LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Concordato in appello: l’accordo sulla pena non si può impugnare

I Ricorrenti, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite l’istituto del concordato in appello, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto l’accordo sulla pena, non è possibile contestare in Cassazione la misura della sanzione o la valutazione delle attenuanti, a meno che la pena concordata non sia palesemente illegale o fuori dai limiti edittali. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 38660 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 38660/2023)

Il concordato in appello (accordo sulla pena tra accusa e difesa in secondo grado) rappresenta uno strumento di semplificazione processuale molto diffuso. Tuttavia, molti imputati non considerano i limiti rigorosi che questo patto comporta per le successive fasi di giudizio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che chi sceglie questa strada non può poi lamentarsi della severità della sanzione davanti ai giudici di legittimità (la Cassazione stessa). L’accordo vincola le parti e chiude la discussione sulla misura della pena.

Il caso concreto: l’accordo sulla pena e il successivo ripensamento

Due imputati hanno raggiunto un accordo formale con la Procura Generale durante il processo di secondo grado. Questo accordo ha definito una pena specifica per i reati contestati. Successivamente, i due soggetti hanno deciso di presentare ricorso in Cassazione tramite il loro difensore. Nei loro ricorsi, i condannati hanno contestato il trattamento sanzionatorio (la misura della pena applicata). In particolare, essi lamentavano la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (elementi che consentono di ridurre la pena per particolari meriti o situazioni personali). I ricorrenti ritenevano che i giudici di secondo grado non avessero motivato adeguatamente la scelta della sanzione finale.

Le regole del concordato in appello per la determinazione della pena

La legge prevede che il concordato in appello comporti una rinuncia parziale ai motivi di impugnazione originari. Le parti si accordano su una pena e il giudice di appello si limita a ratificare questo accordo, se lo ritiene corretto. Questo meccanismo impedisce di rimettere in discussione gli elementi di merito del processo. La Cassazione ha ricordato che il ricorso contro una sentenza di concordato è ammesso solo in casi eccezionali. Ad esempio, si può ricorrere se vi sono vizi nella formazione della volontà delle parti o se manca il consenso del pubblico ministero. Si può ricorrere anche se il giudice emette una decisione difforme dall’accordo. Al contrario, tutte le contestazioni sulla misura della pena o sulla valutazione delle attenuanti sono assolutamente inammissibili (non possono essere esaminate dal giudice).

Le motivazioni della decisione sul concordato in appello

I giudici della Suprema Corte hanno basato la loro decisione su un principio giurisprudenziale ormai consolidato. Quando l’imputato accetta il concordato in appello, egli rinuncia implicitamente a contestare la determinazione della pena. Questa rinuncia copre anche la valutazione delle circostanze attenuanti generiche. La Cassazione ha specificato che i vizi sulla misura della pena sono rilevanti solo se la sanzione inflitta è illegale. Una pena è illegale solo se supera i limiti edittali (i minimi e i massimi previsti dalla legge) o se appartiene a una specie diversa da quella stabilita dalla norma penale. Nel caso in esame, la pena concordata rientrava perfettamente nei limiti di legge. Di conseguenza, i motivi di ricorso proposti dai condannati erano del tutto inammissibili. I ricorrenti non potevano rimangiarsi l’accordo liberamente sottoscritto in secondo grado.

Le conclusioni sul caso del concordato in appello

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due condannati. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per i ricorrenti. Oltre alla conferma della pena concordata in appello, i giudici hanno condannato i soggetti al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha ravvisato un profilo di colpa nella presentazione di ricorsi palesemente infondati. Per questo motivo, ha condannato ciascun ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende (l’ente che raccoglie le sanzioni pecuniarie processuali). Questa pronuncia conferma che il concordato rappresenta un punto di non ritorno per la determinazione della sanzione penale.

Si può fare ricorso in Cassazione dopo un concordato in appello?
Il ricorso è possibile solo per motivi eccezionali, come vizi nella formazione della volontà o se la pena concordata supera i limiti previsti dalla legge.

Cosa succede se si contesta la misura della pena concordata?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e può condannare il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Quando una pena concordata in appello viene considerata illegale?
La pena è illegale solo se non rientra nei limiti edittali stabiliti dalla legge o se viene applicata una sanzione di tipo diverso da quella prevista per quel reato.

Termini giuridici

Concordato in appello
Accordo tra accusa e difesa sulla pena da applicare in secondo grado, che comporta la rinuncia ad altri motivi di appello.
Inammissibilità
Impossibilità per il giudice di esaminare il merito di una richiesta o di un ricorso perché non rispetta i requisiti di legge.
Cassa delle ammende
Ente pubblico presso il Ministero della Giustizia dove confluiscono le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne processuali.
Trattamento sanzionatorio
La determinazione concreta della pena applicata al condannato da parte del giudice.
Limiti edittali
Il minimo e il massimo della pena previsti dalla legge per un determinato reato.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)