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Diritto di Famiglia

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Assegno di mantenimento: redditi di entrambi i genitori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4145/2023, ha stabilito che per determinare l'assegno di mantenimento per un figlio, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa dei redditi e dei patrimoni di entrambi i genitori. Non è sufficiente considerare solo la situazione economica del genitore obbligato al versamento. La Corte ha accolto il ricorso di un padre, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva omesso di indagare sulle risorse economiche della madre, violando così il principio di proporzionalità.
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Stato di abbandono: valutazione attuale dei genitori
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava lo stato di adottabilità di un minore, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione dello stato di abbandono deve essere attuale e concreta. I giudici di merito si erano basati su difficoltà passate dei genitori (fino al 2018), ignorando i significativi progressi successivi, come la stabilizzazione lavorativa, la nascita e la cura di altri due figli, e una nuova stabilità familiare. La Suprema Corte ha ribadito che non si può dichiarare l'adottabilità fondandosi esclusivamente su dati superati, ma è necessario verificare la situazione presente e la volontà dei genitori di recuperare il rapporto con il figlio.
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Diritto dei nonni: l’interesse del minore prevale
In un caso di forte conflittualità familiare, i nonni e lo zio paterni si erano rivolti al tribunale per vedere i nipoti minori, ostacolati dai genitori. La Corte d'Appello aveva concesso gli incontri basandosi sulla mera assenza di pregiudizio per i bambini. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2881/2023, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il 'diritto dei nonni' non è incondizionato, ma subordinato al 'superiore interesse del minore'. Il giudice non deve solo escludere un danno, ma deve accertare in positivo il concreto beneficio che il rapporto porterebbe alla crescita del bambino, tenendo conto del contesto conflittuale e della volontà del minore stesso.
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Mantenimento figlio maggiorenne: non rinasce il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2344/2023, ha stabilito che il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne, una volta cessato per raggiunta autosufficienza economica, non può risorgere in caso di successivo peggioramento delle condizioni economiche. In tale ipotesi, potrebbe sorgere un diverso diritto all'assegno alimentare. La Corte ha inoltre precisato che il figlio maggiorenne non può impugnare autonomamente la decisione sulla revoca dell'assegnazione della casa coniugale se il genitore assegnatario non lo fa, potendo intervenire solo in via adesiva.
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Iscrizione ipotecaria e assegno: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1076/2023, ha stabilito che l'iscrizione ipotecaria a garanzia dell'assegno di mantenimento non è un atto automatico. Il giudice deve sempre verificare la sussistenza di un concreto e attuale 'pericolo di inadempimento' da parte del coniuge obbligato. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva permesso l'ipoteca senza questa valutazione, sottolineando che il corretto adempimento degli obblighi fa venir meno il fondamento della garanzia.
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Nullità del matrimonio: il diritto di difesa è sacro
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento di una nullità del matrimonio ecclesiastica. La decisione non è entrata nel merito della questione (convivenza ultra-triennale come ostacolo), ma si è basata su un vizio di procedura: la mancata concessione alle parti dei termini per il deposito delle memorie conclusive. Questo errore ha violato il diritto di difesa, rendendo nulla la sentenza e rinviando il caso a un nuovo giudizio.
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Azione di riduzione: onere della prova per l’erede
Una figlia adottiva, esclusa dal testamento del padre, agisce in giudizio per ottenere la sua quota di eredità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 348/2023, ha chiarito i requisiti per l'azione di riduzione, stabilendo che l'erede pretermesso non è tenuto a fornire un inventario dettagliato del patrimonio nell'atto iniziale, ma deve allegare gli elementi sufficienti a dimostrare la lesione della sua quota di legittima. La decisione della Corte d'Appello è stata annullata su questo punto, semplificando l'accesso alla tutela per gli eredi esclusi.
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Ammonimento ex art. 709-ter: è impugnabile?
In un caso di conflitto genitoriale, la Corte di Cassazione analizza la natura del provvedimento di ammonimento ex art. 709-ter c.p.c. La Suprema Corte stabilisce che, a differenza di precedenti orientamenti, l'ammonimento non ha natura meramente esortativa, ma afflittiva e sanzionatoria. Pertanto, possiede carattere decisorio e definitivo, rendendolo suscettibile di ricorso straordinario per cassazione. Nonostante l'ammissibilità del ricorso su questo principio, la Corte lo ha rigettato nel merito per altre ragioni.
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Successione figlio naturale: parità retroattiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza 9066/2023, ha stabilito la piena applicazione retroattiva del principio di parità tra figli nati nel matrimonio e fuori. In una causa di successione figlio naturale apertasi nel 1944, la Corte ha rigettato la tesi che voleva applicare la vecchia normativa discriminatoria, affermando che le riforme del 2012-2013 hanno sanato una situazione di illegittimità pregressa, garantendo quote ereditarie uguali. Ha inoltre cassato con rinvio la decisione per ricalcolare la divisione includendo una donazione soggetta a collazione.
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Addebito separazione: l’infedeltà causa la crisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2023, ha rigettato il ricorso di un marito contro la sentenza che gli addebitava la separazione per violazione del dovere di fedeltà. La Corte ha stabilito che una relazione extraconiugale, prolungata e ostentata, costituisce una causa sufficiente per l'addebito separazione, anche a fronte di una precedente riconciliazione e di un'assoluzione in sede penale per altri fatti. La decisione sottolinea che l'infedeltà, se provata come causa diretta della rottura del matrimonio, giustifica l'attribuzione della colpa.
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Assegno di mantenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19650/2023, ha rigettato il ricorso di una moglie che contestava la sentenza della Corte d'Appello di Perugia in una causa di separazione. La ricorrente lamentava l'errata individuazione del tribunale competente, vizi procedurali e un importo dell'assegno di mantenimento troppo basso (€200 mensili). La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che la competenza si radica nell'ultima residenza comune dei coniugi e che la quantificazione dell'assegno era corretta, tenuto conto della breve durata del matrimonio e della capacità lavorativa della donna, pur con un reddito difficilmente quantificabile.
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Assegno mantenimento: decorrenza dalla sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19625/2023, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'assegno di mantenimento per i figli in caso di separazione. Il ricorso di un padre, che chiedeva la retroattività della riduzione dell'assegno, è stato respinto. La Corte ha chiarito che l'importo fissato nella sentenza definitiva decorre dalla data della stessa e non ha effetto retroattivo, lasciando validi i provvedimenti provvisori emessi in precedenza.
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Assegno alimentare: diritto anche con addebito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19618/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di separazione. Pur confermando l'addebito della separazione a una moglie a causa della sua grave dipendenza dall'alcol, ha cassato la sentenza d'appello per non aver valutato la sua richiesta di assegno alimentare. La Corte ha chiarito che il diritto agli alimenti, a differenza del mantenimento, si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno e non è precluso dalla colpa nella fine del matrimonio.
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Assegnazione casa coniugale: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19602/2023, ha confermato la revoca del provvedimento di assegnazione casa coniugale a una madre. La decisione si basa sull'accertata intenzione della donna di trasferirsi in un altro immobile, facendo venire meno il presupposto fondamentale della tutela dell'habitat domestico dei figli. La Corte ha chiarito che la valutazione di tale intenzione è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Addebito separazione: fede religiosa e nuove prove
La Cassazione riesamina un caso di addebito separazione. Il marito lamentava il cambio di fede religiosa della moglie e la sua negligenza nei doveri coniugali. La Corte accoglie il ricorso, sottolineando che i giudici devono valutare le nuove prove sull'indipendenza economica del figlio e verificare se il comportamento contestato sia la causa effettiva della crisi, non una mera conseguenza di una rottura preesistente.
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Ricorso ex art. 708 c.p.c.: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19375/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza della Corte d'Appello emessa in sede di reclamo. Il caso conferma che il ricorso ex art. 708 c.p.c. avverso provvedimenti provvisori in materia di famiglia non è impugnabile in Cassazione, poiché tali misure mancano del carattere della definitività richiesto dall'art. 111 della Costituzione.
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Assegno divorzile: la prova della non autosufficienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19306/2023, ha annullato la decisione che concedeva un assegno divorzile a un'ex coniuge basandosi solo sulla sua ridotta capacità lavorativa. La Corte ha stabilito che per ottenere l'assegno con funzione assistenziale è necessaria una verifica completa e rigorosa dell'effettiva non autosufficienza economica, considerando patrimonio mobiliare, immobiliare e altri redditi, non essendo sufficiente la sola condizione di salute.
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Assegno divorzile: la funzione compensativa è decisiva
La Cassazione ha confermato la debenza di un assegno divorzile in favore dell'ex moglie, casalinga e dedita alla cura del figlio con difficoltà. La Corte ha ribadito che l'assegno ha una funzione assistenziale e compensativa, volta a riequilibrare i sacrifici professionali fatti per la famiglia durante il matrimonio, riducendo l'importo a 250 euro mensili.
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Assegno divorzile assistenziale: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19295/2023, ha rigettato il ricorso di un ex marito contro la corresponsione di un assegno di divorzio di 200 euro mensili all'ex moglie. La Corte ha stabilito che l'assegno divorzile assistenziale è legittimo quando sussiste una significativa disparità economica tra i coniugi, al fine di garantire una 'esistenza dignitosa' al coniuge più debole. Questa funzione prevale sulla necessità di dimostrare un sacrificio professionale, soprattutto quando l'obiettivo è sopperire a uno squilibrio economico evidente.
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Assegno divorzile: rito camerale e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19203/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una ex coniuge contro la revoca del suo assegno divorzile. La Corte ha ribadito che il rito camerale, applicato nei giudizi di divorzio, non prevede le stesse formalità del rito ordinario, come l'udienza di precisazione delle conclusioni. Inoltre, ha chiarito che la valutazione della capacità economica dell'ex coniuge è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non per violazione delle norme sull'onere della prova.
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