Ferie non godute: la Cassazione valuta il caso di una società pubblica
Il diritto alle ferie non godute e alla loro eventuale monetizzazione al termine del rapporto di lavoro torna al centro del dibattito giurisprudenziale. Con una recente ordinanza interlocutoria, la Corte di Cassazione ha deciso di rinviare a pubblica udienza una causa che vede contrapposti un ex dipendente e una nota società di trasporto pubblico a partecipazione pubblica. La questione centrale è stabilire se il divieto di monetizzazione delle ferie previsto per i dipendenti pubblici si applichi anche ai lavoratori delle cosiddette società in house.
Il percorso giudiziario del caso
La vicenda ha origine da un decreto ingiuntivo con cui un ex lavoratore chiedeva il pagamento di un’indennità per ferie e permessi non fruiti. La società datrice di lavoro si opponeva, invocando l’applicazione dell’art. 5, comma 8, del D.L. 95/2012, che vieta i trattamenti economici sostitutivi delle ferie per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche.
In primo grado, il Tribunale dava ragione al lavoratore, disapplicando la norma nazionale per contrasto con il diritto europeo. In secondo grado, la Corte d’Appello confermava il diritto del lavoratore alla monetizzazione, ma con una motivazione diversa: riteneva che la norma non fosse applicabile perché il rapporto di lavoro, pur intercorrendo con una società a partecipazione pubblica, era regolato dal diritto privato.
I motivi del ricorso: società pubblica o privata?
La società ha presentato ricorso in Cassazione lamentando due principali vizi della sentenza d’appello.
In primo luogo, un errore procedurale, per aver la Corte esaminato il ricorso incidentale del lavoratore senza prima aver analizzato quello principale dell’azienda.
In secondo luogo, e più nel merito, la società ha contestato la sua qualificazione come ente di diritto privato ai fini della disciplina del rapporto di lavoro. Essendo una società in house providing della Regione, essa sostiene di dover essere considerata un ente pubblico a tutti gli effetti, soggetta quindi alle stesse regole delle amministrazioni pubbliche, inclusi i vincoli di spesa e il divieto di monetizzazione delle ferie non godute.
L’impatto della giurisprudenza europea
Un elemento cruciale che ha indotto la Cassazione alla prudenza è una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Causa C-218/22 del 18 gennaio 2024). In tale pronuncia, i giudici europei hanno stabilito che l’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE e l’articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE ostano a una normativa nazionale che vieta il pagamento di un’indennità per ferie non godute quando il lavoratore pone fine volontariamente al rapporto, se non ha potuto fruirne per ragioni indipendenti dalla sua volontà.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sua ordinanza interlocutoria, non ha fornito una risposta definitiva, ma ha spiegato le ragioni del rinvio. Il Collegio ha ritenuto che la questione di diritto posta con il ricorso presenti caratteri di novità e una particolare rilevanza nomofilattica. Ciò significa che la decisione avrà un impatto significativo sull’interpretazione uniforme della legge in casi simili. La complessità della materia, che intreccia diritto del lavoro, diritto amministrativo e diritto europeo, e l’evoluzione giurisprudenziale a livello comunitario, rendono necessaria una trattazione più approfondita in pubblica udienza, come previsto dall’art. 375 del codice di procedura civile. La Corte ha quindi disposto che la causa sia discussa pubblicamente prima di emettere una sentenza finale.
Conclusioni
L’ordinanza della Cassazione lascia la questione in sospeso, ma invia un segnale chiaro: la regola del divieto di monetizzazione delle ferie non godute nel settore pubblico allargato non è un dogma assoluto. La sua applicabilità alle società in house e la sua compatibilità con i principi fondamentali del diritto dell’Unione Europea sono temi complessi che richiedono un’attenta ponderazione. La futura sentenza, che sarà emessa dopo la pubblica udienza, è attesa con grande interesse perché potrebbe definire in modo più chiaro i confini tra rapporto di lavoro pubblico e privato e i diritti irrinunciabili dei lavoratori, anche in un contesto di contenimento della spesa pubblica.
Un dipendente di una società ‘in house’ ha diritto al pagamento delle ferie non godute?
L’ordinanza non fornisce una risposta definitiva. Sottolinea che la questione è complessa e controversa, motivo per cui ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un esame più approfondito. La risposta dipenderà dalla qualificazione giuridica della società e del rapporto di lavoro.
La normativa italiana che vieta la monetizzazione delle ferie nel pubblico impiego è sempre valida?
L’ordinanza suggerisce che la validità di tale norma è messa in discussione, soprattutto alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima ha indicato che un divieto assoluto di monetizzazione può violare il diritto dell’Unione Europea, specialmente se il lavoratore non ha potuto godere delle ferie per cause non a lui imputabili.
Perché la Corte di Cassazione non ha deciso subito il caso?
La Corte ha ritenuto che la questione avesse una “particolare rilevanza nomofilattica”, ovvero che la sua decisione avrà un impatto importante sull’interpretazione uniforme della legge. Data la novità e la complessità del caso, che coinvolge anche il diritto europeo, ha ritenuto opportuna una trattazione più approfondita in pubblica udienza anziché una decisione in camera di consiglio.