Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società commerciale insolvente. La decisione si fonda sull'accertamento di una debitoria erariale e previdenziale superiore a 30.000 euro e sulla mancata prova del possesso dei requisiti di non fallibilità da parte del debitore, confermando la legittimazione attiva del creditore e la competenza del tribunale.
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Il Tribunale di Roma ha sancito l'apertura della liquidazione giudiziale per una società operante nel settore della telefonia. La decisione scaturisce dal ricorso del Pubblico Ministero, che ha evidenziato uno stato di insolvenza conclamato da un debito fiscale superiore a 1,4 milioni di euro e dall'assenza di bilanci depositati dal 2013.
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La Corte d'Appello ha revocato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società cooperativa. Attraverso una consulenza tecnica, è emerso che l'impresa non superava i requisiti dimensionali previsti dal Codice della Crisi, avendo debiti, ricavi e attivo patrimoniale sotto le soglie legali nonostante l'inattendibilità dei bilanci iniziali.
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Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale in proprio di una società operante nel settore elettronico. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, manifestato da un'esposizione debitoria superiore a un milione di euro verso fisco e dipendenti. Il tribunale ha stabilito che l'istanza presentata dall'amministratore giudiziario non richiede l'approvazione dei soci, essendo un atto dovuto per legge.
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Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, evidenziato da un grave deficit patrimoniale e dall'incapacità di onorare regolarmente le proprie obbligazioni verso terzi.
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Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale in liquidazione. Nonostante le resistenze della debitrice, i giudici hanno ravvisato uno stato di insolvenza irreversibile dovuto a un'esposizione debitoria superiore ai 400.000 euro, a fronte di attività quasi nulle, confermando che la soglia di 30.000 euro di debiti scaduti è il limite minimo per procedere.
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La Corte d'Appello di Trento ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società in liquidazione. Nonostante il tentativo della società di dimostrare una riduzione del debito tramite crediti verso terzi e garanzie immobiliari, i giudici hanno ritenuto il quadro contabile inattendibile e hanno rilevato debiti tributari superiori ai 95.000 euro, confermando l'insolvenza.
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La Corte d'Appello di Brescia ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, ribaltando il precedente diniego. Anche se il credito era oggetto di un ricorso in Cassazione, la Corte ha ravvisato il fumus del diritto e uno stato di insolvenza manifesto, confermato dall'assenza di beni e dall'infruttuosità dei pignoramenti.
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Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società di trasporti in stato di insolvenza irreversibile. La decisione si fonda su un'esposizione debitoria superiore a 13 milioni di euro e sull'impossibilità di far fronte alle obbligazioni correnti a causa della perdita dei principali rapporti commerciali. Il provvedimento conferma la sussistenza dei requisiti dimensionali previsti dal Codice della Crisi.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di una società debitrice. L'impresa non ha fornito i bilanci degli ultimi tre esercizi né altre scritture contabili idonee a dimostrare il mancato superamento delle soglie dimensionali di non assoggettabilità alla procedura. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che la semplice presentazione di un'istanza di autotutela non cancella i debiti fiscali. Infine, il credito dei creditori istanti, calcolato includendo gli interessi moratori maturati, superava ampiamente la soglia di legge di 30.000 euro, rendendo legittima l'apertura della procedura concorsuale a prescindere dalle pendenze tributarie.
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Un'azienda ha presentato una domanda preliminare di concordato preventivo con riserva, ma ha depositato la proposta completa con sei giorni di ritardo rispetto al termine perentorio fissato dal Tribunale. Il Tribunale ha dichiarato l'inammissibilità del concordato preventivo e ha aperto la liquidazione giudiziale. L'azienda ha impugnato la decisione, chiedendo una proroga o la rimessione in termini. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che il termine non era prorogabile, soprattutto in presenza di richieste di liquidazione giudiziale da parte dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del concordato preventivo, ribadendo che la tardività e la contemporanea presenza di istanze di liquidazione giudiziale precludevano ogni estensione o conversione della procedura.
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Il Tribunale di Brescia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di un imprenditore commerciale. La decisione si fonda sulla sussistenza dello stato di insolvenza, comprovato da debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inadempimenti verso creditori e fisco, e mancato deposito dei bilanci.
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La Corte d'Appello ha revocato l'apertura della liquidazione giudiziale impresa minore nei confronti di una società di Lucca. Nonostante la validità della notifica via PEC d'ufficio, l'analisi dei bilanci degli esercizi 2020-2022 ha dimostrato che l'impresa rientrava nelle soglie dimensionali ridotte previste dal Codice della Crisi, escludendo così l'assoggettabilità alla procedura concorsuale.
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Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società insolvente che non ha presentato il piano di concordato nei termini stabiliti. La decisione è scaturita dall'accertamento di debiti tributari e previdenziali superiori alle soglie di legge e dall'ammissione della stessa debitrice circa l'impossibilità di risanamento.
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La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'impresa di costruzioni, stabilendo un principio chiave sullo stato di insolvenza. L'azienda si era opposta sostenendo che le sue difficoltà erano temporanee e dovute al blocco della cessione dei crediti Superbonus, di cui possedeva un ingente ammontare nel proprio cassetto fiscale. I giudici hanno chiarito che la presenza di un patrimonio, anche cospicuo, sotto forma di crediti fiscali non esclude lo stato di insolvenza se questi non possono essere trasformati rapidamente in liquidità per pagare i debiti. L'incapacità strutturale di adempiere alle obbligazioni prevale sul valore teorico degli asset. L'appello dell'impresa è stato quindi respinto.
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La Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale per una ditta individuale che ha superato le soglie dei ricavi lordi. La decisione ribadisce che per la qualifica di impresa minore contano i ricavi totali senza deduzione dei costi e che i debiti erariali provano l'insolvenza.
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Il Tribunale di Milano ha disposto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società cooperativa. La decisione si fonda sulla verifica dello stato di insolvenza, manifestato da ingenti debiti erariali, mancato deposito dei bilanci e infruttuosità dei pignoramenti, in conformità con il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di persone e del suo socio illimitatamente responsabile. La decisione è scaturita dall'accertamento di un'insolvenza strutturale, alimentata da un credito insoluto di oltre 170.000 euro e un'ingente esposizione verso l'Erario superiore ai 2 milioni di euro complessivi.
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Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società operante nel settore del lavoro interinale. La decisione si fonda sull'accertamento della competenza territoriale basata sul COMI a Milano e sulla prova di un grave stato di insolvenza, manifestato da debiti tributari milionari e perdite d'esercizio strutturali.
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Il Tribunale di Milano ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società con ingenti debiti verso creditori privati e l'Erario. La decisione è scaturita dall'accertamento di uno stato di insolvenza irreversibile, aggravato dal mancato deposito dei bilanci e dall'esito negativo dei pignoramenti.
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