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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la bugia costa caro

Due cittadini sono stati fermati per un normale controllo di polizia. Durante l’accertamento, entrambi hanno fornito false generalità agli agenti. I giudici di merito li hanno condannati per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in un reato meno grave o l’applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che fornire false generalità durante un controllo di polizia integra pienamente il delitto previsto dall’articolo 495 del codice penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8043 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 8043/2022)

Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire sulla propria identità è reato

Fornire generalità false alle forze dell’ordine durante un controllo stradale o un normale accertamento costituisce un comportamento estremamente rischioso. La legge punisce severamente questa condotta attraverso il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, una fattispecie che mira a tutelare la fede pubblica e la certezza delle identificazioni personali. Molti cittadini sottovalutano la gravità di dichiarare un nome o una data di nascita errati, pensando di commettere una semplice infrazione o una bugia innocua. La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che questo comportamento fa scattare una vera e propria responsabilità penale.

Il controllo di polizia e le bugie sulla propria identità

La vicenda nasce da un quotidiano controllo di polizia su strada. Gli agenti hanno fermato due cittadini per verificare i loro documenti e la loro identità. Invece di fornire i dati corretti, entrambi i soggetti hanno deciso di declinare false generalità, inventando nomi e dati anagrafici diversi dai propri. Gli agenti hanno scoperto rapidamente l’inganno attraverso i successivi accertamenti in banca dati. Questo comportamento ha fatto scattare immediatamente la denuncia per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. I giudici di merito, nei primi due gradi di giudizio, hanno accertato la responsabilità penale dei due soggetti, infliggendo loro le relative sanzioni detentive. I condannati hanno quindi deciso di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la decisione.

La differenza tra reati di falso e la gravità della condotta

La difesa dei due cittadini ha cercato di ridimensionare la gravità del fatto. In particolare, uno dei ricorrenti ha chiesto di riqualificare il reato in una fattispecie meno grave, ovvero la falsa dichiarazione a un privato o una condotta di minore rilievo penale (art. 496 c.p.). L’altro ricorrente ha invece richiesto l’applicazione della particolare tenuità del fatto (una causa di non punibilità quando l’offesa è minima e il comportamento non è abituale). La difesa ha inoltre lamentato la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (sconti di pena concessi dal giudice in base a elementi favorevoli del reo) e ha contestato la misura complessiva della pena applicata dai giudici di appello.

Le motivazioni della Cassazione sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato fermamente le tesi difensive. La Cassazione ha chiarito che fornire false generalità a un agente di polizia in servizio integra perfettamente il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Questa condotta non può essere derubricata (cioè trasformata in un reato meno grave) perché il pubblico ufficiale agisce nell’esercizio delle sue funzioni di identificazione. La Corte ha evidenziato che i ricorsi presentati erano generici e privi di elementi concreti capaci di scardinare la decisione precedente. I giudici di appello avevano già motivato in modo logico e completo la colpevolezza dei soggetti, escludendo sia la particolare tenuità del fatto sia la concessione di sconti di pena, a causa della gravità della condotta e dei precedenti dei soggetti.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due cittadini. Questa decisione comporta la conferma definitiva della condanna penale pronunciata dalla Corte di appello. Oltre alla pena principale, i giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, avendo presentato un ricorso palesemente infondato e inammissibile per propria colpa, i due soggetti dovranno versare la somma di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende (un fondo pubblico destinato al finanziamento di progetti di giustizia). La sentenza ribadisce che la tutela dell’identità personale davanti alle autorità non ammette deroghe o giustificazioni superficiali.

Cosa si rischia se si forniscono false generalità alla polizia?
Si rischia una condanna penale per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, che prevede la reclusione e l’iscrizione della condanna nel casellario giudiziale.

Si può chiedere la particolare tenuità del fatto per le false generalità?
La Cassazione esclude generalmente la particolare tenuità del fatto quando la condotta ostacola l’identificazione da parte delle forze dell’ordine in servizio.

Qual è la differenza tra falsa attestazione e falsa dichiarazione?
La falsa attestazione a un pubblico ufficiale riguarda l’identità dichiarata a un soggetto che esercita pubbliche funzioni ed è punita in modo molto più grave rispetto a dichiarazioni rese a privati.

Termini giuridici

Falsa attestazione
Dichiarazione non veritiera resa a un pubblico ufficiale sulla propria o altrui identità.
Inammissibilità
Impossibilità per il giudice di esaminare il ricorso nel merito a causa di difetti formali o procedurali.
Tenuità del fatto
Causa di non punibilità prevista dall'ordinamento quando l'offesa è particolarmente lieve e il comportamento non è abituale.
Dosimetria della pena
Il calcolo e la determinazione concreta della sanzione da parte del giudice, tra il minimo e il massimo edittale.
Cassa delle ammende
Fondo pubblico presso il Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde i ricorsi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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