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Provvigione mediatore: quando è dovuta?

Un’agenzia immobiliare riceve l’incarico di vendere un immobile di proprietà di una società. L’offerta di acquisto viene rifiutata, ma subito dopo i soci della società venditrice cedono le proprie quote (corrispondenti all’intero patrimonio sociale, costituito solo dall’immobile) a una società collegata all’originario offerente, per un prezzo identico all’offerta. La Cassazione stabilisce che la provvigione mediatore è dovuta, poiché rileva il raggiungimento dello scopo economico dell’affare, a prescindere dalla forma giuridica utilizzata (vendita dell’immobile vs cessione di quote). Tuttavia, la Corte cassa la sentenza per un difetto di motivazione riguardo alla condanna personale dell’amministratore anziché della società che aveva conferito l’incarico.

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Provvigione mediatore: spetta anche se si vendono le quote della società?

Il diritto alla provvigione mediatore è uno degli argomenti più dibattuti nel diritto immobiliare. Cosa succede se, invece di vendere direttamente un immobile, si cedono le quote della società che ne è proprietaria per raggiungere lo stesso risultato economico? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16973/2024, ha fornito importanti chiarimenti, privilegiando la sostanza economica dell’operazione rispetto alla forma giuridica adottata dalle parti.

I fatti del caso: dalla vendita immobiliare alla cessione di quote

Una società immobiliare, rappresentata dal suo amministratore, conferiva a un’agenzia l’incarico di trovare un acquirente per un prestigioso immobile a Roma. L’agenzia individuava una potenziale acquirente che formulava un’offerta, la quale veniva però rifiutata dalla società venditrice.

In un secondo momento, le parti trovavano una soluzione alternativa. Anziché procedere con la compravendita dell’immobile, i soci della società venditrice cedevano l’intero pacchetto di quote sociali a una società terza, riconducibile alla famiglia dell’originaria proponente acquirente. Il prezzo della cessione delle quote era identico all’offerta inizialmente rifiutata per l’immobile. È importante sottolineare che l’unico asset patrimoniale della società venditrice era proprio l’immobile oggetto della mediazione. In sostanza, attraverso la cessione delle quote, si trasferiva la proprietà del bene, verosimilmente per ottenere vantaggi fiscali.

Il percorso giudiziario e le decisioni dei giudici di merito

L’agenzia immobiliare, ritenendo di aver diritto al compenso per l’attività svolta, citava in giudizio le parti coinvolte. Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda, sostenendo che l’affare concluso (cessione di quote) fosse ontologicamente diverso da quello per cui era stato conferito l’incarico (vendita immobiliare).

La Corte d’Appello, invece, ribaltava la decisione. I giudici di secondo grado riconoscevano il nesso di causalità tra l’operato del mediatore e il risultato finale, condannando l’amministratore della società venditrice a pagare personalmente la provvigione. Secondo la Corte d’Appello, l’operazione finale aveva permesso di raggiungere lo stesso fine economico della compravendita immobiliare.

La decisione della Cassazione sulla provvigione mediatore

La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Gli Ermellini hanno confermato il principio secondo cui il diritto alla provvigione mediatore non è legato alla conclusione di uno specifico contratto, ma alla conclusione di un ‘affare’, inteso come qualsiasi operazione che raggiunga lo scopo economico voluto dalle parti grazie all’intervento del mediatore.

Secondo la Corte, l’articolo 1755 del Codice Civile utilizza volutamente il termine ‘affare’ e non ‘contratto’. Ciò significa che il diritto al compenso non è condizionato da una perfetta corrispondenza formale tra l’incarico iniziale e l’atto finale. Ciò che conta è il raggiungimento del risultato pratico. Nel caso di specie, la cessione delle quote di una società il cui unico patrimonio è un immobile equivale, dal punto di vista economico, alla vendita dell’immobile stesso.

La Corte ha quindi enunciato il seguente principio di diritto: “il mediatore ha diritto alla provvigione ove le parti concludano l’affare, senza che possa assumere rilievo la veste giuridica da costoro prescelta, ma solo il raggiungimento dello scopo economico, per perseguire il quale esse avevano dato incarico al mediatore”.

La responsabilità dell’amministratore e il rinvio alla Corte d’Appello

Se da un lato la Cassazione ha confermato il diritto alla provvigione, dall’altro ha accolto i motivi di ricorso relativi alla responsabilità personale dell’amministratore. La Corte d’Appello aveva infatti condannato l’amministratore a pagare in proprio, senza motivare adeguatamente perché la responsabilità non dovesse ricadere sulla società che aveva conferito l’incarico.

La Cassazione ha chiarito che gli atti compiuti dal rappresentante legale di una società, nell’ambito dei suoi poteri, producono effetti direttamente sulla società stessa. Sebbene sia possibile una responsabilità personale dell’agente (ad esempio, se agisce anche nel proprio interesse o ingenera un legittimo affidamento nel terzo), la sentenza impugnata non aveva fornito una spiegazione giuridicamente solida per superare lo schermo societario. Per questo motivo, la sentenza è stata cassata con rinvio, e la Corte d’Appello dovrà riesaminare questo specifico punto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano su una interpretazione sostanzialistica della mediazione. Il legislatore, utilizzando il termine ‘affare’ nell’art. 1755 c.c., ha inteso dare rilevanza al risultato economico conseguito grazie all’intervento del mediatore. La forma giuridica (vendita immobiliare, cessione di quote, etc.) è uno strumento, non il fine. Se l’intervento del mediatore è stato una causa efficiente per il raggiungimento dell’obiettivo economico delle parti (il trasferimento della disponibilità del bene), allora la provvigione è dovuta. Al contrario, la Corte ha ritenuto viziata la motivazione sulla responsabilità personale dell’amministratore, poiché la regola generale vuole che degli atti compiuti in nome e per conto della società risponda la società stessa, salvo che non siano provate circostanze eccezionali che giustifichino una deroga.

Le conclusioni

In conclusione, questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale a tutela dei mediatori: il diritto alla provvigione sorge quando l’affare si conclude grazie al loro intervento, a prescindere dagli schemi contrattuali utilizzati dalle parti per eludere tale obbligo. La sentenza sottolinea l’importanza del nesso causale e del risultato economico. Tuttavia, lascia aperto il profilo della responsabilità, imponendo ai giudici di merito di motivare con rigore ogni eventuale decisione di addebitare il pagamento al rappresentante legale anziché alla società rappresentata.

Quando sorge il diritto alla provvigione per il mediatore?
Il diritto del mediatore alla provvigione sorge quando l’affare è concluso per effetto del suo intervento, a prescindere dalla forma giuridica scelta dalle parti per regolare i loro interessi. Conta il raggiungimento dello scopo economico per cui è stato conferito l’incarico.

Se l’incarico è per la vendita di un immobile, ma poi vengono cedute le quote della società proprietaria, la provvigione è dovuta?
Sì, la provvigione è dovuta. La Cassazione ha stabilito che la cessione di quote sociali, quando si risolve esclusivamente nella cessione dell’immobile che costituisce l’intero patrimonio della società, rappresenta il raggiungimento dello stesso scopo economico della vendita immobiliare, legittimando quindi il diritto al compenso del mediatore.

Chi è tenuto a pagare la provvigione se l’incarico è stato dato dall’amministratore di una società?
Di regola, è la società che ha conferito l’incarico a essere tenuta al pagamento, poiché gli effetti degli atti compiuti dal rappresentante legale ricadono sulla società rappresentata. Una responsabilità personale dell’amministratore è possibile, ma deve essere specificamente provata e motivata dal giudice, ad esempio dimostrando che ha agito anche in un interesse proprio o ingenerando un legittimo affidamento nel mediatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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