Bonifico domiciliato: i limiti della responsabilità dell’ente pagatore
Il bonifico domiciliato rappresenta uno strumento di pagamento ampiamente utilizzato per erogare somme in contanti a soggetti che non dispongono di un conto corrente. Tuttavia, cosa accade se l’ente incaricato del pagamento consegna il denaro a un truffatore che esibisce documenti falsi? Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità contrattuale e il grado di diligenza richiesto agli operatori professionali.
Il caso: truffa e richiesta di risarcimento
La vicenda trae origine da una richiesta di risarcimento danni avanzata da una società assicuratrice contro un ente postale. La società aveva disposto un bonifico domiciliato a favore di un proprio cliente, ma la somma era stata riscossa da un terzo che aveva falsamente dichiarato di essere il beneficiario, esibendo un documento di identità contraffatto. La società assicuratrice, costretta a pagare nuovamente il legittimo beneficiario, chiedeva la condanna dell’ente postale per inadempimento contrattuale.
In primo grado, il Giudice di Pace aveva accolto la domanda, ma il Tribunale, in sede di appello, aveva ribaltato la decisione, ritenendo che l’ente avesse agito con la dovuta diligenza. La questione è giunta infine davanti ai giudici di legittimità.
La decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile per un vizio formale: la mancata produzione della copia autentica della sentenza impugnata completa della relata di notificazione telematica. Nonostante l’improcedibilità, la Corte ha analizzato i profili di merito, confermando l’orientamento del giudice d’appello.
Inquadramento giuridico del bonifico domiciliato
Il bonifico domiciliato è stato inquadrato come una delegatio solvendi (delegazione di pagamento) che si inserisce in un rapporto di mandato. A differenza dell’assegno bancario, che è un titolo di credito cartolare soggetto a norme specifiche (come l’art. 43 della Legge Assegni), il bonifico è regolato dalle norme generali sulla responsabilità contrattuale (artt. 1176 e 1218 c.c.).
La diligenza professionale richiesta
Secondo la Corte, l’ente pagatore è tenuto a una diligenza professionale qualificata. Tuttavia, tale diligenza non impone obblighi straordinari non previsti dalla legge o dal contratto. Nel caso di specie, l’operatore aveva:
1. Verificato la concordanza dei dati anagrafici con il documento esibito.
2. Controllato la password per l’incasso fornita dall’ordinante.
3. Annotato gli estremi del documento sulla quietanza.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul principio che l’identificazione delle persone fisiche avviene normalmente tramite il riscontro di un singolo documento di identità. Non esiste una norma che imponga all’ente di richiedere due documenti o di estrarre copia del documento esibito, a meno che non vi siano anomalie evidenti prima facie (a prima vista). La Corte ha inoltre chiarito che le raccomandazioni ABI, che suggeriscono l’uso di due documenti, non hanno valore precettivo di legge. Pertanto, se il documento appare autentico e il soggetto possiede i codici di sicurezza, l’ente ha assolto il proprio onere probatorio di corretta esecuzione del mandato.
Le conclusioni
Le conclusioni della sentenza stabiliscono che la responsabilità dell’ente non è oggettiva. Una volta dimostrato l’uso della diligenza del “buon banchiere”, il rischio della falsificazione documentale non può ricadere interamente sul mandatario. Per le aziende e i professionisti che utilizzano il bonifico domiciliato, ciò implica la necessità di gestire con estrema cautela la trasmissione delle password di incasso, poiché la loro corretta esibizione, unitamente a un documento apparentemente valido, libera l’ente pagatore da ogni responsabilità in caso di frode.
Cosa succede se un bonifico domiciliato viene pagato alla persona sbagliata?
L’ente pagatore è responsabile a meno che non provi di aver usato la diligenza professionale nell’identificare il soggetto tramite documenti apparentemente validi e codici di sicurezza.
L’ente è obbligato a chiedere due documenti di identità per il pagamento?
No, la Cassazione ha stabilito che l’identificazione tramite un singolo documento valido e privo di anomalie evidenti è di norma sufficiente per assolvere gli obblighi di diligenza.
È necessario che la banca conservi la copia del documento del beneficiario?
Non esiste un obbligo generale di legge che imponga la conservazione della copia del documento, essendo sufficiente l’annotazione degli estremi sulla quietanza di pagamento.