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Dies A Quo

Definizione

Il giorno a partire dal quale inizia a decorrere un termine legale.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 2.514 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 44%
  • Rigettato 30%
  • Inammissibile 23%
  • Estinto 0%
  • Altro 3%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. Lavoro46%
  • Civile Sez. 528%
  • Civile Sez. 626%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 10273/2021in 209 provvedimenti
  • Cass. 32467/2021in 61 provvedimenti
  • Cass. 27950/2018in 143 provvedimenti
  • Cass. 19403/2019in 94 provvedimenti
  • Cass. 1557/2020in 69 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Azione di reintegrazione nel possesso: occhio ai picchetti
Alcuni proprietari terrieri hanno promosso un'azione di reintegrazione nel possesso per ripristinare il passaggio pedonale e carrabile su una stradina privata, sbarrata dai vicini mediante una nuova recinzione e un cancello. I resistenti hanno eccepito la decadenza annuale dal potere di agire, sostenendo che le opere erano iniziate molto prima della chiusura materiale del transito. Il Tribunale ha accertato che la picchettatura del terreno risaliva alla fine di gennaio 2025, mentre il ricorso era stato depositato solo a metà febbraio 2026. Anche se i picchetti in legno non bloccavano fisicamente il passaggio, essi manifestavano chiaramente la volontà lesiva di recintare l'area. Il Giudice ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per decorso del termine perentorio di un anno, condannando i ricorrenti alle spese di lite.
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Revoca dell’affidamento terapeutico: illegittima la retrodatazione
Il Tribunale di sorveglianza revocava l'affidamento in prova terapeutico concesso a un condannato, facendo decorrere la revoca fin dal primo giorno di ingresso nella struttura comunitaria. Nei primi due mesi, tuttavia, la persona aveva rispettato scrupolosamente le prescrizioni terapeutiche, mentre le violazioni erano iniziate solo successivamente. Il condannato ha presentato ricorso denunciando l'illegittima retrodatazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca dell'affidamento terapeutico non opera automaticamente dal principio con effetto retroattivo. Il giudice deve esaminare la condotta complessiva e motivare con precisione la data di inizio della revoca, senza cancellare arbitrariamente il periodo trascorso con esito positivo.
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Richiesta di riesame: la notifica al difensore batte l’esecuzione
Il Tribunale del riesame dichiara inammissibile per tardività la richiesta di riesame presentata dal difensore dell'indagato contro la misura dell'obbligo di dimora. I giudici di merito calcolano il termine di dieci giorni a partire dal giorno dell'esecuzione della misura materiale, ritenendo l'impugnazione scaduta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e chiarisce la corretta decorrenza del termine. Per il difensore, il computo dei dieci giorni per proporre la richiesta di riesame inizia solo dalla formale notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza cautelare, non dalla data dell'esecuzione della misura né dalla conoscenza di fatto del provvedimento. Poiché la notifica dell'avviso è avvenuta giorni dopo l'esecuzione, il ricorso era tempestivo. La Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e trasmette gli atti per la decisione nel merito.
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Interpretazione del titolo esecutivo: limiti agli interessi
Un creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per riscuotere una somma derivante da un atto notarile del 2004. L'ordine giudiziale riconosceva il capitale oltre agli interessi legali, senza specificare la data di decorrenza iniziale. Nella fase di pignoramento, il creditore ha preteso gli interessi a partire dal 2004, mentre il giudice dell'esecuzione li ha calcolati soltanto a partire dalla domanda giudiziale del 2014. Il creditore ha presentato opposizione, chiedendo l'interpretazione del titolo esecutivo tramite i documenti contrattuali allegati in origine. Il tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: il giudice dell'esecuzione non può svolgere valutazioni di fatto autonome né integrare il comando del provvedimento con circostanze mai discusse nella fase di cognizione.
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Appropriazione indebita: auto trattenuta e assegno scoperto
Due acquirenti affidano un veicolo al venditore per riparazioni. Il venditore tenta un rimborso con un assegno a vuoto da dodicimila euro, ma trattiene il mezzo e continua a prometterne la restituzione, mentre i proprietari ricevono i pedaggi autostradali non pagati. Nel marzo 2018 il venditore interrompe ogni contatto rendendosi irreperibile. I proprietari sporgono querela per appropriazione indebita. L'imputato contesta la tempestività della querela e invoca la prescrizione, sostenendo che il reato si era consumato prima. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: l'appropriazione indebita si consuma solo quando l'agente manifesta inequivocabilmente di voler fare proprio il bene diventando irreperibile. Da quel momento decorre il termine per querelare. Inoltre, la sospensione della prescrizione prevista dalla legge applicabile al tempo salva il reato. La condanna resta definitiva.
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Estinzione del processo tributario: illegittima senza scadenze
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente due avvisi di accertamento per maggiori imposte. Il contribuente ha impugnato gli atti e, in secondo grado, i giudici hanno sospeso la causa in attesa di una generica sentenza di legittimità, senza specificare il giudizio pendente. Trascorsi sei anni, i giudici d'appello hanno dichiarato l'estinzione del processo tributario per mancata riassunzione tempestiva da parte del cittadino. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia: quando l'ordinanza di sospensione non specifica la causa collegata né una scadenza precisa, non è possibile contestare l'inerzia al contribuente. Di conseguenza, l'estinzione è illegittima e il processo deve continuare nel merito.
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Anfiteatro al Comune: prescrizione del diritto al rimborso
Un imprenditore edile aveva realizzato a proprie spese un anfiteatro pubblico nel 2004, vincolandosi con un atto d'obbligo per ottenere un permesso edilizio poi sfumato. Negli anni successivi l'intervento costruttivo è stato abbandonato per vincoli geologici. L'imprenditore ha citato il Comune chiedendo oltre 225.000 euro per i lavori svolti. L'ente locale ha eccepito l'avvenuta prescrizione del diritto al rimborso, sostenendo di non aver ricevuto richieste formali nei dieci anni successivi. L'attore sosteneva di aver inviato diverse missive, ma non ne ha fornito la prova di ricezione nel giudizio di primo grado. La Corte di Appello ha respinto l'impugnazione del costruttore. I giudici hanno confermato l'estinzione del credito: le nuove prove prodotte tardivamente in appello sono inammissibili e il sindaco non può essere chiamato a giurare su diritti indisponibili dell'ente.
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Prescrizione risarcimento danni da investimenti: conta il default
Un risparmiatore ha acquistato bond statali esteri nel 1996 tramite la propria banca. L'istituto non ha fornito adeguate informazioni sui rischi né sulla sussistenza di conflitti di interesse. Nel 2001 lo Stato emittente è andato in default e il cliente ha subito una pesante perdita economica. Nel 2011 l'investitore ha diffidato la banca e successivamente ha avviato una causa per ottenere i danni. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendola prescritta: secondo i giudici di secondo grado, i dieci anni decorrevano dall'acquisto dei titoli nel 1996. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. In tema di prescrizione risarcimento danni da investimenti, il termine decennale inizia a decorrere solo quando il danno si manifesta concretamente al risparmiatore con il default e non quando la banca viola i suoi obblighi informativi.
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Decadenza dall’azione previdenziale: il ritardo costa l’indennità
Un lavoratore richiede all'ente previdenziale l'indennità di mobilità tramite un patronato. A fronte del mancato riscontro, il patronato presenta un ricorso amministrativo. Dopo il mancato accoglimento, il lavoratore instaura una causa giudiziaria per ottenere le somme spettanti. L'ente eccepisce la decadenza dall'azione previdenziale, rilevando che l'azione in tribunale è iniziata oltre un anno dopo i novanta giorni previsti per la decisione dell'istanza amministrativa. Il lavoratore si difende sostenendo di non conoscere la data del ricorso a causa del mancato invio degli atti da parte del patronato. La Corte di Cassazione respinge le doglianze dell'interessato. Gli atti del patronato vincolano direttamente l'assistito e l'onere di provare la tempestività della causa grava sul richiedente. Scattata la decadenza annuale, il diritto all'indennità è definitivamente precluso.
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Termine lungo di impugnazione: conta il deposito non la PEC
Un cittadino richiede all'ente previdenziale l'assegno sociale, ma il Tribunale respinge la domanda. La cancelleria pubblica la sentenza in formato telematico il 13 aprile 2022 e invia la relativa comunicazione PEC il 21 aprile 2022. Il richiedente deposita l'appello il 20 ottobre 2022, ritenendo che il termine lungo di impugnazione decorra dalla ricezione del messaggio PEC. La Corte d'appello dichiara il ricorso inammissibile per tardività, considerando come punto di partenza la data di attestazione del deposito telematico. La Corte di Cassazione conferma la decisione: nelle cause telematiche il termine semestrale parte dall'attestazione ufficiale del cancelliere che assegna numero e data, non dalla successiva notifica via PEC. Il cittadino perde definitivamente la causa, pur ottenendo l'esonero dal rimborso delle spese legali di legittimità per ragioni di reddito.
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Responsabilità del liquidatore per il lavoro nero ereditato
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato il liquidatore di una società per l'impiego di personale irregolare. Il professionista ha contestato il provvedimento sostenendo la tardività delle verifiche e negando la propria colpa per fatti iniziati prima della sua nomina. I giudici hanno escluso due posizioni prive di vincolo subordinato e ricalcolato le somme applicando norme più miti. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di entrambe le parti. Il termine di contestazione decorre dalla fine dei complessi accertamenti e non dal primo accesso ispettivo. Inoltre, sussiste la responsabilità del liquidatore che omette di sanare i rapporti lavorativi irregolari pendenti.
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Prescrizione polizza vita: dieci anni per riscuotere il capitale
I beneficiari di due contratti index linked hanno chiesto la liquidazione delle somme quattro anni dopo la morte del familiare contraente. La compagnia assicurativa ha eccepito l'estinzione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione polizza vita non soggiace al termine breve originariamente previsto dalla norma codicistica qualora operi la pronuncia di incostituzionalità dell'articolo 2952 del Codice Civile. Trovando applicazione il termine decennale ordinario per i procedimenti pendenti, la richiesta di liquidazione dei beneficiari era pienamente tempestiva.
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Deposito del ricorso per cassazione: il blocco salva il giudizio
Un cittadino ha promosso una causa per ottenere il risarcimento del danno nei confronti di alcune compagnie assicuratrici. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta risarcitoria. Il danneggiato ha quindi avviato la notifica dell'impugnazione a più soggetti, completando l'ultima consegna il 19 febbraio 2020. Ordinariamente, il deposito del ricorso per cassazione deve intervenire entro venti giorni dall'ultima notifica, con termine fissato al 10 marzo 2020. Tuttavia, il 9 marzo 2020 è intervenuta la sospensione straordinaria dei termini processuali per l'emergenza pandemica. Il ricorrente ha depositato il ricorso a mezzo posta il 10 aprile 2020, durante la vigenza della sospensione. La Suprema Corte ha escluso l'improcedibilità dell'atto e ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per la discussione del giudizio.
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Termine di impugnazione tributario valido con l’estratto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento fiscale verso un contribuente per presunti proventi illeciti. L'interessato ha impugnato l'atto contestando la mancata notifica iniziale. L'amministrazione ha però provato il rilascio di un estratto di ruolo con il debito in data anteriore. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato tardivo il ricorso, calcolando i sessanta giorni dal ritiro del prospetto. Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che l'estratto non obbliga all'impugnazione immediata. La Suprema Corte ha confermato la tardività dell'azione. Il termine di impugnazione tributario decorre infatti dal momento in cui il cittadino acquisisce la conoscenza di fatto dell'atto e del debito. La piena consapevolezza supera ogni vizio di notifica formale.
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Riparazione per ingiusta detenzione: assoluzione e termini
La Cittadina subisce arresti domiciliari e obbligo di dimora per accuse di spaccio. Il giudice la assolve con sentenza definitiva nel luglio 2021. La donna richiede la riparazione per ingiusta detenzione soltanto a luglio 2025, superando il termine di legge di due anni. La difesa sostiene che il termine debba decorrere dalla conclusione del giudizio del coimputato nel 2023. I giudici di merito dichiarano la domanda tardiva. La Corte di Cassazione conferma la decisione e dichiara il ricorso inammissibile. Il processo a carico di più persone non fa slittare automaticamente il termine biennale: il richiedente deve dimostrare uno specifico collegamento tra l'impugnazione del coimputato e la propria posizione, elemento del tutto assente nel caso esaminato.
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Riesame del sequestro probatorio: notifica e PEC
La polizia giudiziaria sequestrava migliaia di estintori presso un'impresa. Il Pubblico Ministero convalidava il sequestro, notificando il provvedimento alla società a distanza di settimane. Nel frattempo, l'azienda presentava una generica richiesta di restituzione. Successivamente, notificata la convalida, il difensore depositava l'istanza di riesame del sequestro probatorio tramite posta elettronica certificata l'ultimo giorno utile. Il Tribunale dichiarava il ricorso inammissibile ritenendolo tardivo: computava il termine dalla prima istanza di restituzione e considerava la data di scarico dell'atto in cancelleria anziché quella di consegna della PEC. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda. Il termine di dieci giorni decorre solo dall'effettiva notifica della convalida e, per il deposito telematico, rileva esclusivamente l'orario certificato dalla ricevuta di consegna.
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Prescrizione contributi Gestione separata: salvi ma senza sanzioni
L'ente previdenziale ha richiesto a un avvocato il versamento di contributi e sanzioni per l'anno 2010 nella Gestione separata. Il professionista ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del tempo e l'iscrizione retroattiva alla propria cassa professionale. I giudici hanno chiarito che la proroga fiscale governativa estende anche il termine di pagamento contributivo per chi applica il regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata entro cinque anni dalla nuova scadenza ha interrotto validamente il decorso temporale. Sul tema della prescrizione contributi Gestione separata, la Suprema Corte ha stabilito che i contributi restano dovuti, mentre le sanzioni civili sono interamente cancellate in applicazione delle pronunce della Corte Costituzionale relative al regime previdenziale dei legali.
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Equa riparazione Legge Pinto: indennizzo per fallimento decennale
Un creditore ha ottenuto l'ammissione al passivo fallimentare nel settembre 2015 dopo aver depositato domanda ad agosto dello stesso anno. La procedura fallimentare si è chiusa formalmente solo nel luglio 2026, protraendosi per quasi undici anni. Non avendo incassato l'intero credito spettante, il creditore ha chiesto l'equa riparazione Legge Pinto a causa del ritardo della giustizia. La Corte d'Appello ha accolto il ricorso, stabilendo che il tempo del processo concorsuale per il creditore decorre dalla data del deposito dell'insinuazione. Poiché la soglia legale di tolleranza per i fallimenti è di sei anni, i giudici hanno accertato quasi cinque anni di ritardo ingiustificato e condannato il Ministero a pagare un indennizzo di 2.000 euro.
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Prescrizione biennale bollette: cancellati 50.000 euro
Una ditta individuale ha ricevuto un decreto ingiuntivo da oltre 50.000 euro per presunti consumi di energia elettrica del 2022. La società fornitrice ha emesso le bollette di conguaglio soltanto nell'ottobre 2024, sostenendo di avere diritto a una dilazione sui termini. Il cliente ha eccepito la prescrizione biennale bollette, rilevando il decorso di oltre due anni dall'effettivo consumo. Il Tribunale di Bologna ha accolto totalmente l'opposizione dell'utente. Il giudice ha chiarito che nei conguagli tardivi il termine di due anni scatta dall'ultimo giorno di erogazione e non dalla data arbitraria di emissione della fattura. Il fornitore non ha provato la tempestiva ricezione degli atti e non può rivalersi sul distributore di rete avendone ricevuto i dati in tempo utile.
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Notifica della sentenza: l’appello tardivo costa la casa
I proprietari di un immobile ottengono dal giudice il rilascio del bene e una penale contro l'occupante rimasto contumace. I proprietari provvedono alla notifica della sentenza all'indirizzo del soccombente. L'occupante sostiene di non aver mai firmato la ricevuta postale, sporge querela ai carabinieri e propone appello invocando il termine lungo semestrale. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione perché presentata oltre il termine perentorio di trenta giorni. I magistrati chiariscono che l'avviso di ricevimento postale fa piena prova fino a querela di falso e una denuncia non basta a smentirlo. La notifica personale fa scattare il termine breve anche per chi era assente in primo grado. L'occupante perde la causa e deve pagare le spese legali.
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