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Liquidazione giudiziale start-up: la sentenza

La Corte d’Appello di Torino ha confermato l’apertura della liquidazione giudiziale start-up verso una società che rivendicava lo status di impresa innovativa per evitare il fallimento. La decisione si fonda sulla perdita dei requisiti di legge, sul superamento del termine dei cinque anni e sulla manifesta insolvenza derivante da debiti bancari non onorati, nonostante la presunta esistenza di brevetti immateriali.

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Liquidazione giudiziale start-up: quando l’innovazione non salva dal fallimento

Il tema della liquidazione giudiziale start-up è al centro di una recente e significativa pronuncia della Corte d’Appello di Torino. Spesso si ritiene che l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese garantisca uno scudo permanente contro le procedure concorsuali ordinarie. Tuttavia, la realtà giuridica è ben più complessa e rigorosa.

Il conflitto sulla competenza territoriale e il COMI

Uno dei primi nodi sciolti dai giudici ha riguardato la competenza del Tribunale. Una società aveva contestato l’apertura della procedura a Torino, sostenendo che il proprio centro degli interessi principali (COMI) fosse a Milano, dove si trovava una direzione commerciale e dove venivano stipulati i principali contratti finanziari.

La Corte ha ricordato che la sede legale genera una presunzione relativa di coincidenza con il COMI. Per superarla, non basta dimostrare la presenza di uffici o attività finanziarie altrove, ma serve provare che la gestione direttiva e amministrativa sia percepita dai terzi come stabilmente radicata in un altro luogo. Nel caso di specie, i bilanci erano approvati a Torino e la sede legale era rimasta immutata sin dalla costituzione, confermando la competenza del tribunale piemontese.

La perdita dello status nella liquidazione giudiziale start-up

La questione cruciale ha riguardato l’applicabilità dell’esenzione dalla liquidazione giudiziale ordinaria. Una start-up innovativa gode di questo beneficio per un periodo massimo di cinque anni dalla costituzione, a condizione che mantenga i requisiti formali e sostanziali previsti dalla legge.

Il termine dei cinque anni e gli obblighi dichiarativi

La sentenza chiarisce che il termine quinquennale decorre dalla data di iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese, non da quella speciale. Inoltre, l’omessa presentazione della dichiarazione annuale di conferma dei requisiti entro il 30 luglio comporta la decadenza automatica dai benefici. Anche se la cancellazione formale dal registro non è ancora avvenuta, il giudice può accertare in sede prefallimentare la perdita dello status e procedere con l’ordinaria liquidazione giudiziale start-up.

L’accertamento dello stato di insolvenza

Infine, la società aveva tentato di opporsi alla procedura sostenendo di possedere asset immateriali di altissimo valore, consistenti in progetti per droni innovativi stimati diversi milioni di euro. La Corte ha rigettato tale tesi, evidenziando che i debiti bancari erano certi, liquidi ed esigibili, mentre il valore dei brevetti era puramente ipotetico e non supportato da perizie asseverate o da un’effettiva capacità di generare ricavi.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte d’Appello si basano sul rigoroso rispetto dei requisiti temporali e sostanziali della normativa sulle start-up. Il Collegio ha rilevato che la società non aveva più personale dipendente e non svolgeva alcuna attività di ricerca e sviluppo reale da anni. L’assenza di flussi di cassa e l’incapacità di onorare un debito bancario superiore a 1,3 milioni di euro hanno reso inevitabile l’accertamento dell’insolvenza. L’iscrizione formale nel registro delle imprese non è stata ritenuta sufficiente a impedire il sindacato del giudice sull’effettiva natura innovativa dell’impresa.

Le conclusioni

Le conclusioni dei magistrati confermano l’apertura della procedura concorsuale ordinaria. Il reclamo è stato respinto poiché la società ha fallito nel dimostrare sia la propria competenza territoriale alternativa sia la persistenza dei requisiti innovativi. La sentenza ribadisce che il regime di favore per le start-up non può trasformarsi in un porto franco per imprese strutturalmente insolventi che non contribuiscono più all’innovazione tecnologica del Paese.

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Una start-up può essere soggetta a liquidazione giudiziale ordinaria prima della scadenza dei 5 anni?
Sì, qualora perda i requisiti sostanziali previsti dalla legge (come l’attività di ricerca e sviluppo) o non provveda al deposito della dichiarazione annuale di conferma dei requisiti, l’esenzione decade.
Come si determina il tribunale competente se una società ha uffici in più città?
La competenza spetta al tribunale del luogo in cui si trova il COMI (Centro degli Interessi Principali). In mancanza di prove univoche che il centro direttivo sia altrove, si presume che esso coincida con la sede legale risultante dal registro delle imprese.
Il possesso di brevetti o progetti innovativi può evitare la dichiarazione di insolvenza?
No, se tali asset non sono prontamente liquidabili o non hanno un valore di mercato certo e certificato. L’insolvenza si valuta sulla capacità attuale dell’impresa di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni finanziarie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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