Antiriciclaggio: i termini per la contestazione delle sanzioni
La normativa antiriciclaggio impone obblighi rigorosi ai professionisti, tra cui la segnalazione di operazioni sospette. Tuttavia, anche il potere sanzionatorio dello Stato deve rispettare limiti temporali precisi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce quando scatta la decadenza per l’Amministrazione che intende punire l’omessa segnalazione.
Il caso e la violazione contestata
Un professionista contabile era stato sanzionato per centinaia di migliaia di euro a causa della mancata segnalazione di operazioni sospette. L’Amministrazione aveva proceduto alla contestazione solo dopo aver ricevuto il nulla osta dall’autorità giudiziaria per l’utilizzo di documenti acquisiti in un’indagine penale. Il professionista ha eccepito la decadenza, sostenendo che il termine di 90 giorni per la notifica del verbale fosse ampiamente decorso rispetto al momento in cui l’autorità aveva già piena conoscenza dei fatti.
La decisione della Suprema Corte
La Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando la sentenza di appello che aveva annullato la sanzione. Il punto centrale è l’individuazione del dies a quo per la contestazione. Secondo i giudici, il termine di 90 giorni previsto dall’art. 14 della legge 689/1981 inizia a decorrere non appena l’Amministrazione è in grado di formulare l’addebito sulla base delle notizie acquisite. Nel caso di specie, una volta ottenuto il nulla osta giudiziario, l’autorità aveva già tutti gli elementi per procedere.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra l’illecito amministrativo del professionista e gli eventuali reati penali commessi dai suoi clienti. La violazione dell’obbligo di segnalazione si perfeziona con la semplice esistenza di un’operazione idonea a generare sospetto, a prescindere dalla consapevolezza dell’effettiva illiceità penale della stessa. Pertanto, le ulteriori indagini volte ad accertare i reati penali di terzi non giustificano il ritardo nella contestazione amministrativa al professionista. Il termine di decadenza serve a garantire la certezza del diritto e a evitare che l’Amministrazione protragga ingiustificatamente l’accertamento attraverso disfunzioni burocratiche o attività istruttorie non pertinenti alla specifica violazione sanzionata.
Le conclusioni
In conclusione, l’ordinanza ribadisce che il giudice di merito ha il compito esclusivo di valutare quando l’accertamento possa definirsi compiuto in base alla complessità del caso. Se l’Amministrazione ritarda la notifica oltre i 90 giorni dal momento in cui dispone dei dati indispensabili, la pretesa sanzionatoria decade. Per i professionisti, questo rappresenta una tutela fondamentale contro contestazioni tardive che potrebbero pregiudicare il diritto di difesa. La tempestività dell’azione amministrativa è un requisito di legittimità essenziale, specialmente in una materia complessa come quella della normativa antiriciclaggio.
Da quando decorrono i 90 giorni per la notifica di una sanzione amministrativa?
Il termine decorre dal momento in cui l’Amministrazione ha acquisito e valutato tutti i dati indispensabili per verificare l’esistenza della violazione, senza ritardi ingiustificati.
Le indagini penali sui clienti del professionista sospendono i termini della sanzione?
No, se l’Amministrazione ha già gli elementi per contestare l’omessa segnalazione, le indagini penali su altri soggetti sono considerate irrilevanti ai fini del termine di decadenza.
Cosa succede se il verbale viene notificato dopo 90 giorni dall’accertamento?
La pretesa sanzionatoria dell’Amministrazione decade, rendendo la sanzione annullabile davanti al giudice competente.