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Liquidazione giudiziale impresa minore: come revocarla

La Corte d’Appello ha revocato l’apertura della liquidazione giudiziale impresa minore nei confronti di una società di Lucca. Nonostante la validità della notifica via PEC d’ufficio, l’analisi dei bilanci degli esercizi 2020-2022 ha dimostrato che l’impresa rientrava nelle soglie dimensionali ridotte previste dal Codice della Crisi, escludendo così l’assoggettabilità alla procedura concorsuale.

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Liquidazione giudiziale impresa minore: la revoca della Corte d’Appello

L’apertura di una liquidazione giudiziale impresa minore può essere contestata con successo se la società dimostra di non aver superato le soglie dimensionali stabilite dalla legge. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha chiarito i confini tra la regolarità delle notifiche digitali e l’effettiva possibilità di sottoporre una piccola realtà a una procedura concorsuale.

Il caso: dalla sentenza del Tribunale al reclamo

Il caso nasce dalla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziaria di una società da parte del Tribunale di Lucca. L’impresa ha presentato reclamo, eccependo in primo luogo la nullità della notifica del ricorso iniziale. Secondo la difesa, la notifica era avvenuta su un indirizzo PEC assegnato d’ufficio senza che vi fosse stata una comunicazione formale preventiva dell’avvio di tale procedura di assegnazione. In secondo luogo, la società sosteneva di non essere assoggettabile alla procedura poiché i suoi parametri economici erano inferiori alle soglie di legge.

Validità della notifica PEC e liquidazione giudiziale impresa minore

La Corte d’Appello ha preliminarmente analizzato la questione della notifica. I giudici hanno stabilito che la notifica effettuata dalla Cancelleria all’indirizzo PEC assegnato d’ufficio dal Registro delle Imprese è pienamente valida. Questo perché l’assegnazione d’ufficio avviene quando l’impresa rende inattivo il proprio domicilio digitale. La comunicazione di tale provvedimento massivo è considerata un atto pubblico e notorio, consultabile da chiunque, rendendo quindi infondata la contestazione sulla regolarità del contraddittorio.

Le motivazioni

Il punto centrale della decisione riguarda il superamento delle soglie dimensionali. La Corte, dopo aver acquisito i bilanci degli anni 2020, 2021 e 2022 e aver interpellato il curatore, ha rilevato che l’attivo patrimoniale, i ricavi lordi e i debiti complessivi della società erano costantemente al di sotto dei limiti previsti dall’articolo 2 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza. Nello specifico, il passivo accertato risultava pari a circa 112.000 euro, cifra ben distante dalle soglie che farebbero perdere la qualifica di impresa minore. Non sono emersi elementi idonei a dimostrare un superamento congiunto di tali parametri negli ultimi tre esercizi, confermando che la società doveva essere considerata un’impresa non assoggettabile a liquidazione.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte d’Appello ha accolto il reclamo e revocato la sentenza dichiarativa di liquidazione giudiziale. Tuttavia, sul piano delle spese legali, i giudici hanno deciso di non procedere alla liquidazione a carico delle parti resistenti. Questa scelta deriva dal fatto che la società reclamante non si era costituita nella prima fase del giudizio e ha fornito la documentazione necessaria a provare la sua natura di impresa minore solo durante il grado di appello. Per questo motivo, pur revocando la procedura, la Corte ha stabilito che l’apertura della stessa è rimasta imputabile all’inerzia iniziale del debitore.

Cosa succede se una piccola impresa viene dichiarata fallita per errore?
La società può presentare un reclamo alla Corte d’Appello dimostrando di non aver superato le soglie dimensionali di attivo, ricavi e debiti previste dal Codice della Crisi per ottenere la revoca della procedura.

È valida la notifica via PEC assegnata d’ufficio dal Registro Imprese?
Sì, la notifica è considerata valida se l’impresa ha lasciato inattivo il proprio domicilio digitale precedente, poiché l’assegnazione d’ufficio è un atto pubblico reso noto tramite provvedimenti consultabili.

Chi paga le spese legali se la liquidazione giudiziale viene revocata?
Se il debitore fornisce solo in appello le prove per la revoca e non si è costituito nel primo grado, il giudice può decidere di non rimborsare le spese legali nonostante l’accoglimento del reclamo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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