanno tentato ugualmente di fare ricorso, vedendoselo respingere.
La vicenda: dalla tentata rapina all’accordo sulla pena
Due individui vengono condannati in primo grado per il reato di tentata rapina impropria aggravata. Invece di affrontare un lungo processo d’appello, decidono, tramite il loro avvocato, di percorrere la strada del concordato in appello. Raggiungono un’intesa con la Procura per una pena finale di un anno e otto mesi di reclusione, più una multa di 600 euro ciascuno. La Corte d’Appello accoglie la richiesta e formalizza la pena concordata. A sorpresa, però, gli imputati decidono di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto assolverli e che la pena era stata calcolata male.
Cos’è e come funziona il concordato in appello
Il concordato in appello, disciplinato dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale, è un patto tra l’imputato e il Pubblico Ministero. L’imputato rinuncia ai motivi del suo appello, accettando la propria responsabilità, e in cambio ottiene uno sconto sulla pena inflitta in primo grado. Il giudice d’appello verifica la correttezza dell’accordo e, se lo ritiene congruo, emette una sentenza che recepisce la pena pattuita. Questo strumento serve a deflazionare il carico dei tribunali e a dare certezza della pena in tempi più brevi.
I limiti del ricorso dopo un concordato in appello
Il punto centrale della questione è che l’accordo implica una rinuncia. Chi accetta di concordare la pena, implicitamente rinuncia a contestare la propria colpevolezza e la correttezza del calcolo della sanzione. La legge, infatti, stabilisce che la sentenza emessa dopo un accordo può essere impugnata in Cassazione solo per motivi molto specifici e limitati. Ad esempio, si può ricorrere se l’accordo è nato da un errore (vizio della volontà), se il giudice ha applicato una pena diversa da quella pattuita o se la pena è illegale (cioè non prevista dalla legge per quel tipo di reato). Non è invece possibile usare il ricorso per riaprire una discussione sul fatto o sulla responsabilità.
Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso degli imputati inammissibile. I giudici hanno spiegato che le lamentele sollevate erano proprio quelle a cui i due avevano rinunciato accettando il concordato in appello. Essi contestavano la mancata assoluzione e il calcolo della pena, argomenti che sono il cuore della rinuncia che sta alla base dell’accordo. La Corte ha ribadito un orientamento consolidato: il concordato è un negozio giuridico processuale che, una volta concluso, preclude la possibilità di rimettere in discussione la responsabilità penale. I motivi del ricorso erano quindi ‘non consentiti’, cioè legalmente improponibili.
Le conclusioni: la parola fine sulla condanna
La decisione della Cassazione rende definitiva la condanna a un anno e otto mesi. Gli imputati dovranno scontare la pena e pagare le spese processuali. Questa ordinanza rafforza il valore e la serietà del concordato in appello. Chi sceglie questa strada deve essere consapevole delle sue conseguenze: si ottiene un beneficio concreto sulla pena, ma si perde il diritto di contestare la condanna nel merito. L’accordo, una volta ratificato dal giudice, chiude definitivamente la partita sulla colpevolezza e sulla sanzione.
Se accetto un ‘concordato in appello’, posso comunque fare ricorso in Cassazione?
Sì, ma solo per motivi molto specifici, come un errore nella formazione dell’accordo o se la pena applicata è illegale. Non è possibile contestare la colpevolezza o la misura della pena, perché questi punti sono stati oggetto di rinuncia con l’accordo.
Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che la Corte non può nemmeno esaminare il merito delle questioni sollevate. Il ricorso viene respinto in partenza perché non rispetta i presupposti previsti dalla legge, come in questo caso in cui si contestavano punti a cui si era già rinunciato.
Qual è il vantaggio di un ‘concordato in appello’ per l’imputato?
Il vantaggio principale è ottenere una riduzione della pena stabilita nella sentenza di primo grado. In cambio di questo sconto, l’imputato rinuncia a proseguire con l’appello, ottenendo una definizione più rapida e certa del processo.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 16738 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 2 Num. 16738 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 17/03/2023
ORDINANZA
Sui ricorsi proposti da COGNOME NOME n. ad Avezzano DATA_NASCITA COGNOME NOME n. ad Avezzano il DATA_NASCITA visti gli atti, la sentenza impugnata e i ricorsi; dato atto degli avvisi alle parti udita la relazione del AVV_NOTAIO;
avverso la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di L’Aquila in data 15/9/2022
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1.Con l’impugnata sentenza la Corte d’Appello di L’Aquila, in accoglimento del concordat sulla pena prospettato dalle parti e in parziale riforma della decisione del Gip del Tribu Avezzano, determinava in anni uno, mesi otto di reclusione ed euro 600,00 di multa ciascun la pena inflitta a COGNOME NOME e COGNOME NOME in relazione al delitto di tentata rapina aggravata loro ascritto in rubrica.
Ha proposto ricorso il difensore degli imputati, AVV_NOTAIO, il quale con atto ha dedotto la mancanza di motivazione in relazione all’omessa applicazione dell’art. cod.proc.pen.
I ricorsi sono inammissibili in quanto proposti per motivi non consentiti.
g
Questa Corte ha chiarito che, in tema di concordato in appello, è ammissibile il ricors cassazione avverso la sentenza emessa ex art. 599-bis cod. proc. pen. che deduca motivi relativi alla formazione della volontà della parte di accedere al concordato, al consenso pubblico ministero sulla richiesta ed al contenuto difforme della pronuncia del giudice, men sono inammissibili le doglianze relative a motivi rinunciati, alla mancata valutazione d condizioni di proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. e, altresì, a vizi attine determinazione della pena che non si siano trasfusi nella illegalità della sanzione infli quanto non rientrante nei limiti edittali ovvero diversa dalla quella prevista dalla legge 2, n. 22002 del 10/4/2019, Rv.276102; Sez. 1, n. 944 deò 23/10/2019, dep. 2020, Rv. 278170).
Nella specie il ricorrente ha riproposto i motivi in punto di responsabilità, qualific giuridica del fatto e apparato circostanziale oggetto di rinunzia in sede di concordato sviluppato censure in ordine alla dosimetria della pena giuridicamente incompatibili con negozio giuridico recepito dalla sentenza impugnata.
Alla luce delle considerazioni che precedono i ricorsi debbono essere dichiara inammissibili con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e dell sanzione pecuniaria precisata in dispositivo, non ravvisandosi ragioni d’esonero.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processual della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende
Così deciso in Roma il 17 Marzo 2023
Il Consigliere estensore
Il Presidente