LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Giornalista vs INPGI: Diritto al Cumulo Pensione e Reddito da Lavoro

Un giornalista pensionato ha contestato la decurtazione della sua pensione da parte dell’INPGI, che aveva ridotto l’importo a causa del suo continuo svolgimento di attività lavorativa e percezione di redditi. L’INPGI si basava sul proprio regolamento che limitava il cumulo pensione e reddito da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che la disciplina sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro per gli iscritti all’INPGI deve essere la stessa prevista per l’INPS. Questo significa che il regolamento INPGI che prevedeva la decurtazione è stato disapplicato, riconoscendo al giornalista il diritto al pieno cumulo.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 20826 Anno 2022 (Cass. civ. sez. lavoro n. 20826/2022)

Il Diritto al Cumulo tra Pensione e Reddito da Lavoro: La Sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito un punto fondamentale per molti professionisti: il cumulo pensione e reddito da lavoro. Questa sentenza riguarda specificamente i giornalisti iscritti all’INPGI, ma ha implicazioni più ampie sul rapporto tra le pensioni erogate dagli enti privatizzati e i redditi derivanti da attività lavorativa. La decisione stabilisce un principio importante di parità di trattamento con il regime generale dell’INPS, garantendo ai pensionati la possibilità di continuare a lavorare senza subire penalizzazioni ingiustificate sulla propria pensione. Capire questa pronuncia è cruciale per chiunque si trovi in una situazione simile.

Il Caso del Giornalista Pensionato e il Cumulo Pensione e Reddito da Lavoro

Un giornalista, già titolare di pensione di anzianità erogata dall’INPGI (l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani), ha continuato a svolgere attività lavorativa. Per questo motivo, l’INPGI ha deciso di applicare una decurtazione (una riduzione) sulla sua pensione, basandosi su una norma interna, l’articolo 15 del proprio Regolamento. Questa norma prevedeva una riduzione della pensione per i casi in cui il pensionato percepisse anche redditi da lavoro.

Il giornalista non ha accettato questa riduzione. Ha ritenuto che la decurtazione fosse illegittima. Ha quindi intrapreso un’azione legale per contestare la decisione dell’INPGI. La sua posizione era che il regolamento dell’INPGI non potesse imporre restrizioni più severe di quelle previste dalla legge statale per il cumulo pensione e reddito da lavoro.

La Posizione dell’INPGI e la Questione del Cumulo Pensione e Reddito da Lavoro

L’INPGI, dal canto suo, sosteneva di avere una certa autonomia normativa. Riteneva di poter stabilire regole proprie in materia di contributi e prestazioni, anche diverse da quelle dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), gestita dall’INPS. L’Istituto credeva che la sua autonomia gli consentisse di dettare una disciplina specifica per il cumulo pensione e reddito da lavoro, anche se più restrittiva.

L’Istituto ha quindi difeso la sua scelta di decurtare la pensione del giornalista. Ha argomentato che la sua autonomia gli permetteva di gestire in modo indipendente la previdenza dei giornalisti. Questa autonomia, secondo l’INPGI, includeva la facoltà di limitare il cumulo tra pensione e redditi da lavoro, per garantire la sostenibilità del proprio sistema previdenziale.

Le Decisioni dei Giudici Precedenti

La vicenda è arrivata prima al Tribunale e poi alla Corte d’Appello di Milano. Entrambi i giudici hanno dato ragione al giornalista. Hanno dichiarato illegittime le trattenute operate dall’INPGI sulla pensione. La Corte d’Appello, in particolare, ha disapplicato (cioè ha deciso di non applicare) l’articolo 15 del Regolamento INPGI.

I giudici hanno motivato la loro decisione affermando che il Regolamento dell’INPGI non poteva derogare (non poteva andare contro) una legge dello Stato, la Legge n. 388 del 2000, articolo 72. Questa legge disciplina proprio il cumulo pensione e reddito da lavoro per l’Assicurazione Generale Obbligatoria. La Corte d’Appello ha ribadito un principio già espresso dalla Cassazione in precedenti sentenze, sottolineando la necessità di un coordinamento tra le normative degli enti privatizzati e quelle del regime generale.

Le motivazioni: il principio di parità nel cumulo pensione e reddito da lavoro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’INPGI, confermando le decisioni dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha ribadito un principio ormai consolidato: la disciplina del cumulo pensione e reddito da lavoro per gli iscritti all’INPGI deve essere la stessa prevista per gli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), gestita dall’INPS. Questo significa che l’articolo 15 del Regolamento INPGI, che prevedeva una decurtazione della pensione in caso di svolgimento di attività lavorativa, è stato correttamente disapplicato.

La Cassazione ha chiarito che l’autonomia gestionale e organizzativa riconosciuta all’INPGI trova un limite. Questo limite è l’esigenza che l’Istituto coordini le proprie regole con quelle del regime generale obbligatorio, specialmente per quanto riguarda le prestazioni e i contributi. La Corte ha sottolineato che la legge statale (in particolare l’articolo 72 della L. n. 388 del 2000 e l’articolo 44 della L. n. 289 del 2002) estende il regime di totale cumulabilità tra redditi da lavoro e pensioni di anzianità anche alle forme sostitutive dell’AGO, come l’INPGI. Non è possibile ipotizzare una differenziazione che penalizzi i giornalisti rispetto ad altri lavoratori.

Le conclusioni: vittoria per il diritto al cumulo pensione e reddito da lavoro

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dato ragione al giornalista. L’INPGI non poteva ridurre la sua pensione per il fatto che egli continuasse a lavorare e a percepire redditi. La sentenza stabilisce che il regolamento interno dell’INPGI non può imporre restrizioni sul cumulo pensione e reddito da lavoro che siano più severe di quelle previste dalla legge per il regime generale dell’INPS.

Questo significa che i giornalisti pensionati hanno il diritto di cumulare integralmente la loro pensione con i redditi derivanti da attività lavorativa, senza subire decurtazioni. La decisione della Cassazione rafforza il principio di parità di trattamento e tutela i diritti dei lavoratori pensionati che desiderano continuare a essere attivi professionalmente. Le spese del giudizio sono state compensate, data la complessità e la novità dell’orientamento consolidatosi dopo la proposizione del ricorso.

Un pensionato può continuare a lavorare e ricevere la pensione?
Sì, in base alla legge, è generalmente possibile cumulare la pensione con i redditi da lavoro, senza che la pensione subisca decurtazioni.

Il regolamento di un ente previdenziale può limitare il cumulo pensione e reddito da lavoro?
No, un regolamento interno non può imporre limiti più restrittivi di quelli stabiliti dalla legge statale per il regime generale di previdenza.

Cosa succede se l’ente previdenziale ha già applicato una decurtazione?
Se la decurtazione è stata applicata in base a un regolamento illegittimo, il pensionato può contestarla legalmente per ottenere il pieno riconoscimento del diritto al cumulo.

Termini giuridici

Disapplicazione
Quando un giudice decide di non applicare una norma (in questo caso, un regolamento) perché la ritiene in contrasto con una legge di rango superiore.
Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO)
Il regime pensionistico di base gestito dall'INPS per la maggior parte dei lavoratori dipendenti e autonomi.
Controricorso
La risposta scritta della parte che ha vinto nei gradi precedenti, per difendere la sentenza a lei favorevole.
Contributo unificato
Una tassa che si paga allo Stato per avviare o proseguire un processo civile, amministrativo o tributario.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)