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Diritto di Famiglia

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Adozione genitore intenzionale: il dissenso non basta
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'adozione del genitore intenzionale in una ex coppia omogenitoriale. A seguito della separazione, la madre biologica aveva revocato il consenso all'adozione. La Corte ha stabilito che tale dissenso non costituisce un ostacolo insuperabile. Il giudice deve valutare se il rifiuto sia contrario al superiore interesse del minore, considerando il progetto genitoriale condiviso e il rapporto affettivo instaurato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Ascolto del minore: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24626/2023, ha rigettato il ricorso di un padre dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Il caso verteva sulla mancata audizione della figlia minore. La Corte ha chiarito che l'ascolto del minore infradodicenne non è un obbligo assoluto. Il giudice può motivatamente ometterlo se contrario all'interesse del bambino, ad esempio per evitare traumi, senza dover preventivamente valutare la sua capacità di discernimento.
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Impedimento avvocato: i limiti dell’art. 81 bis cpc
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24631/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato tardivamente da un avvocato impegnato in un affidamento preadottivo. I giudici hanno chiarito che il legittimo impedimento dell'avvocato previsto dall'art. 81 bis disp. att. c.p.c. non sospende automaticamente i termini per le impugnazioni, ma si applica solo alla gestione del calendario del processo. Per i termini perentori scaduti, resta necessaria la richiesta di rimessione in termini, provando una causa non imputabile e di carattere assoluto.
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Cognome maritale divorzio: decisione separata è lecita
In un caso di divorzio, una moglie ha contestato la separazione della pronuncia sullo scioglimento del matrimonio da quella sulla sua richiesta di mantenere il cognome del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la decisione sul cognome maritale dopo il divorzio è scindibile da quella sullo status. Le due domande sono autonome, basate su presupposti diversi, e la separazione delle decisioni favorisce la celerità nella definizione dello stato civile delle persone.
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Amministratore di sostegno: il tutore può chiederlo?
Un tutore di un figlio interdetto ha richiesto la nomina di un amministratore di sostegno per il padre dell'interdetto, dopo che quest'ultimo aveva effettuato una cospicua donazione. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione del tutore, specificando che non necessita dell'autorizzazione del giudice tutelare. L'azione è considerata un atto conservativo per proteggere il patrimonio del genitore, unica fonte di sostentamento per il figlio. Questa decisione chiarisce i poteri del tutore in materia di amministrazione di sostegno.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse dei figli vince
Una madre, genitore collocatario, si vede revocare l'assegnazione della casa familiare a causa di presunti cattivi rapporti con i parenti dell'ex partner. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegnazione casa familiare deve basarsi esclusivamente sul superiore interesse dei figli a rimanere nel loro habitat. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello 'apparente' e contraddittoria, in quanto priva di prove concrete del pregiudizio per i minori. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Istruzione parentale: limiti al controllo dei servizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23802/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di istruzione parentale (homeschooling). Il caso riguardava due genitori a cui era stato imposto il monitoraggio dei servizi sociali nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto la legittimità della loro scelta di educare la figlia a casa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il controllo dei servizi sociali, essendo una misura limitativa della responsabilità genitoriale, è giustificato solo in presenza di un accertato rischio di pregiudizio per il minore e non può derivare dalla sola scelta, pienamente legittima, di avvalersi dell'istruzione parentale.
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Decadenza responsabilità genitoriale: no ai nonni
La Cassazione ha confermato la decadenza dalla responsabilità genitoriale di due genitori per maltrattamenti sui figli. La Corte ha ritenuto legittimo basare la decisione su intercettazioni e ha negato l'affido ai nonni e zii, considerati inadeguati per non aver protetto i minori. È stato inoltre stabilito che l'ascolto dei minori in appello può essere omesso per evitare una vittimizzazione secondaria.
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Stato di adottabilità: incapacità genitoriale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre contro la dichiarazione dello stato di adottabilità del figlio minore. La decisione si fonda sulla profonda e irreversibile inadeguatezza dei genitori e della nonna paterna a svolgere le funzioni educative e di cura, come emerso da consulenze tecniche e relazioni dei servizi sociali. La Corte ha stabilito che l'ambiente familiare d'origine non costituiva una risorsa per il bambino, confermando così la necessità di garantirgli un futuro stabile attraverso l'adozione.
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Permesso di soggiorno per minori: la Cassazione decide
Una coppia di cittadini stranieri si è vista negare il permesso di soggiorno temporaneo richiesto per tutelare il figlio minore nato in Italia. La Corte di Appello aveva motivato il diniego sulla base della tenera età del bambino, ritenuta insufficiente a dimostrare un radicamento sul territorio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per un minore presente in Italia, e a maggior ragione se nato qui, il radicamento si presume. I giudici di merito hanno il dovere di condurre un'indagine concreta e non basarsi su valutazioni astratte, considerando tutti gli sforzi di integrazione della famiglia e il potenziale danno derivante da un eventuale sradicamento.
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Spese straordinarie figli: quando serve l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19532/2023, ha stabilito che le spese per l'alloggio universitario dei figli rientrano tra le spese straordinarie. Se il provvedimento di divorzio le subordina a un accordo preventivo tra i genitori, la semplice conoscenza della scelta universitaria da parte di un genitore non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di rimborso in assenza di un consenso esplicito sulle spese.
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Addebito separazione: la Cassazione chiarisce i limiti
Una donna ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di addebito separazione e di mantenimento. Adduce l'esistenza di procedimenti penali contro il marito e vari vizi procedurali. La Corte Suprema respinge il ricorso, ribadendo che il giudice civile deve valutare autonomamente la causa della crisi coniugale. È stato accertato che i comportamenti del marito erano una conseguenza, e non la causa, di una crisi già in atto, escludendo così l'addebito.
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Sospensione feriale mantenimento: la Cassazione decide
Un padre ricorre in Cassazione per modificare il collocamento e l'assegno per il figlio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività, stabilendo un principio chiave sulla sospensione feriale mantenimento: le cause relative a obbligazioni alimentari, incluse quelle per i figli, sono urgenti e non soggette alla sospensione dei termini processuali, neanche se connesse ad altre questioni familiari.
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Assegno di mantenimento: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello relativa alla modifica delle condizioni di divorzio. Il caso riguardava la determinazione dell'assegno di mantenimento per il figlio. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione del contributo economico non può basarsi su un generico richiamo agli atti, ma richiede una motivazione esplicita e dettagliata che analizzi comparativamente le condizioni economiche di entrambi i genitori. Inoltre, ha ribadito che l'invito del giudice a intraprendere un percorso psicoterapeutico, anche se non obbligatorio, costituisce un'indebita ingerenza nella libertà di autodeterminazione della persona.
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Assegno di mantenimento: quando è negato?
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'assegno di mantenimento a una ex moglie, considerata giovane e in grado di lavorare, che aveva rifiutato un percorso di inserimento lavorativo. La Corte ha stabilito che l'aiuto economico fornito dai genitori al coniuge obbligato non costituisce reddito e ha ritenuto inammissibile la richiesta di rivalutare in Cassazione le prove sul reddito (buste paga) dell'ex marito.
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Tutore straniero: quando la nomina consolare è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che un minore ucraino, giunto in Italia a causa del conflitto e assistito da una persona nominata tutore dal Consolato ucraino, non può essere considerato un Minore Straniero Non Accompagnato (MSNA). La sentenza chiarisce che la nomina effettuata da un'autorità consolare è un atto di diritto pubblico che deve essere riconosciuto, prevalendo sulle procedure nazionali di tutela per i MSNA. Di conseguenza, il provvedimento di nomina di un tutore straniero da parte del Consolato è stato dichiarato efficace in Italia, annullando la precedente nomina di un tutore italiano da parte del Tribunale per i Minorenni.
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Assegno di mantenimento: il nuovo nucleo familiare
Un padre ricorre in Cassazione per la riduzione dell'assegno di mantenimento per il figlio, adducendo come motivazione la formazione di un nuovo nucleo familiare e l'accensione di un mutuo. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la nascita di un nuovo figlio è solo uno dei tanti elementi da considerare nella valutazione comparativa delle condizioni economiche dei genitori, e non è un fattore che determina automaticamente una riduzione dell'assegno.
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Assegno divorzile: la prova del sacrificio è cruciale
Con l'ordinanza n. 17144/2023, la Corte di Cassazione ha cassato una sentenza che riconosceva un assegno divorzile con funzione compensativa all'ex moglie, nonostante questa non avesse provato di aver sacrificato opportunità professionali per la famiglia. La Corte ha chiarito che il solo divario reddituale e la durata del matrimonio non sono sufficienti. È onere del coniuge richiedente dimostrare concretamente le rinunce lavorative subite per aver diritto a un assegno con finalità perequativa, correttivo di uno spostamento patrimoniale ingiustificato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Comunione de residuo: i crediti non riscossi
Una donna citava in giudizio l'ex coniuge per ottenere la sua quota del 50% su somme prelevate da conti comuni, sul TFR percepito dal marito e su compensi professionali maturati da quest'ultimo. La Corte d'Appello respingeva tutte le domande, ritenendo prescritti i crediti relativi ai prelievi e al TFR, e infondata la pretesa sui compensi professionali poiché non ancora riscossi al momento dello scioglimento della comunione. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha accolto parzialmente il ricorso della donna. Ha stabilito un principio fondamentale sulla comunione de residuo: i proventi dell'attività separata di un coniuge, come i crediti professionali, rientrano nella comunione al momento del suo scioglimento, anche se non sono stati ancora materialmente percepiti e non sono ancora esigibili. Pertanto, ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Obbligazione naturale coppia: quando non c’è rimborso
Un uomo ha chiesto alla sua ex partner la restituzione di ingenti somme versate durante la convivenza per la casa familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che tali versamenti rientrano nell'ambito dell'obbligazione naturale, un dovere morale di solidarietà che non genera un diritto al rimborso, a patto che sia proporzionato alle capacità economiche e ai bisogni della famiglia.
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