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Responsabilità cose in custodia: il garage umido esclude i danni

Una commerciante ha chiesto il risarcimento dei danni al condominio per la merce deteriorata a causa di infiltrazioni d’acqua nel suo garage, attribuendo la colpa ai lavori sulla terrazza sovrastante. I giudici hanno respinto la domanda poiché le infiltrazioni erano note da anni e la donna ha comunque depositato materiale deteriorabile. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in tema di responsabilità cose in custodia il danneggiato deve dimostrare il nesso causale. La condotta imprudente della danneggiata, che ha ignorato il pericolo noto, integra il caso fortuito ed esclude il risarcimento, interrompendo il legame tra la cosa e il danno.

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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 20926 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 2 n. 20926/2026)

La responsabilità cose in custodia e il caso del garage allagato

La questione della responsabilità cose in custodia rappresenta uno dei temi più dibattuti nelle aule di giustizia, specialmente quando si parla di infiltrazioni d’acqua in condominio. Nel caso in esame, una commerciante ha citato in giudizio il proprio condominio chiedendo un risarcimento di diecimila euro. La donna lamentava il danneggiamento di materiale scolastico e articoli da regalo custoditi all’interno del proprio garage. Secondo la sua ricostruzione, le infiltrazioni d’acqua piovana derivavano dal mancato riposizionamento di una mattonella sulla terrazza condominiale sovrastante durante alcuni lavori di ristrutturazione. Il condominio si è difeso chiamando in causa i tecnici progettisti e l’impresa edile incaricata dei lavori. I giudici di merito hanno rigettato la domanda risarcitoria, spingendo la commerciante a ricorrere davanti alla Corte di Cassazione.

Quando la negligenza del danneggiato cancella il risarcimento

La giurisprudenza stabilisce che il custode di un bene, come il condominio per le parti comuni, deve adottare tutte le misure necessarie per evitare che queste arrechino danni a terzi o ai singoli condomini. Tuttavia, questo dovere non è assoluto e incontra un limite invalicabile nella condotta dello stesso danneggiato. Se il danneggiato adotta un comportamento imprudente o negligente, tale condotta può interrompere il legame di causa ed effetto tra la cosa custodita e il danno. Nel caso specifico, è emerso che i locali del garage soffrivano di infiltrazioni d’acqua sin dagli anni ottanta. La commerciante era perfettamente a conoscenza dello stato di umidità dei luoghi, come confermato da perizie redatte prima del temporale che ha causato il danno. Nonostante questa consapevolezza, la donna ha deciso di depositare merce facilmente deteriorabile all’interno del locale, senza adottare alcuna cautela.

L’onere della prova nei danni da infiltrazione condominiale

Per ottenere il risarcimento, non basta dimostrare che si è verificato un danno all’interno di una proprietà condominiale. Chi agisce in giudizio deve fornire la prova rigorosa del nesso causale, ovvero dimostrare che il danno è stato concretamente provocato dalla cosa in custodia e non da altri fattori esterni o personali. La commerciante non è riuscita a dimostrare che l’infiltrazione fosse causata specificamente dalla rimozione della mattonella sulla terrazza. Le testimonianze raccolte non hanno confermato questa tesi e le dichiarazioni favorevoli della stessa ricorrente non potevano costituire una prova sufficiente. Di conseguenza, in mancanza di una prova certa sulla causa dell’infiltrazione, la richiesta di risarcimento non può trovare accoglimento.

Le motivazioni della sentenza sulla responsabilità cose in custodia

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della commerciante chiarendo i confini della responsabilità cose in custodia prevista dal codice civile. I giudici hanno ribadito che questa responsabilità ha carattere oggettivo. Il custode risponde del danno per il solo fatto di gestire il bene, ma il danneggiato deve sempre dimostrare il nesso di causalità tra la cosa e l’evento. Il custode si libera dimostrando il caso fortuito, che include il comportamento colposo del danneggiato. Quando la condotta di chi subisce il danno è talmente imprudente da diventare la causa esclusiva dell’evento, il nesso causale si spezza. La commerciante ha violato il dovere di ragionevole cautela, poiché poteva prevedere ed evitare il danno non usando un garage notoriamente umido come deposito per merci delicate.

Le conclusione sul caso specifico di responsabilità cose in custodia

La decisione della Suprema Corte conferma una linea rigorosa. La commerciante perde definitivamente la causa e non riceverà alcun risarcimento. Oltre a non ottenere i diecimila euro richiesti, la ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese processuali. La donna dovrà versare duemilaquattrocento euro al condominio e tremila euro al tecnico controricorrente, oltre agli accessori di legge. Questa sentenza lancia un messaggio chiaro: chi nota una situazione di pericolo nota e persistente ha il dovere di agire con prudenza per evitare il danno, senza poter poi scaricare le conseguenze della propria negligenza sul condominio.

Cosa deve dimostrare chi richiede il risarcimento per danni da cose in custodia?
Il danneggiato deve dimostrare l’esistenza del danno e il nesso causale, ovvero che il danno è stato causato direttamente dalla cosa custodita.

Il condominio è sempre responsabile per le infiltrazioni d’acqua nei garage?
No, il condominio può liberarsi dimostrando il caso fortuito, che comprende anche il comportamento imprudente del danneggiato che ha causato o facilitato il danno.

Cosa succede se si depositano beni delicati in un locale notoriamente umido?
Si rischia di perdere il diritto al risarcimento, poiché la condotta negligente del proprietario interrompe il nesso di causa con la responsabilità del custode.

Termini giuridici

Responsabilità oggettiva
Forma di responsabilità in cui si risponde del danno causato a prescindere dalla presenza di colpa o dolo, per il solo fatto di trovarsi in una determinata relazione con la cosa che ha generato il danno.
Nesso eziologico
Il legame di causa ed effetto che deve necessariamente esistere tra un comportamento o una cosa e l'evento dannoso per poter richiedere il risarcimento.
Caso fortuito
Un evento imprevedibile e inevitabile che interrompe il legame di causa-effetto, liberando il custode della cosa dalla responsabilità del danno.
Soccombenza
La situazione in cui si trova la parte che perde la causa in giudizio, la quale viene solitamente condannata a pagare le spese legali del processo.
Prudente apprezzamento
La valutazione discrezionale e ragionevole che il giudice compie sulle prove presentate dalle parti, senza vincoli di legge rigidi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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