LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Equiparazione apprendistato: l’azienda ricorre ma poi si accorda

Un lavoratore ha contestato la validità di una clausola di un accordo sindacale che prevedeva l’equiparazione dell’apprendistato al lavoro ordinario. Il Tribunale gli aveva dato ragione. L’Azienda ha presentato ricorso in Cassazione contro questa decisione. Tuttavia, durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo privato per risolvere la controversia. Di conseguenza, l’Azienda ha ritirato il proprio ricorso e il lavoratore ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, chiudendo il caso senza una decisione nel merito e compensando le spese legali tra le parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 11264 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 8 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 11264 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 11264/2023)

L’apprendistato vale come lavoro ordinario? Un caso risolto con un accordo

La distinzione tra periodo di apprendistato e lavoro ordinario è spesso al centro di contenziosi legali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiuso una vicenda che verteva proprio sulla validità di una clausola contrattuale relativa all’equiparazione apprendistato. Il caso, iniziato con la richiesta di un lavoratore di dichiarare nulla una parte di un accordo sindacale, si è concluso non con una sentenza, ma con un accordo tra le parti, dimostrando come la conciliazione possa essere una via d’uscita efficace anche nelle fasi più avanzate di un giudizio.

I fatti all’origine della controversia

La vicenda ha inizio quando un lavoratore cita in giudizio la propria Azienda. L’oggetto del contendere era una specifica clausola, la numero 7, di un accordo sindacale siglato nel 2006. Secondo il lavoratore, questa clausola era illegittima perché equiparava, cioè rendeva uguali, il periodo di apprendistato e quello di lavoro ordinario. Questa parificazione, a suo dire, violava una norma imperativa di legge, l’articolo 19 della Legge n. 25/1955, che tutela la natura formativa specifica dell’apprendistato. Il Tribunale di primo grado aveva accolto la richiesta del lavoratore, dichiarando la nullità della clausola.

Il ricorso dell’Azienda e la questione sull’equiparazione apprendistato

L’Azienda, non accettando la decisione del Tribunale, ha deciso di proseguire la battaglia legale. Ha presentato appello e, a seguito di un’ulteriore decisione sfavorevole, ha proposto ricorso in Cassazione. L’obiettivo dell’Azienda era ottenere l’annullamento della sentenza che aveva invalidato la clausola sull’equiparazione apprendistato. La questione giuridica era rilevante: un accordo sindacale può derogare alla legge e considerare l’apprendistato alla stregua di un normale rapporto di lavoro, o la sua funzione formativa è intoccabile? Il giudizio davanti alla Suprema Corte avrebbe dovuto dare una risposta a questo quesito.

La svolta: l’accordo conciliativo tra le parti

Mentre il processo era in corso a Roma, è accaduto un fatto nuovo e decisivo. Le parti, assistite dai loro legali, hanno trovato un punto d’incontro e hanno stipulato un accordo conciliativo. Questo tipo di accordo è un contratto privato con cui le parti decidono di porre fine a una lite, facendosi reciproche concessioni. A seguito di questa intesa, l’Azienda ha formalmente rinunciato al ricorso che aveva presentato. Il lavoratore, a sua volta, ha accettato la rinuncia, confermando la volontà di chiudere definitivamente la disputa.

Le motivazioni: perché la Corte ha dichiarato estinto il processo

Di fronte alla rinuncia al ricorso da parte dell’Azienda e alla sua accettazione da parte del lavoratore, la Corte di Cassazione non è entrata nel merito della questione. Non ha deciso se la clausola sull’equiparazione apprendistato fosse legittima o meno. Il suo compito, in questa fase, era semplicemente prendere atto della volontà delle parti di non proseguire il giudizio. La legge prevede che, in questi casi, il processo si estingua. L’estinzione è una chiusura procedurale che non dà ragione né torto a nessuno, ma certifica la fine della causa per volontà dei contendenti. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali, stabilendo che ogni parte dovesse pagare il proprio avvocato.

Le conclusioni: nessuna sentenza, la lite finisce con un accordo

L’esito di questa vicenda è pratico e chiaro: la controversia legale è terminata. Non c’è stato un vincitore o un vinto in tribunale, perché la soluzione è stata trovata al di fuori delle aule di giustizia, attraverso un accordo privato. La sentenza del Tribunale che aveva dato ragione al lavoratore non è stata né confermata né annullata dalla Cassazione. Semplicemente, il processo si è fermato. Questo caso evidenzia come la conciliazione sia uno strumento fondamentale per risolvere le liti, permettendo alle parti di trovare una soluzione personalizzata e di evitare i tempi e i costi di un intero percorso giudiziario.

Un accordo sindacale può considerare l’apprendistato come lavoro ordinario?
La legge stabilisce regole precise per l’apprendistato. In questo caso, un lavoratore ha contestato la validità di un accordo sindacale su questo punto. La Corte di Cassazione non si è pronunciata perché le parti hanno raggiunto un accordo privato, chiudendo il caso.

Cosa significa che un processo viene dichiarato ‘estinto’?
Significa che il processo si chiude ufficialmente senza una sentenza che decida chi ha ragione o torto. Solitamente avviene perché chi ha iniziato la causa rinuncia a proseguire o perché le parti si sono messe d’accordo.

Se le spese legali sono ‘compensate’, chi paga l’avvocato?
Quando le spese sono compensate, ogni parte coinvolta nel processo paga le spese del proprio avvocato. Nessuna delle due parti è tenuta a rimborsare i costi legali all’altra.

Termini giuridici

Accordo sindacale
Un contratto collettivo stipulato tra le organizzazioni dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori per regolare i rapporti di lavoro di un determinato settore.
Apprendistato
Un contratto di lavoro speciale che unisce la prestazione lavorativa alla formazione professionale, finalizzato all'acquisizione di una qualifica.
Estinzione del giudizio
La chiusura formale di un processo prima che si arrivi a una sentenza finale sul merito della questione, solitamente perché le parti hanno raggiunto un accordo o chi ha iniziato la causa ha rinunciato.
Compensazione delle spese
Decisione del giudice con cui ogni parte del processo si fa carico delle proprie spese legali, senza che una debba rimborsare l'altra.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia, dove la Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)