Definizione
Il potere attribuito dalla legge a un determinato giudice di decidere una specifica controversia.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 1.257 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 36% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 36%
- Rigettato 27%
- Inammissibile 15%
- Estinto 1%
- Altro 21%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Unite73%
- Civile Sez. Lavoro15%
- Civile Sez. 112%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 10016/2021in 32 provvedimenti
- Cass. S.U. 20350/2018in 58 provvedimenti
- Cass. S.U. 14653/2017in 33 provvedimenti
- Cass. S.U. 36897/2021in 29 provvedimenti
- Cass. S.U. 1599/2022in 37 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un contribuente riceveva alcune cartelle esattoriali per debiti erariali e, in seguito, citava in giudizio l'Agente della Riscossione davanti al giudice civile ordinario. Il debitore chiedeva di accertare l'intervenuta prescrizione cartella di pagamento per sanzioni e interessi maturata dopo la notifica degli atti, contestando il diritto di procedere al recupero prima ancora dell'inizio del pignoramento. L'ente di riscossione eccepiva che la materia spettava ai giudici fiscali. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni dell'amministrazione finanziaria e cassa la decisione d'appello favorevole al cittadino. Gli Ermellini stabiliscono che le contestazioni sull'estinzione del debito tributario per decorso del tempo restano di competenza esclusiva del giudice tributario fino al compimento del primo atto di espropriazione forzata.
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Un consorzio nazionale per la gestione degli imballaggi ha intimato a una società commerciale il recupero di quote non versate e l'applicazione delle relative sanzioni. L'impresa ha impugnato le richieste davanti alla Commissione tributaria, sostenendo che la pretesa avesse natura di tassa ambientale e che spettasse ai giudici fiscali decidere la lite. Il consorzio ha invece difeso la natura puramente privatistica del rapporto. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo in via definitiva che il contributo CONAI non ha natura di tributo, ma costituisce il corrispettivo di diritto comune per il servizio di gestione e recupero dei rifiuti. Le controversie relative al versamento di tali somme appartengono pertanto alla giurisdizione del giudice civile ordinario e non a quella tributaria.
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Un contribuente subiva un'iscrizione ipotecaria illegittima sui propri immobili dall'agente della riscossione, nonostante l'avviso di accertamento fosse stato precedentemente annullato con sentenza tributaria definitiva. L'ente della riscossione manteneva il vincolo e ritardava ingiustificatamente la cancellazione. Il cittadino citava quindi in giudizio l'agente della riscossione e l'amministrazione finanziaria davanti al Tribunale ordinario per ottenere il risarcimento dei danni da illecito civile. La Corte d'Appello dichiarava erroneamente competente il giudice tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la richiesta di ristoro economico per vincoli patrimoniali mantenuti dopo l'annullamento del debito fiscale appartiene alla giurisdizione del giudice civile ordinario. La causa torna quindi ai giudici di merito per quantificare la responsabilità risarcitoria.
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Un privato affida a una società estera il trasferimento via mare della propria barca a vela dai Caraibi alla Spagna. Dopo la sottoscrizione del modulo contrattuale, il committente decide di annullare l'incarico lamentando la mancata ricezione della copia firmata dalla controparte. La società pretende quindi il pagamento di oltre trentamila euro a titolo di penale per il recesso. L'armatore promuove una causa dinanzi al tribunale italiano, invocando lo status di consumatore per invalidare le clausole sfavorevoli. I giudici d'appello confermano il difetto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana. Nei contratti di solo trasporto di merci non operano le tutele del foro del consumatore previste dalle norme europee. Risulta quindi valida la pattuita deroga alla giurisdizione in favore del tribunale olandese, costringendo il cliente a pagare le spese processuali.
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Un ufficiale delle forze dell'ordine ha riportato nei registri di servizio orari di lavoro superiori a quelli realmente prestati, allontanandosi dalla caserma in ventuno occasioni. Tale condotta ha procurato un ingiusto profitto stipendiale di circa 1.800 euro ai danni dell'amministrazione militare. I giudici hanno ricostruito le assenze incrociando i filmati delle telecamere di sorveglianza e i dati delle celle telefoniche. La difesa sosteneva che le assenze fossero dovute a compiti esterni d'ufficio e contestava la competenza del tribunale militare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa aggravata per falso orario, stabilendo che le mere giustificazioni generiche dell'imputato non smentiscono le prove oggettive raccolte dall'accusa.
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La società concessionaria della riscossione emetteva avvisi di accertamento e una ingiunzione per il pagamento della tariffa rifiuti nei confronti di una società contribuente. La lite verteva sull'individuazione del giudice competente a decidere la controversia tra commissione tributaria e tribunale ordinario. I giudici di secondo grado dichiaravano il difetto di giurisdizione a favore del giudice ordinario per l'intera pretesa. La Corte di Cassazione accoglieva parzialmente il ricorso della concessionaria. Il contenzioso tariffa rifiuti TIA segue un criterio temporale rigoroso: le richieste relative al periodo precedente al 31 maggio 2010 hanno natura tributaria e spettano al giudice tributario, mentre i crediti successivi a tale data rientrano nella cognizione del giudice ordinario. La Suprema Corte ha cassato la decisione rimettendo gli atti al giudice tributario per gli anni di sua competenza.
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Due debitori garantiti da fideiussione hanno conferito i loro beni immobili in una società estera per liberare un aumento di capitale. La società creditrice ha quindi promosso un'azione revocatoria ordinaria davanti al giudice italiano per far dichiarare inefficace quel trasferimento. I debitori e la società estera hanno contestato la giurisdizione italiana, sostenendo la competenza esclusiva del giudice dello Stato estero dove ha sede l'impresa. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha respinto l'eccezione e ha confermato la giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria ordinaria non mette in discussione la validità delle delibere societarie o l'organizzazione dell'ente, ma attacca solo il trasferimento patrimoniale a danno del creditore. Pertanto, la causa resta radicata in Italia per la residenza dei debitori.
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La controversia nasce tra il gestore del servizio idrico integrato e il consorzio pubblico concedente in merito al pagamento del canone per l'uso delle infrastrutture idriche. Il gestore sosteneva che la legge imponesse l'uso gratuito di tali opere, contestando la validità della clausola convenzionale che prevedeva il corrispettivo. Dopo un lodo arbitrale favorevole al gestore, i giudici di secondo grado dichiaravano il difetto di giurisdizione ordinaria, ritenendo competente il TAR. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del gestore e fissa un chiaro riparto di giurisdizione. Poiché la lite riguarda diritti e obblighi patrimoniali derivanti dal contratto e non contesta alcun provvedimento autoritativo della pubblica amministrazione, la competenza spetta interamente al giudice ordinario e agli arbitri scelti dalle parti.
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Un Ufficiale dell'Esercito in congedo pretendeva la valutazione per l'avanzamento di grado militare, contestando i provvedimenti del Ministero della Difesa. I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso dichiarandolo tardivo: l'aspirazione alla promozione costituisce un interesse legittimo e richiedeva l'impugnazione entro sessanta giorni. Il militare ha proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, sostenendo che i giudici avessero rifiutato la giurisdizione riqualificando arbitrariamente la sua domanda di accertamento. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il controllo della Cassazione sugli organi della giustizia amministrativa si limita ai confini esterni della giurisdizione. L'interpretazione della domanda e la verifica dei termini di decadenza rientrano nell'attività interpretativa interna del giudice amministrativo e non consentono alcuna revisione di legittimità.
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Una nota compagnia aerea straniera rifiutava qualunque incontro con le organizzazioni sindacali operanti in una base aeroportuale italiana. La società ometteva le informazioni obbligatorie sui contratti a termine, sulla parità di genere e sulla sicurezza sul lavoro. I sindacati hanno promosso ricorso denunciando un comportamento antisindacale. L'azienda sosteneva l'incompetenza del giudice italiano e l'inapplicabilità delle leggi nazionali poiché non aderiva ad alcun contratto collettivo italiano. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della compagnia aerea. I giudici hanno confermato la competenza del tribunale italiano per fatto illecito commesso sul territorio nazionale. La Corte ha stabilito che gli obblighi informativi legali derivano direttamente dalle direttive europee e vincolano tutte le imprese operanti in Italia, a prescindere dall'adesione formale ai contratti collettivi nazionali.
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Un Ente Comunale colloca quattro persone con disabilità psichica in comunità alloggio protette e anticipa integralmente i costi di degenza. Successivamente, l'ente locale richiede all'Azienda Sanitaria Provinciale la quota di rimborso per le spese sociosanitarie erogate. L'autorità sanitaria rifiuta il pagamento, sostenendo che i ricoveri riguardino mera ospitalità residenziale e non cure mediche. Il Tribunale accoglie la domanda del Comune, accertando che i trattamenti uniscono assistenza e sanità, imponendo all'Azienda Sanitaria di coprire il trenta per cento dei costi. La Corte d'Appello e poi la Corte di Cassazione confermano la condanna. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso dell'azienda: l'appello non confutava la perizia medica e la giurisdizione appartiene a pieno titolo al giudice ordinario.
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Un creditore ha avviato il pignoramento del credito d'imposta spettante a una società debitrice direttamente presso l'Amministrazione Finanziaria. L'ente pubblico ha reso dichiarazione negativa negando il debito, ma il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto l'esistenza del credito. L'ente impositore si è opposto rivendicando la giurisdizione esclusiva del giudice tributario. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha respinto l'eccezione dell'Amministrazione Finanziaria. I Supremi Giudici hanno confermato la piena giurisdizione del giudice ordinario civile. A seguito delle riforme processuali, l'accertamento dell'obbligo del terzo produce effetti circoscritti alla sola procedura esecutiva senza definire definitivamente il rapporto fiscale tra contribuente e Fisco. Il creditore ottiene così la tutela delle proprie ragioni davanti al tribunale ordinario civile.
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Un Comune aveva ricevuto un finanziamento pubblico da una Regione per la costruzione di una scuola, erogando poi la somma a una Fondazione. La Regione ha successivamente revocato il finanziamento, sostenendo un inadempimento del Comune e chiedendo la restituzione. Il Comune ha contestato la revoca. I giudici di primo e secondo grado hanno dichiarato la mancanza di giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo la controversia di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la questione rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che la controversia riguardava un presunto inadempimento del beneficiario dopo la concessione del finanziamento, non la legittimità dell'atto amministrativo iniziale. Questo distingue la natura della disputa, spostando la competenza al giudice ordinario per la Giurisdizione finanziamento pubblico.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una docente con diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002. La docente chiedeva l'inserimento nelle **graduatorie ad esaurimento** (GAE) per il triennio 2014/2017, ma non aveva presentato domanda tempestivamente nel 2007/2008. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, sostenendo che il diploma non era sufficiente per l'inserimento senza un'abilitazione specifica e che le GAE erano liste chiuse. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso sulla giurisdizione e ha rimesso gli altri motivi, relativi al merito della controversia sull'abilitazione e l'inserimento nelle **graduatorie ad esaurimento**, alla Sezione Lavoro per una decisione più approfondita.
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Un Orchestrale ha contestato la legittimità dei suoi contratti di lavoro a termine, a progetto e autonomo con una Fondazione, chiedendo il riconoscimento di un rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste, ritenendo che la Fondazione fosse un ente pubblico fino al 1998 e che i contratti successivi fossero validi, data la natura delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Orchestrale. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha sbagliato nel determinare la natura del rapporto di lavoro (pubblico o privato) della Fondazione, un ente culturale. La Cassazione ha chiarito che la normativa applicabile agli enti lirici e alle istituzioni concertistiche assimilate è diversa da quella dei teatri di tradizione e delle istituzioni concertistico-orchestrali. La causa tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione, basata sui criteri corretti, per definire la vera natura del rapporto di lavoro.
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Una docente è stata esclusa da una graduatoria scolastica per supplenze a causa di un presunto errore nel riconoscimento dei crediti formativi. Ha avviato un ricorso d'urgenza per essere inserita. Il Tribunale ha poi dichiarato la mancanza di giurisdizione del giudice ordinario, indicando il giudice amministrativo. La docente ha quindi presentato un "Regolamento preventivo di giurisdizione" alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che non si può chiedere il "Regolamento preventivo di giurisdizione" in un procedimento cautelare urgente avviato prima della causa principale, poiché tali provvedimenti sono provvisori e non definitivi.
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Un Comune aveva affidato tramite appalto la fornitura di generi alimentari per le mense scolastiche. Successivamente, ha esercitato il recesso contratto pubblico, motivando la decisione con l'inadeguatezza delle cucine e la modifica del servizio. L'azienda appaltatrice ha contestato questa risoluzione, chiedendo risarcimento e reintegrazione, sostenendo l'illegittimità del recesso e un presunto sviamento di potere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. Ha stabilito che il recesso era legittimo, poiché le condizioni contrattuali che lo permettevano si erano verificate. La Cassazione ha chiarito che l'azione del Comune rientrava nel diritto privato e non richiedeva una motivazione di tipo pubblicistico. La sentenza d'appello che aveva condannato il Comune è stata cassata e la causa rinviata.
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Un Contribuente si opponeva all'intervento dell'Agente della Riscossione in una procedura esecutiva immobiliare, contestando l'omessa notifica delle cartelle e la `prescrizione dei crediti tributari`. I giudici di merito avevano rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente. La Corte ha chiarito che la giurisdizione tributaria decide sui fatti relativi alla pretesa tributaria fino alla notifica della cartella o all'atto esecutivo. La giurisdizione ordinaria decide sulla legittimità formale dell'atto esecutivo o su fatti successivi alla notifica. Il Contribuente non ha dimostrato di aver sollevato correttamente la questione della `prescrizione crediti tributari` successiva alla notifica, rendendo il ricorso inammissibile e infondato.
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Un Dirigente pubblico ha chiesto all'Amministrazione la sua Retribuzione di risultato. I giudici di merito hanno riconosciuto il suo diritto al compenso, ritenendo illegittima la valutazione dell'Amministrazione che non aveva seguito le regole previste. L'Amministrazione ha contestato questa decisione, sostenendo che il giudice non poteva sostituirsi alla sua valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione. Ha stabilito che il giudice può verificare se l'Amministrazione ha rispettato le procedure, ma non può sostituirsi ad essa per valutare direttamente la performance del Dirigente e assegnare la Retribuzione di risultato. La sentenza è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Un cittadino agisce contro il gestore del servizio idrico per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'erogazione di acqua non potabile contenente arsenico oltre i limiti di legge. Il gestore chiama in causa l'ente regionale per essere sollevato dalle responsabilità risarcitorie. Il giudice di primo grado riconosce il danno al cittadino ma nega il rimborso al gestore. In appello, il tribunale dichiara il difetto di giurisdizione sulla chiamata in causa dell'ente pubblico, attribuendo la competenza al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce la giurisdizione sulla domanda di manleva. I giudici stabiliscono che la richiesta di garanzia azionata dal gestore appartiene al giudice ordinario, poiché rappresenta il diretto riflesso della causa principale di risarcimento promossa dall'utente. La sentenza viene quindi annullata con rinvio al tribunale per la decisione nel merito.
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