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Sanzioni lavoro nero: no al principio del favor rei

Un’imprenditrice sanzionata per aver impiegato personale non dichiarato ha contestato l’importo della sanzione, invocando l’applicazione di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale per le sanzioni lavoro nero: non si applica il principio del *favor rei* (la legge più favorevole al trasgressore), bensì quello del *tempus regit actum* (la legge in vigore al momento della violazione). Di conseguenza, la sanzione originaria, più elevata, è stata confermata.

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Pubblicato il 26 dicembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 27443 Anno 2024 (Cass. civ. sez. lavoro n. 27443/2024)

Sanzioni Lavoro Nero: La Cassazione Nega il Principio del Favor Rei

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27443/2024, ha affrontato una questione cruciale in materia di sanzioni lavoro nero, stabilendo che a queste non si applica il principio della retroattività della legge più favorevole (favor rei). Questa decisione consolida un orientamento rigoroso nella lotta al lavoro irregolare, chiarendo che la norma da applicare è sempre quella in vigore al momento della commissione dell’illecito, secondo il principio tempus regit actum.

I Fatti di Causa: Dall’Ispezione al Ricorso in Cassazione

Il caso ha origine da un’ispezione presso un’attività di ristorazione, durante la quale il personale dell’INPS ha riscontrato la presenza di due lavoratori non registrati nei libri contabili obbligatori. A seguito di ciò, l’Agenzia delle Entrate ha irrogato alla titolare della ditta individuale una sanzione amministrativa di oltre 27.000 euro.

In primo grado, il giudice ha parzialmente accolto il ricorso dell’imprenditrice, rideterminando la sanzione a 3.000 euro. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, ripristinando l’importo originario. La motivazione della Corte territoriale si basava sulla mancata prova, da parte della datrice di lavoro, della data esatta di inizio del rapporto di lavoro irregolare. In assenza di tale prova, la legge presume che il rapporto sia iniziato il primo gennaio dell’anno in cui è avvenuto l’accertamento. L’imprenditrice ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando, tra le altre cose, la mancata applicazione di una normativa successiva che, a suo dire, sarebbe stata più favorevole.

La Questione Giuridica e le Sanzioni per Lavoro Nero

Il fulcro del ricorso in Cassazione verteva sull’applicabilità del cosiddetto principio del favor rei alle sanzioni per lavoro sommerso. La ricorrente sosteneva che, in base all’art. 3 del D.Lgs. 472/1997, avrebbe dovuto beneficiare della legge più mite introdotta successivamente alla sua violazione. Secondo la sua tesi, la nuova disciplina avrebbe permesso di calcolare la sanzione sui giorni effettivi di lavoro non dichiarato, e non sull’intero periodo presunto dalla legge.

Principio del Tempus Regit Actum vs. Favor Rei

La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente questa interpretazione. Gli Ermellini hanno chiarito che, nel campo delle sanzioni amministrative, la regola generale è quella del tempus regit actum, codificata nell’art. 1 della Legge 689/1981. Questo principio stabilisce che le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati.

Il principio del favor rei, che impone l’applicazione retroattiva della legge più favorevole, è invece una garanzia fondamentale del diritto penale. La sua estensione al diritto amministrativo sanzionatorio non è automatica, ma limitata a specifici settori. In particolare, il D.Lgs. 472/1997, invocato dalla ricorrente, limita esplicitamente l’applicazione del favor rei alle sole infrazioni in materia valutaria e tributaria.

La Natura delle Sanzioni Lavoro Nero

La Corte ha sottolineato che la sanzione per l’impiego di lavoratori non regolarmente denunciati non ha natura tributaria o previdenziale in senso stretto. Il suo scopo primario è quello di inasprire la repressione del fenomeno del lavoro irregolare, un obiettivo di ordine pubblico economico. Di conseguenza, non rientra nell’ambito di applicazione della disciplina speciale prevista per le sanzioni tributarie. Mancando una specifica disposizione normativa che estenda il favor rei a questo tipo di illecito, torna ad applicarsi la regola generale del tempus regit actum.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte Suprema sono state nette e lineari. Il secondo motivo di ricorso, cuore della controversia, è stato dichiarato infondato. La Corte ha spiegato che il principio del favor rei non si estende indiscriminatamente a tutte le sanzioni amministrative, ma solo a quelle per cui una norma lo preveda espressamente (come in materia tributaria) o a quelle che, per loro natura e afflittività, sono assimilabili a sanzioni penali secondo l’ordinamento convenzionale (CEDU). La sanzione per il lavoro sommerso non rientra in queste categorie. Pertanto, la Corte d’Appello, pur avendo raggiunto la conclusione corretta, l’aveva fatto con una motivazione che la Cassazione ha ritenuto di dover correggere in diritto, confermando però il risultato finale. Anche gli altri motivi, relativi a presunti vizi di motivazione della sentenza d’appello e a contestazioni sulla quantificazione del costo del lavoro, sono stati respinti per infondatezza e inammissibilità.

Le Conclusioni

L’ordinanza n. 27443/2024 della Corte di Cassazione rappresenta un importante punto fermo per datori di lavoro e professionisti. La decisione ribadisce che per le sanzioni lavoro nero non c’è spazio per sperare in future leggi più miti: fa fede esclusivamente la normativa in vigore al momento dell’illecito. Questo approccio garantisce certezza del diritto e rafforza l’efficacia deterrente delle norme contro il lavoro sommerso, confermando l’impegno dell’ordinamento a contrastare con fermezza questo grave fenomeno.

Si applica la legge più favorevole (principio del favor rei) alle sanzioni per il lavoro nero?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che a questo tipo di sanzioni amministrative si applica il principio tempus regit actum, ovvero la legge in vigore al momento della violazione, e non quella successiva eventualmente più favorevole.

In assenza di prova sulla data di inizio del lavoro irregolare, come si calcola la durata?
In assenza di prova contraria fornita dal datore di lavoro, la legge presume che il rapporto di lavoro sia iniziato il primo gennaio dell’anno in cui è avvenuto l’accertamento ispettivo.

Il principio del favor rei previsto per le sanzioni tributarie si estende a tutte le sanzioni amministrative?
No. La retroattività della legge più favorevole, prevista dall’art. 3 del D.Lgs. 472/1997, si applica specificamente alle infrazioni valutarie e tributarie e non si estende automaticamente ad altre sanzioni amministrative, come quelle per il lavoro irregolare, che non hanno natura tributaria.

Termini giuridici

Favor rei
Principio giuridico, tipico del diritto penale, secondo cui, in caso di successione di leggi nel tempo, si applica la legge più favorevole al trasgressore.
Tempus regit actum
Principio giuridico secondo il quale un atto è regolato dalla legge in vigore al momento in cui è stato compiuto, senza che le leggi successive possano influenzarne la validità o gli effetti.
Controricorrente
La parte che, in un giudizio di Cassazione, si difende dal ricorso presentato dalla parte che ha perso nel grado di giudizio precedente.
Ricorrente
La parte che presenta ricorso alla Corte di Cassazione per impugnare una sentenza di un grado inferiore che la vede soccombente.
Ope legis
Espressione latina che significa 'per effetto della legge'. Indica che un determinato effetto giuridico si produce automaticamente al verificarsi di certi presupposti, senza necessità di un atto di volontà.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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