Il Regolamento di giurisdizione è uno strumento fondamentale per definire quale giudice debba decidere una controversia. Recentemente, le Sezioni Unite della Cassazione hanno fornito importanti chiarimenti su come la Riforma Cartabia abbia semplificato la procedura di rinuncia a tale strumento, garantendo maggiore flessibilità alle parti coinvolte in complessi contenziosi amministrativi e civili.
I fatti di causa
La vicenda trae origine da una controversia tra una società concessionaria di una tratta autostradale e i Ministeri competenti. Oggetto del contendere era la determinazione di alcuni parametri economici relativi a investimenti ammissibili per la gestione dell’infrastruttura. La società, dopo aver adito il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), aveva proposto un Regolamento di giurisdizione per chiarire se la materia spettasse effettivamente al giudice amministrativo o a quello ordinario.
Tuttavia, durante la pendenza del giudizio in Cassazione, il TAR non ha sospeso il procedimento e ha emesso una sentenza di merito favorevole alla società concessionaria. A fronte di questo risultato positivo, la società ha ritenuto non più necessario proseguire con l’istanza di regolamento, depositando un atto di rinuncia.
La decisione della Corte
Le Sezioni Unite hanno analizzato la validità della rinuncia alla luce delle recenti modifiche legislative. Il punto centrale riguardava la tempestività dell’atto, depositato dopo che il Procuratore Generale aveva già rassegnato le proprie conclusioni. La Corte ha stabilito che, grazie alla disciplina transitoria della Riforma Cartabia, le nuove regole sulla rinuncia sono applicabili anche ai ricorsi già pendenti al 1° gennaio 2023, purché non sia stata ancora fissata l’udienza.
La decisione ha confermato che la rinuncia determina l’estinzione del giudizio. Inoltre, la Corte ha affrontato il tema delle spese processuali, optando per la loro compensazione integrale tra le parti, considerando la novità della normativa applicata e l’esito complessivo della vicenda.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sull’interpretazione dell’art. 390 c.p.c., come novellato dal D.lgs. n. 149 del 2022. La riforma ha spostato il termine finale per la rinuncia, permettendo alle parti di esercitare questa facoltà fino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio. Questo cambiamento mira a una semplificazione del rito, eliminando oneri formali eccessivi come l’obbligo di notifica alla controparte, essendo sufficiente il deposito telematico dell’atto.
Un altro aspetto rilevante riguarda l’esclusione del raddoppio del contributo unificato. La Corte ha chiarito che tale misura sanzionatoria non si applica in caso di estinzione per rinuncia nel Regolamento di giurisdizione, poiché quest’ultimo non è tecnicamente un’impugnazione, ma un incidente processuale volto alla corretta individuazione del giudice competente.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dalle Sezioni Unite evidenziano un favore del legislatore verso la definizione rapida dei processi quando viene meno l’interesse delle parti. L’applicazione immediata delle norme della Riforma Cartabia ai procedimenti in corso garantisce coerenza al sistema e riduce il carico di lavoro della Suprema Corte. Per le imprese e i professionisti, ciò significa poter ricalibrare la strategia difensiva in base all’evoluzione dei giudizi di merito senza incorrere in decadenze procedurali rigide o sanzioni pecuniarie improprie.
Fino a quando è possibile rinunciare al regolamento di giurisdizione?
Secondo la Riforma Cartabia, la rinuncia può essere depositata fino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio.
È necessario notificare la rinuncia alla controparte?
No, con le nuove norme è sufficiente il deposito telematico dell’atto nelle forme consuete, senza onere di notifica.
Si paga il doppio contributo unificato se si rinuncia al regolamento?
No, la Corte ha stabilito che il raddoppio del contributo non si applica al regolamento di giurisdizione in caso di estinzione.