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Determinazione della pena: condanna per lesioni, ricorso respinto

Un imputato, condannato per lesioni personali aggravate, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una pena eccessiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice, a meno che la decisione non sia palesemente illogica o priva di motivazione. In questo caso, la scelta del giudice è stata ritenuta corretta e ben argomentata, rendendo la condanna definitiva.

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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19742 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 19742/2023)

Determinazione della pena: quando la decisione del giudice è insindacabile

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha riaffermato un principio cardine del nostro sistema penale. La decisione riguarda il delicato tema della determinazione della pena e i limiti entro cui un imputato può contestarla. Il caso nasce da una condanna per lesioni personali aggravate, ma il principio sancito ha una portata molto più ampia e chiarisce il ruolo della Suprema Corte come giudice di legittimità, non di merito.

I fatti all’origine della vicenda

La storia processuale inizia con la condanna di un uomo da parte del Tribunale per aver commesso più episodi di lesioni personali aggravate. Questa decisione viene confermata anche dalla Corte d’Appello. L’imputato, non soddisfatto della pena inflittagli, decide di tentare l’ultima carta, presentando ricorso alla Corte di Cassazione.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha contestato la sentenza d’appello su tre punti principali. In primo luogo, lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ovvero quelle circostanze che possono portare a una riduzione della pena. In secondo luogo, contestava l’applicazione della recidiva (la condizione di chi commette un nuovo reato dopo una condanna precedente). Infine, riteneva l’entità della pena inflitta semplicemente eccessiva e sproporzionata rispetto ai fatti commessi.

Il potere del giudice nella determinazione della pena

Il cuore della questione risiede nel potere che la legge conferisce al giudice nel quantificare la sanzione. Gli articoli 132 e 133 del Codice Penale stabiliscono che il giudice esercita un potere discrezionale. Questo non significa che possa decidere in modo arbitrario. Al contrario, deve ‘dosare’ la pena tenendo conto di precisi indicatori: la gravità del reato (valutando la natura, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell’azione) e la capacità a delinquere del colpevole (considerando i motivi, il carattere, i precedenti penali e la condotta di vita).

Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, smontando una per una le lamentele dell’imputato. I giudici supremi hanno prima di tutto notato che le attenuanti generiche erano già state riconosciute nei gradi di merito e che la recidiva, contrariamente a quanto sostenuto, non era stata applicata. Ma il punto cruciale riguarda la presunta eccessività della pena. La Corte ha ribadito che la determinazione della pena è un giudizio di merito che spetta esclusivamente al giudice che ha analizzato le prove. La Cassazione può intervenire solo se la decisione è frutto di un ‘mero arbitrio’, di un ragionamento palesemente illogico o se è del tutto priva di motivazione. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva fornito una giustificazione adeguata e coerente per la pena inflitta, rendendo la sua decisione incensurabile in sede di legittimità.

Le conclusioni: la condanna diventa definitiva

L’esito è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione comporta due conseguenze pratiche molto importanti per l’imputato. La prima è che la sentenza di condanna della Corte d’Appello diventa definitiva e non può più essere messa in discussione. La seconda è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. La sentenza conferma che non ci si può rivolgere alla Cassazione sperando in un semplice ‘sconto di pena’, se la decisione del giudice è stata presa nel rispetto della legge e con una motivazione logica.

Posso contestare in Cassazione una pena che ritengo troppo alta?
Solo se la decisione del giudice è palesemente illogica, arbitraria o non motivata. La Corte di Cassazione non può riesaminare la congruità della pena, che rientra nella discrezionalità del giudice di merito.

Cosa significa che la determinazione della pena è ‘discrezionale’?
Significa che il giudice, entro i limiti di legge, ha il potere di scegliere la sanzione più adatta al caso concreto, considerando la gravità del fatto e la personalità di chi ha commesso il reato.

Cosa succede quando un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere contestata. Inoltre, chi ha proposto il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Discrezionalità del giudice
Il potere del giudice di decidere l'entità della pena all'interno dei limiti minimi e massimi fissati dalla legge, basandosi sulla gravità del reato e sulla personalità del colpevole.
Ricorso inammissibile
Un ricorso che non può essere esaminato nel merito perché manca dei requisiti richiesti dalla legge, ad esempio perché contesta decisioni che non sono appellabili in quella sede.
Lesioni personali aggravate
Il reato commesso causando una malattia nel corpo o nella mente a una persona, in presenza di circostanze che la legge considera più gravi (es. l'uso di armi).
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme pagate da chi viene condannato in un processo penale, che utilizza questi fondi per programmi di reinserimento dei detenuti.
Attenuanti generiche
Circostanze non specificate dalla legge che il giudice può considerare per diminuire la pena, valutando aspetti positivi del caso o della condotta del colpevole.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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