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Usucapione tra coeredi: la tolleranza che lo esclude

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31108/2023, ha respinto il ricorso di alcuni coeredi che chiedevano di essere dichiarati proprietari esclusivi di immobili ereditari per usucapione. La Corte ha stabilito che l’utilizzo del bene, fondato su un rapporto di parentela e quindi su mera tolleranza, non costituisce possesso utile ai fini dell’usucapione tra coeredi, in assenza di atti inequivocabili volti a escludere gli altri comproprietari.

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 31108 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 2 n. 31108/2023)

Usucapione tra coeredi: quando la tolleranza impedisce l’acquisto

L’usucapione tra coeredi è un tema complesso che si verifica quando uno degli eredi, possedendo un bene della massa ereditaria per un lungo periodo, intende diventarne proprietario esclusivo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito i paletti stringenti per questo istituto, sottolineando come la semplice disponibilità del bene, se basata su rapporti familiari, non sia sufficiente a configurare il possesso necessario per usucapire.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un giudizio di divisione ereditaria. Uno dei coeredi aveva chiesto lo scioglimento della comunione su alcuni immobili. Gli altri coeredi, che da anni occupavano e gestivano tali immobili, si sono opposti proponendo una domanda riconvenzionale: chiedevano che il tribunale accertasse l’avvenuto acquisto per usucapione delle proprietà in questione.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto la domanda di usucapione. I giudici di merito hanno ritenuto che il possesso esercitato dagli attuali ricorrenti non fosse un possesso esclusivo e “uti dominus” (cioè con l’animo di essere gli unici proprietari), ma piuttosto un godimento del bene tollerato dall’altro coerede in virtù del vincolo di parentela. Di qui, il ricorso in Cassazione.

La questione procedurale nell’usucapione tra coeredi

I ricorrenti lamentavano, in primo luogo, un vizio procedurale. A loro avviso, il giudice di primo grado non avrebbe potuto decidere sulla sola domanda di usucapione senza definire l’intero giudizio di divisione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo un punto fondamentale dei processi di divisione.

Il procedimento divisorio, pur essendo unitario, può essere scandito da diverse fasi. È del tutto legittimo che il giudice risolva con una sentenza non definitiva le questioni preliminari che condizionano la divisione stessa, come appunto l’accertamento della proprietà esclusiva di un bene per usucapione. Questa decisione, se non impugnata, passa in giudicato e definisce un punto fermo del processo, permettendo di proseguire con la divisione dei beni rimanenti.

Le motivazioni: perché non si configura l’usucapione tra coeredi

La Corte Suprema ha analizzato nel dettaglio i motivi di ricorso relativi alla prova del possesso. Per poter usucapire la quota degli altri coeredi, non è sufficiente che questi ultimi si astengano dall’utilizzare il bene. Il coerede che intende usucapire deve dimostrare di aver esteso il proprio possesso in termini di esclusività.

Questo significa compiere atti che siano oggettivamente incompatibili con la possibilità di godimento altrui e che manifestino in modo inequivocabile la volontà di possedere il bene come proprietario esclusivo, e non più come semplice comproprietario (uti condominus). Nel caso di specie, i ricorrenti non avevano fornito tale prova. Anzi, il contesto familiare deponeva a favore della tesi della mera tolleranza. Il rapporto di parentela, infatti, costituisce un forte elemento indiziario che giustifica l’utilizzo del bene da parte di un coerede come un atto di condiscendenza e non come un’abdicazione al proprio diritto da parte degli altri.

La Corte ha inoltre specificato che i ricorrenti non avevano mai compiuto un atto di “interversione del possesso”, ovvero un’azione manifesta con cui si contesta il diritto degli altri comproprietari. Il semplice fatto di aver ignorato le richieste di divisione dei frutti (come i canoni di locazione) non è stato ritenuto sufficiente a trasformare un possesso tollerato in un possesso esclusivo utile all’usucapione.

Le conclusioni

L’ordinanza conferma un principio consolidato: l’usucapione tra coeredi richiede una prova rigorosa. Il coerede che si trova nel godimento del bene ereditario deve dimostrare, con atti concreti e inequivocabili, di aver mutato il titolo del proprio possesso, passando da un godimento compatibile con i diritti altrui a un possesso esclusivo che nega la comproprietà. In assenza di tale prova, e specialmente in presenza di legami familiari, la legge presume che l’utilizzo prolungato del bene sia frutto di mera tolleranza, un atteggiamento che per sua natura non può mai condurre all’acquisto della proprietà per usucapione.

Un coerede che utilizza un immobile ereditario può diventarne proprietario esclusivo per usucapione?
Sì, ma a condizioni molto rigorose. Deve dimostrare di aver posseduto il bene non più come comproprietario, ma in modo esclusivo, con atti incompatibili con il diritto degli altri coeredi e che manifestino chiaramente la volontà di essere l’unico proprietario.

Cosa si intende per ‘mera tolleranza’ e perché impedisce l’usucapione?
La ‘mera tolleranza’ è la condiscendenza del proprietario che permette a un’altra persona di usare il suo bene per via di rapporti di parentela, amicizia o buon vicinato. Questo non è considerato vero possesso, ma una semplice detenzione precaria, e quindi non permette di maturare il tempo necessario per l’usucapione.

In un causa di divisione ereditaria, il giudice può decidere separatamente sulla domanda di usucapione?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice può emettere una sentenza non definitiva per risolvere questioni pregiudiziali come l’accertamento dell’usucapione, prima di procedere con le operazioni di divisione dei beni rimanenti.

Termini giuridici

usucapione
Modo di acquisto della proprietà di un bene attraverso il possesso continuato, ininterrotto, pacifico e pubblico per un periodo di tempo determinato dalla legge.
riconvenzionale
È la domanda giudiziale che il convenuto (la parte citata in giudizio) propone contro l'attore (chi ha iniziato la causa) nello stesso processo.
mera tolleranza
Atteggiamento di condiscendenza da parte del proprietario che permette a un altro soggetto di utilizzare il suo bene, basato su rapporti di amicizia, familiarità o vicinato. Non costituisce possesso valido per l'usucapione.
interversione del titolo del possesso
Atto con cui chi possiede un bene per conto di altri (es. un inquilino) inizia a possederlo come se ne fosse il proprietario, manifestando un'opposizione chiara e inequivocabile al diritto del proprietario stesso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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