LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Fallibilità del consorzio: basta lo statuto per essere falliti?

Un consorzio viene dichiarato fallito nonostante sostenga di non aver mai esercitato concretamente un’attività commerciale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla **fallibilità del consorzio**. Per le società e i consorzi, la possibilità di fallire non dipende dall’effettivo svolgimento di un’attività, ma deriva direttamente dalla previsione di uno scopo commerciale nel loro statuto. La semplice costituzione con un oggetto sociale di tipo imprenditoriale è sufficiente a rendere l’ente soggetto alle procedure fallimentari. La sentenza di fallimento è quindi confermata in via definitiva.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 3572 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 6 n. 3572/2023)

Lo statuto è sufficiente per dichiarare un fallimento?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale del diritto commerciale, affermando un principio netto sulla fallibilità del consorzio. La decisione stabilisce che un consorzio, o una società, può essere dichiarato fallito sulla base del solo scopo sociale previsto nel suo statuto, anche se non ha mai concretamente svolto l’attività commerciale descritta. Questa pronuncia offre importanti spunti di riflessione per chiunque operi attraverso forme societarie complesse.

La vicenda: un consorzio dichiarato fallito

Il caso nasce dalla dichiarazione di fallimento di un consorzio, emessa da un Tribunale. Il consorzio si oppone fermamente a questa decisione. La sua difesa si basa su un argomento apparentemente solido: non avendo mai esercitato in concreto un’attività d’impresa di tipo commerciale, non poteva essere considerato un ‘imprenditore commerciale’ e, di conseguenza, non poteva essere soggetto a fallimento. La questione è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione per una decisione finale.

La differenza con l’imprenditore individuale

Per comprendere la decisione dei giudici, è utile distinguere la posizione di una società o di un consorzio da quella di un imprenditore individuale. L’imprenditore individuale acquista la sua qualifica, e quindi la potenziale fallibilità, solo nel momento in cui inizia effettivamente a svolgere la sua attività commerciale. Per le entità collettive, come società e consorzi, le regole sono diverse. Esse nascono con uno scopo preciso, definito nell’atto costitutivo e nello statuto. Questo scopo, se di natura commerciale, le qualifica come imprenditori commerciali fin dal momento della loro creazione.

Il principio sulla fallibilità del consorzio

La Corte di Cassazione ha ribadito con forza questo concetto. La fallibilità del consorzio e delle società commerciali non dipende dall’inizio dell’attività, ma dalla loro stessa costituzione. Lo statuto è l’elemento chiave. Se lo statuto prevede lo svolgimento di un’attività commerciale, l’ente acquisisce la qualità di imprenditore commerciale e, con essa, la soggezione al fallimento. Non è necessario dimostrare che l’attività sia stata effettivamente avviata o svolta. La ‘potenzialità’ descritta nei documenti ufficiali è sufficiente.

Le motivazioni: la doppia ragione che blinda la sentenza

La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso del consorzio per una ragione tecnica molto precisa. La Corte d’Appello aveva basato la sua decisione su una doppia ‘ratio decidendi’ (doppia motivazione). In primo luogo, ha applicato il principio di diritto secondo cui lo statuto è sufficiente a determinare la fallibilità. In secondo luogo, ha comunque accertato, sulla base delle indagini della Procura, che il consorzio aveva di fatto svolto attività imprenditoriale. Il consorzio, nel suo ricorso, ha contestato solo la prima motivazione, quella basata sullo statuto. Non avendo criticato la seconda, basata sui fatti, ha reso il suo ricorso inutile. Anche se la prima motivazione fosse stata errata, la seconda da sola sarebbe bastata a sorreggere la sentenza di fallimento.

Le conclusioni: confermata la fallibilità del consorzio

L’esito finale è la conferma definitiva della sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato le argomentazioni del ricorrente, consolidando un orientamento giuridico chiaro. La fallibilità del consorzio è legata alla sua natura, definita al momento della sua creazione. Chi costituisce una società o un consorzio con finalità commerciali assume fin da subito uno status giuridico preciso, con tutte le responsabilità che ne derivano, inclusa la possibilità di essere dichiarato fallito in caso di insolvenza, a prescindere da quanta strada abbia poi effettivamente percorso nel mondo del business.

Un consorzio può essere dichiarato fallito anche se non ha mai svolto l’attività commerciale prevista dallo statuto?
Sì. Secondo la Cassazione, per i consorzi e le società, la qualità di imprenditore commerciale, e quindi la possibilità di fallire, deriva direttamente dallo scopo sociale indicato nell’atto costitutivo, indipendentemente dall’effettivo esercizio dell’attività.

Cosa significa che una sentenza si basa su una ‘doppia ratio decidendi’?
Significa che la decisione del giudice è sorretta da due argomentazioni autonome e sufficienti. Per contestarla efficacemente in Cassazione, è necessario criticarle entrambe, altrimenti il ricorso viene dichiarato inammissibile.

Qual è la differenza tra la fallibilità di una società e quella di un imprenditore individuale?
Una società commerciale è fallibile dal momento della sua costituzione, in base al suo oggetto sociale. Un imprenditore individuale, invece, diventa fallibile solo quando inizia a esercitare effettivamente e professionalmente un’attività d’impresa.

Termini giuridici

Fallibilità
La condizione giuridica di un'impresa o società che, per legge, può essere sottoposta alla procedura di fallimento se si trova in stato di insolvenza (incapacità di pagare i debiti).
Ratio decidendi
La ragione fondamentale della decisione. È il principio logico-giuridico che sta alla base della sentenza e ne giustifica il risultato finale.
Per relationem
Significa 'per riferimento'. Si usa quando un atto (come una sentenza) fa propri i contenuti di un altro atto, senza ripeterli per intero, ma semplicemente richiamandolo.
Notitia decoctionis
Letteralmente 'notizia della decozione'. È l'informazione sullo stato di insolvenza di un'impresa, che può dare avvio all'iniziativa per la dichiarazione di fallimento.
Concordato preventivo
Una procedura che permette a un'impresa in crisi di evitare il fallimento, proponendo ai creditori un piano per pagare i debiti, spesso in modo parziale e dilazionato.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)