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Dovere di agire informato: condannato l’amministratore inerte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex consigliere di amministrazione di un istituto bancario contro la sanzione di 150.000 euro inflitta dalla CONSOB per gravi irregolarità nella gestione dei servizi di investimento e nella profilatura dei clienti. La Corte ha ribadito che tutti i membri del consiglio di amministrazione, anche privi di deleghe operative, rispondono delle violazioni se non dimostrano di essersi attivati per prevenire o impedire l’evento dannoso. Viene così valorizzato il dovere di agire informato, che impone ai consiglieri un ruolo attivo di controllo e monitoraggio dei rischi, impedendo loro di scudarsi dietro la condotta dolosa della direzione generale o l’assenza di deleghe specifiche.

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Pubblicato il 30 giugno 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il dovere di agire informato e la responsabilità dei consiglieri

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i confini della responsabilità degli amministratori bancari. La pronuncia si concentra sul dovere di agire informato, un principio cardine che impedisce ai membri del consiglio di amministrazione di rimanere inerti di fronte alle criticità aziendali. Questo obbligo impone a tutti i consiglieri di assumere un ruolo attivo nella gestione e nel monitoraggio dei rischi. La decisione conferma che l’assenza di deleghe operative non costituisce uno scudo protettivo contro le sanzioni delle autorità di vigilanza.

Il caso concreto delle sanzioni all’amministratore

La vicenda trae origine da un’ispezione della CONSOB presso un noto istituto bancario. L’autorità di vigilanza ha riscontrato gravi anomalie nella profilatura dei clienti e nella vendita di azioni proprie. Molti investitori avevano ricevuto profili di rischio palesemente sbilanciati verso l’alto. Inoltre, la banca aveva concesso finanziamenti finalizzati esclusivamente all’acquisto delle proprie azioni, alterando il processo decisionale della clientela. Per queste ragioni, l’autorità ha inflitto una sanzione amministrativa pecuniaria di centocinquantamila euro a un consigliere di amministrazione privo di deleghe operative. L’amministratore ha proposto opposizione, sostenendo di non essere a conoscenza delle condotte illecite perpetrate dall’alta dirigenza.

La natura delle sanzioni e l’inapplicabilità della legge più favorevole

Il ricorrente ha cercato di equiparare le sanzioni amministrative a quelle penali per invocare l’applicazione retroattiva di norme successive più favorevoli (lex mitior). I giudici di legittimità hanno respinto questa tesi. La Corte ha stabilito che le sanzioni pecuniarie inflitte dalla CONSOB mantengono una natura puramente amministrativa. Di conseguenza, non si applicano i principi di derivazione penalistica relativi alla retroattività della legge più favorevole. Il procedimento sanzionatorio resta interamente regolato dalla disciplina speciale di settore, che esclude sconti o sanatorie basati su riforme legislative successive alla commissione degli illeciti.

Le motivazioni della sentenza sul dovere di agire informato

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha analizzato la portata del dovere di agire informato gravante sui consiglieri non esecutivi. La Corte ha spiegato che la complessa struttura organizzativa di una banca non attenua il potere-dovere di controllo dei singoli componenti del consiglio. Gli amministratori non possono limitarsi a ricevere passivamente le informazioni fornite dagli organi delegati o dai report interni. Esiste un preciso obbligo di attivarsi e di porre domande per verificare la correttezza delle procedure aziendali. La presenza di un disegno fraudolento della direzione generale per occultare le irregolarità non esclude la colpa dei consiglieri. Un comportamento proattivo e diligente avrebbe permesso di rilevare le vistose anomalie nella gestione dei servizi di investimento. La colpa si presume una volta accertata la violazione oggettiva, gravando sull’amministratore l’onere di dimostrare l’impossibilità di evitare l’evento.

Le conclusioni sul caso della banca e le conseguenze pratiche

Nelle conclusioni, la Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell’amministratore, confermando la sanzione pecuniaria e condannandolo al pagamento delle spese processuali. Questa decisione lancia un messaggio chiaro a tutti i componenti dei consigli di amministrazione delle società per azioni e degli istituti di credito. L’accettazione della carica comporta l’assunzione di precisi doveri di diligenza professionale che non ammettono negligenza o disinteresse. La mancanza di deleghe operative o l’ignoranza dei fatti non escludono la responsabilità solidale per omessa vigilanza. I consiglieri devono dotarsi di flussi informativi efficienti e monitorare costantemente l’adeguatezza degli assetti organizzativi per evitare pesanti sanzioni personali.

Un amministratore senza deleghe può evitare la responsabilità per le violazioni della società?
No, l’amministratore senza deleghe ha comunque il dovere di informarsi attivamente e vigilare sulla gestione complessiva dei rischi societari.

Chi deve provare l’assenza di colpa in caso di sanzioni amministrative CONSOB?
Spetta all’amministratore sanzionato dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza e di non aver potuto impedire l’evento dannoso.

Quale giudice decide sulle opposizioni alle sanzioni CONSOB?
La competenza spetta al giudice ordinario, in particolare alla Corte d’Appello, che valuta la legittimità e la fondatezza del provvedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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