La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i principi fondamentali per la valutazione della circostanza attenuante della particolare ricettazione e tenuità del fatto. Il caso analizzato offre spunti cruciali per comprendere come il valore del bene ricettato e i precedenti penali dell’imputato influenzino la decisione del giudice, portando a escludere sconti di pena anche quando la difesa li ritenga applicabili.
I Fatti di Causa
Il procedimento nasce da una condanna per il reato di ricettazione, emessa dalla Corte d’Appello. All’imputato era contestato di aver ricevuto due titoli di credito (assegni) di provenienza illecita, essendo compendio di un furto, e di averli successivamente utilizzati per commettere una truffa. Dalla truffa era derivato un profitto illecito quantificato in 10.000,00 euro. L’imputato, non accettando la condanna, proponeva ricorso per Cassazione, lamentando diversi vizi nella sentenza di secondo grado.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
La difesa dell’imputato ha basato il ricorso su tre motivi principali:
- Errata valutazione della responsabilità: Si contestava la motivazione con cui i giudici avevano affermato la sua colpevolezza per ricettazione, sostenendo che le prove non dimostrassero la sua consapevolezza circa la provenienza illecita degli assegni.
- Mancata concessione dell’attenuante speciale: Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto, prevista specificamente per il reato di ricettazione dall’art. 648, comma quarto, c.p.
- Errata dosimetria della pena: Infine, si criticava la gestione delle aggravanti e delle attenuanti, in particolare la mancata disapplicazione della recidiva specifica e la quantificazione finale della pena, ritenuta eccessiva.
La Decisione della Corte sulla ricettazione e tenuità del fatto
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, respingendo punto per punto le argomentazioni della difesa. I giudici hanno fornito chiarimenti importanti sui criteri di valutazione che devono essere seguiti in casi simili.
Le Motivazioni
La Corte ha ritenuto il primo motivo di ricorso una semplice riproposizione di argomenti già esaminati e motivatamente respinti dalla Corte d’Appello, senza un reale confronto critico con la sentenza impugnata. Le prove acquisite, secondo i giudici di merito, dimostravano chiaramente sia il possesso dei titoli rubati sia la piena consapevolezza della loro origine illecita.
Di particolare interesse è la motivazione sul secondo punto, quello relativo alla ricettazione e tenuità del fatto. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello di escludere l’attenuante, basandosi su due elementi chiave:
- Il valore del bene: Un profitto di 10.000,00 euro non può in alcun modo essere considerato ‘esiguo’. La giurisprudenza costante, richiamata nell’ordinanza, stabilisce che se il valore economico del bene non è lieve, l’attenuante deve essere sempre esclusa. Solo se il valore è modesto, il giudice può procedere a valutare altri parametri, come quelli indicati dall’art. 133 c.p. (modalità della condotta, capacità a delinquere, ecc.).
- I precedenti penali: I precedenti specifici dell’imputato sono stati considerati un ulteriore fattore ostativo, indicativo di una maggiore capacità a delinquere.
Anche il terzo motivo è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte territoriale aveva correttamente valutato i precedenti penali per giustificare l’applicazione della recidiva, evidenziando la natura dei reati, la loro vicinanza temporale e la personalità dell’imputato. Per quanto riguarda la pena, è stato sottolineato che la componente detentiva era stata fissata al minimo legale (due anni di reclusione) e che il giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche era legalmente precluso dal dettato dell’art. 69, comma quarto, del codice penale.
Le Conclusioni
Questa ordinanza consolida un principio fondamentale in materia di ricettazione: l’attenuante della particolare tenuità del fatto non è un beneficio automatico, ma richiede una valutazione rigorosa da parte del giudice. Il valore economico del bene ricettato rappresenta un primo, insuperabile, sbarramento: se non è esiguo, non si può concedere l’attenuante. Inoltre, la personalità del reo, desumibile anche dai suoi precedenti penali, gioca un ruolo determinante. La decisione riafferma l’importanza di una valutazione complessiva della condotta, che bilanci la gravità oggettiva del fatto con la pericolosità soggettiva del suo autore.
Quando può essere esclusa l’attenuante della particolare tenuità del fatto nel reato di ricettazione?
L’attenuante può essere esclusa quando il valore economico del bene ricettato non è esiguo. In questo caso, il profitto illecito di 10.000 euro è stato ritenuto un valore tale da impedire il riconoscimento dell’attenuante, a prescindere da altre valutazioni.
I precedenti penali di un imputato influenzano la concessione dell’attenuante della tenuità del fatto?
Sì. Anche se il valore del bene fosse lieve, la sussistenza di precedenti penali specifici può essere valutata dal giudice come indice di una maggiore capacità a delinquere dell’agente, portando comunque all’esclusione dell’attenuante.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi proposti erano o una mera ripetizione di censure già respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, oppure manifestamente infondati, in quanto le decisioni della Corte d’Appello sulla valutazione dell’attenuante, della recidiva e della pena erano corrette e conformi ai principi di diritto.